Ci sono storie che ti lasciano dentro un profondo senso di sconforto e di amarezza. Sono storie di persone innocenti vittime di offese, violenze e abusi di ogni tipo. Storie di esseri umani che nulla avevano fatto di male e che non chiedevano altro che poter essere liberamente se stessə. Sono storie come quella di Zashy, una giovane donna trans uccisa poche settimane fa da criminali che la polizia tuttora non è riuscita a identificare.
La storia di Zashy
Zashy Zuley del Cid Velásquez era una ragazza trans di 27 anni, nata e cresciuta in un piccolo villaggio costiero di El Salvador, un paese nel cuore dell’America centrale. Ripudiata dalla famiglia di origine, che non ha mai accettato e condiviso le sue scelte, a partire dal 2014 Zashy aveva vagabondato in lungo e in largo per il paese alla ricerca di un posto sicuro in cui stabilirsi. Dopo svariate peregrinazioni, la giovane si era infine trasferita a San Miguel, una grande città a circa 140 chilometri dalla capitale San Salvador.
Inizialmente le cose per Zashy sembravano andare per il verso giusto: nella città di adozione la ragazza aveva infatti avviato un’attività in proprio, si era unita a una chiesa locale, aveva trovato una compagna, era diventata mamma di una bimba e aveva anche stretto amicizia con numerose persone della comunità LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex, asessuali) locale. Tra di loro c’è anche Venus Nolasco, attivista e direttrice del collettivo Pearls of the East (Perle dell’est). Ed è proprio Venus a prendere la parola per raccontare i patimenti e le difficoltà che Zashy ha sempre dovuto affrontare prima della sua drammatica scomparsa.
Tragedia annunciata
Stando alla testimonianza di Nolasco, la giovane donna viveva in un perpetuo stato di terrore e meditava da tempo di trasferirsi negli Stati Uniti. La principale fonte e causa delle sue preoccupazioni erano le pressoché continue minacce e aggressioni che Zashy subiva dai membri della Mara Salvatrucha (comunemente abbreviato in MS-13), una delle più note e feroci gang locali. Già nel 2015, spiega Nolasco, Zashy era rimasta vittima di un violento attacco da parte di alcuni appartenenti alla MS-13.
In seguito a quel tremendo episodio, a cui si era peraltro aggiunta una seconda aggressione, la giovane aveva lasciato San Miguel ed era tornata dalla sua famiglia di origine. Disgraziatamente per lei, le sue richieste di aiuto e di sostegno erano cadute nel vuoto: nessunə dellə suə familiari intendeva prestarle soccorso, e così la povera ragazza si era vista costretta a fare ritorno nella città da cui era precedentemente scappata. La stessa in cui, il 24 aprile scorso, Zashy ha perso la vita.
Una strage continua
Come si accennava, lə assassinə di Zashy non sono ancora statə identificatə. Tutto ciò che si sa riguardo all’omicidio è che la giovane vittima è stata raggiunta da alcuni colpi di pistola che l’hanno colpita alla schiena. Soccorsa da un passante che ha immediatamente allertato i soccorsi, Zashy è infine deceduta nella stanza di ospedale in cui era ricoverata. La sua tragica dipartita, spiega Venus Nolasco, non è altro che il risultato di un clima di violenza e di terrore che rende pressoché impossibile la vita delle persone trans salvadoregne. La sua stessa associazione, sottolinea Nolasco, è stata praticamente decimata dai continui attacchi delle gang locali, che non si sono fatte scrupolo ad ammazzare decine di persone del collettivo.
“Nessunə fa qualcosa per proteggerci” s’indigna giustamente la direttrice di Pearls of the East, che non ne può più di affrontare quasi da sola una situazione davvero troppo grande e complessa come quella che lei e le persone LGBTQIA+ salvadoregne sono costrette a vivere. Ed ecco che, nel silenzio della mia mente, una domanda risuona sinistramente spontanea: quantə altrə Zashy ci dovranno essere, quante altre vite dovranno essere così brutalmente spezzate prima che “dai piani alti” si decida di fare davvero qualcosa di concreto per fermare questo dannatissimo massacro?
Nicole Zaramella
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immagini: Il Grande Colibrì / elaborazione da Ahshea1 Media (CC0)
Nicole Zaramella: “Sono un ragazzo nerd, pansessuale, e non binary che per definirsi utilizza i pronomi maschili e femminili in alternanza. Ho origini etiopi per parte di padre e sardo-venete per parte di madre”.



