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Conosciuto da tempo nel mondo della pornografia, il termine “stealthing” (letteralmente, “di nascosto”) negli ultimi anni ha conquistato un posto anche nelle ricerche accademiche, nelle sentenze giuridiche e nei testi di legge. Con questa parola si indica la scelta di rimuovere il preservativo durante un rapporto sessuale all’insaputa dellə propriə partner sessuale, con cui si è iniziato un rapporto protetto. Si può anche indicare il fatto di danneggiare il preservativo prima o durante il rapporto in modo da provocarne la rottura nel corso della penetrazione. È una pratica che pone grandi problemi dal punto di vista sanitario, perché espone a infezioni sessualmente trasmissibili e a gravidanze indesiderate, ma anche legale e sanitario. Facciamo allora il punto.

Un po’ di storia

Non si sa precisamente quando questa pratica ha iniziato a essere definita “stealthing”, ma l’uso di questo termine nella comunità gay e bisessuale è attestato almeno dal 2014 e si è diffuso molto nella pornografia, con video online che simulano o che mostrano questa forma di violenza. I media mainstream hanno iniziato a usare il termine nel 2016, quando hanno riportato la vicenda di un giovane omosessuale scozzese. Il ragazzo aveva iniziato a ricevere messaggi pieni di insulti (“Ti ho sborrato in culo senza preservativo“, “Fai vomitare per quanto sei idiota“…) da un uomo con cui aveva avuto un rapporto protetto, che il giovane credeva fosse stato protetto fino alla fine. Poche settimane dopo il giovane era risultato positivo al test dell’HIV.

Il testo di riferimento per esaminare la pratica, però, è un articolo della giurista Alexandra Brodsky pubblicato nel 2017 sul Columbia Journal of Gender and Law. Brodsky ha definito in termini più precisi cosa sia lo stealthing e lo ha inquadrato come una forma di violazione dell’autodeterminazione che si avvicina allo stupro. La ricercatrice ha chiesto di vietare per legge questo comportamento e ancora recentemente ha dichiarato: “L’esperienza di scoprire che al tuo partner sessuale non interessa niente della tua autonomia, della tua dignità individuale, del tuo diritto di prendere decisioni su con chi fare sesso, quando e come, è una terribile violazione indipendentemente dal fatto che si verifichi una lesione fisica o una gravidanza“.

coppia eterosessuale nera pettoQuanto è diffuso?

Molto controverso è il tema della diffusione di questa pratica, dal momento che le ricerche danno risultati molto diversi. Secondo uno studio condotto in una clinica per la salute sessuale in Australia nel 2018, il 32% delle donne e il 19% degli uomini che avevano avuto rapporti sessuali con altri uomini avevano avuto subito stealthing. Una ricerca statunitense del 2019, in cui sono state intervistate donne con caratteristiche che ne aumentavano l’esposizione a rischi sessuali, ha rilevato che il 12% di loro aveva subito stealthing (mentre nessuna aveva rimosso il preservativo al partner senza il suo consenso). Se i campioni scelti non sono rappresentativi di tutta la popolazione, è anche vero che in molti casi si può subire stealthing senza rendersene conto.

È interessante comunque sottolineare come nello studio australiano “sia le donne che gli uomini che hanno avuto esperienza di stealthing hanno tre volte meno probabilità di considerarlo come una violenza sessuale rispetto a chi non ne ha avuto esperienza“. Nello stesso articolo di Brodsky, la ricercatrice scrive che “nessuna delle vittime intervistate ha identificato la propria esperienza come uno stupro“.

È una pratica legale?

A inizio ottobre lo stealthing ha conquistato le pagine dei giornali perché la California ha approvato una legge per vietarlo, senza tuttavia considerarlo una forma di violenza sessuale. “Molte persone mi hanno detto che non potevano credere che non fosse già illegale” ha dichiarato Cristina Garcia, promotrice della legge e parlamentare democratica molto controversa (è al centro di diverse accuse di molestie sessuali nei confronti di collaboratori e ha ammesso più volte l’uso di pesanti insulti omofobi e razzisti). La pratica è comunque già considerata un reato equiparato allo stupro, attraverso leggi o sentenze, in Canada, Regno Unito, Australia, Svizzera, Germania e Nuova Zelanda.

preservativi coloratiIn Italia la questione è controversa, come spiega un’analisi dello studio Cataldi. Secondo alcune interpretazioni, questo comportamento rientra nella descrizione del reato di violenza sessuale stabilito nell’articolo 609 bis del codice penale: “Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali“. Come ha scritto la Cassazione nella sentenza n. 5768 del 2014, “il consenso iniziale all’atto sessuale non è sufficiente quando quest’ultimo si trasformi, in itinere, in atto violento, consumando il rapporto con forme e modalità non volute dalla vittima“. E chiaramente il sesso non protetto senza consenso costituisce una forma e modalità di rapporto non voluta dalla vittima.

Tuttavia, secondo un altro orientamento, lo stealthing non può rientrare nella definizione attuale di violenza sessuale sia perché mancherebbero i requisiti di violenza e di minaccia (si tratterebbe di un comportamento “semplicemente” fraudolento) sia perché sarebbe difficile provare che “il passaggio dal sesso protetto, per cui vi era consenso, al sesso non protetto, per cui tale consenso non vi sarebbe stato“, sia avvenuto con il dissenso esplicito o anche solo implicito della vittima.

È giusto criminalizzarlo?

La criminalizzazione dello stealthing ha suscitato un vivace dibattito. Secondo la scrittrice libertaria Judith Levine, per esempio, il divieto legale “organizza le paure che il pubblico ha rispetto alla predazione sessuale, e che spesso sono fuori luogo e iperboliche, in una classificazione di mostri e codifica dei mezzi per domarli che spesso sono più delle soddisfazioni simboliche che degli strumenti efficaci“. In realtà, però, Levine non tiene conto del ricco filone di ricerca proprio sulle “leggi simboliche”, che non risolvono direttamente un problema (magari anche perché non è risolvibile), ma che possono comunque produrre un effetto culturale importante.

uomo disgustato preservativi profilatticiÈ questo l’aspetto a cui sembra puntare Brodsky: “Molte persone con cui ho parlato sono state profondamente ferite dall’esperienza [di aver subito lo stealthing; ndr], ma non sapevano se avevano ragione a sentirsi così, non sapevano se quello che loro percepivano come sbagliato fosse davvero sbagliato. Per quello che ho sperimentato io, dare un nome alle cose è importante anche per dare la consapevolezza alle vittime che hanno il diritto di non essere trattate in quel modo“.

E nella comunità gay?

Un altro punto di vista molto citato è quello della drag queen Miz Cracker, secondo cui nella comunità gay lo stealthing “è un atto ampiamente praticato che deriva dalle ansie più profonde della psiche gay ferita (piacere, malattia, machismo, masochismo, ricerca del brivido) e le porta a galla. Tutti gli uomini gay devono affrontarlo, passivi , versatili e attivi allo stesso modo“. Cracker fa l’esempio di due uomini che iniziano un rapporto protetto per mettersi la coscienza a posto, ma in realtà desiderano entrambi un rapporto bareback e  per questo sono solo contenti di poter usare la scusa dell’eccitazione del momento o dell’inconsapevolezza quando il preservativo viene sfilato da uno dei due.

Personalmente trovo il ragionamento di Cracker pericoloso. Non credo che esista una “eccezionalità gay” che giustifichi comportamenti che, in una relazione tra persone di genere diverso, sarebbero ingiustificabili. E se la scelta di togliere il preservativo è del tutto legittima, il ragionamento della drag queen mi sembra inaccettabile: un conto è se entrambi decidono di farlo (ma in quel caso lo stealthing non c’entra nulla), ben diverso è se uno lo fa senza dirlo, presumendo che sia il desiderio nascosto e mai espresso dell’altro. Nel primo caso è una scelta condivisa, nel secondo una scelta imposta, e quindi una violenza. Preferire non dire questa ovvietà dimostra solo la difficoltà della comunità gay e bisessuale ad affrontare gli abusi sessuali.

Pier Cesare Notaro
©2021 Il Grande Colibrì
immagini: Il Grande Colibrì / Il Grande Colibrì / elaborazioni da Bru-nO (CC0) / da cookie_studio (Freepik)

 

Pier Cesare Notaro: “Antifascista, attivista per i diritti delle persone LGBTQIA e delle persone migranti, dottore di ricerca in scienze politiche, mi sono interessato da subito ai temi dell’intersezionalità” > leggi tutti i suoi articoli

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