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Ogni mattina, quando mi svegliavo, la mia prima colazione era la tortura“. Sono passati ormai quattro anni ma ancora ricordo con precisione lo sguardo e la voce di D., origini africane e animo ferito dagli interminabili mesi trascorsi all’inferno in Libia. Che cosa avesse passato non lo rivelò mai apertamente, preferendo il silenzio e il non detto a ciò che altrimenti avrebbe fatto troppo male.

Brock Chrisholm

Il dottor Brock Chrisholm è uno psicologo clinico impegnato da anni nella difesa dei diritti umani e in particolare nel supporto e nella cura di traumi legati a violenze e crimini sessuali. Insieme ad altre tre colleghe, segue e coordina le attività di Trauma Treatment International (Trattamento del trauma internazionale), un’organizzazione che si occupa di offrire sostegno e aiuto alle persone vittime di stupro, tortura e tratta di esseri umani, oppure ridotte in condizioni di schiavitù. Il suo impegno e i suoi sforzi l’hanno portato inoltre a entrare a far parte di Survivors UK (Sopravvissuti Regno Unito), un’importantissima organizzazione senza scopo di lucro nata con l’obiettivo di offrire aiuto e sostegno a ragazzi e uomini vittime di violenze e abusi sessuali.

Grazie alla sua pluriennale esperienza, è stato spesso chiamato a testimoniare in numerosi casi di violazione dei diritti umani in tutto il mondo. A suo parere, la violenza sessuale nei confronti degli uomini sarebbe un elemento estremamente comune e ricorrente non solo in contesti segnati dal conflitto armato, ma anche in luoghi in cui – almeno teoricamente – il rispetto per la dignità umana dovrebbe sempre essere garantito. “Le violenze sessuali sugli uomini come arma di guerra avvengono con modalità diverse, che rientrano all’interno di un approccio che utilizza tecniche di umiliazione” ha spiegato il medico in un’intervista a Inside Over.

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Arma di guerra

Tra le offese subite, come ricorda un recente articolo su Conflict and Health, figurano la violenza fisica a opera di uno o più uomini, lo stupro perpetrato anche mediante l’uso di oggetti di vario tipo (come bastoni e bottiglie), la nudità e la sterilizzazione forzata, la castrazione, la mutilazione, l’obbligo di esporre i genitali al fuoco o ad altre sostanze pericolose e l’obbligo di assistere alle violenze perpetrate ai danni dei membri della propria famiglia.

Come sottolineato dal dottor Chrisholm, nella stragrande maggioranza dei casi i maschi vittime di violenze – soprattutto se di origine mediorientale o africana – non trovano il coraggio di parlare di questi atti orribili, ritenendoli un’offesa troppo grande per poter essere affrontata e arrivando molto spesso a porre fine alle loro vite con il suicidio.

bambini uomini stuprati siriaRompere lo stigma

Oltre agli uomini, c’è un altro gruppo di persone verso il quale si concentra troppo spesso un altissimo livello di umiliazioni e violenze: si tratta degli appartenenti alla comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali), vittime di aggressioni brutali e motivate dal preciso intento di punire ciò che per i loro carnefici è un’espressione di libertà assolutamente intollerabile. Le loro esistenze, già particolarmente difficoltose a causa dello stigma presente nelle comunità di origine, si fanno ancora più terribili e precarie in contesti di guerra e di conflitto armato.

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Come riconosciuto dalle stesse Nazioni Unite, queste persone corrono altissimi rischi di subire violenze proprio da coloro che avrebbero il dovere di soccorrerle e difenderle. Non è infatti un mistero che, purtroppo, i campi profughi sono luoghi niente affatto sicuri per gli appartenenti alla comunità LGBTQIA, che al loro interno diventano molto spesso oggetto di discriminazioni, abusi e violenze. Come se non bastasse, a oggi sono molto esigui gli studi su questo terribile fenomeno, che di conseguenza rimane quasi completamente ignorato e sommerso. Proprio come le storie e le vite delle persone vittime di violenza.

Secondo la giornalista e attivista per i diritti umani J. S. Von Dacre, l’unico modo per far cessare – o quantomeno per cercare di porre rimedio – alla spirale di abusi e violenze di cui sono vittime anche gli uomini e i membri della comunità LGBTQIA è quello di affrontare la questione a viso aperto. Solo trovando il coraggio di parlare e di ammettere l’esistenza di questi crimini terribili si potrà davvero fare qualcosa per aiutare le vittime e per evitare che altri, in futuro, debbano subire abusi che nessun essere umano al mondo dovrebbe mai essere costretto a sopportare.

Nicole Zaramella
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: Il Grande Colibrì / elaborazione da Myriam’s Fotos (CC0)

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