Nord Africa e Libano, ecco i video contro l’omofobia

la campagna africana OurColoursAreTheCrime
La campagna nordafricana #OurColoursAreTheCrime

I nostri colori sono il crimine (#التهمة_ألوان – #OurColoursAreTheCrime) è il tema della nostra campagna online regionale nordafricana in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia del 17 maggio 2017. A questa campagna per la prima volta partecipano sette gruppi provenienti da tutti e 7 i paesi della regione: Alouen (Algeria), Mawjoudin (Tunisia), l’Associazione di solidarietà Nouakchott (Mauritania), Arcobaleno Egitto (Egitto), Rainbow Sudan (Sudan), Quzah (Libia) e l’Unione Femminista Libera (Marocco).

Oggi ricordiamo tutte le forme di violenza e discriminazione che abbiamo affrontato nelle nostre vite e anche i successi che abbiamo ottenuto nel corso degli anni. Il tema della campagna internazionale di quest’anno è “L’amore fa una famiglia”, mentre la nostra lotta in Nord Africa è diversa. La nostra comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali) continua a essere soggetta a diverse forme di violenza: siamo privi dei diritti fondamentali e di cittadinanza, del senso di sicurezza, dell’uso di proprietà pubbliche… E non solo noi, ma anche chiunque sia diverso nella nostra società.

#التهمة_ألوان هذا اليوم نتذكر فيه كل أشكال العنف والتمييز التي نتعرض له وما قد حققناه على مر السنين. فالحملة العالمية هذه السنة تحت شعار "الحب يصنع العائلة"، في حين نضالنا في شمال أفريقيا مختلف. لا نزال نعترض نحن، مجتمع الم م م م، لأشكال الإضطهاد المختلفة. ويتم حرماننا من أبسط الحقوق، المواطنة … الأمان … الإنتفاع من الملكية العامة … ولا يطالنا ذلك فقط ، ولكن أيضاً أي شخص مختلف في مجتمعاتنا.Ce jour-là, nous nous souvenons de toutes les formes de violence et de discrimination que nous avons rencontrées dans nos vies et des réalisations que nous avons réalisées au cours des années. Le thème de la campagne internationale cette année est "L'amour fait une famille", alors que notre lutte en Afrique du Nord est différente. Nous, la communauté LGBTQI, continuons d'être soumis à différentes formes de violence. Nous sommes privés des droits les plus fondamentaux, de la citoyenneté … Sens de la sécurité … l'utilisation de la propriété publique … non seulement nous, mais toute personne qui est considérée comme différente dans notre société.On this day we remember all the forms of violence and discrimination that we faced in our lives and also achievements we have made over the years. The theme of the international campaign this year is "Love makes a family", while our struggle in North Africa is different. We, LGBTQI community, continue to are subject to different forms of violence. We are deprived of the most basic rights, citizenship … Sense of security … the use of public property … not only us, but any person who is viewed different in our society.#NosCouleursSontNotreCrime #OurColoursAreTheCrime #التهمة_ألوان #IDAHOT #IDAHOBIT #IDAHO

Pubblicato da ‎Quzah/قـــزح‎ su Mercoledì 17 maggio 2017

La strada dovrebbe essere uno spazio pubblico a disposizione di tutti i cittadini, ma non lo sembra per tutti: le strade rappresentano per gran parte della comunità LGBTQI un campo di battaglia, dove possiamo essere esposti a ogni forma di violenza, proprio perché stiamo per strada, solo perché dobbiamo andare a comprare il nostro cibo, essere cittadini efficienti nella società e andare a lavorare o studiare e partecipare alla crescita dei nostri rispettivi paesi.

La realtà è amara, poiché molti membri della nostra comunità LGBTQIA sono esposti alla violenza nelle strade e negli spazi pubblici solo perché siamo noi stessi, solo perché qualcuno ha sospetti sulla nostra sessualità o identità di genere. Non abbiamo nemmeno il permesso di esistere. Siamo esposti a tutte le forme di violenza, che vanno dal disprezzo dei passanti agli insulti, dalle violenze verbali al bullismo, dalle aggressioni fisiche alle molestie, fino persino alla violenza sessuale.

“Il mondo che sogno”: migranti e rifugiati contro l’omofobia

Siamo anche soggetti ad arresti da parte delle forze dell’ordine e in molti casi finiamo davanti a un giudice con un’accusa di omosessualità o di immoralità solo perché stavamo camminando per strada. Altre volte veniamo attirati per strada attraverso le app di incontro, poi siamo imprigionati e subiamo un outing contro le nostre volontà per soffrire ulteriormente la violenza dopo il nostro rilascio da parte delle nostre famiglie e di una società che ci vorrebbe sempre nascosti.

Vi invitiamo tutti a partecipare a questa campagna, pubblicando sui social network e sui blog le vostre storie di violenza negli spazi pubblici e per strada, con l’hashtag #OurColoursAreTheCrime. Lasciate che il mondo veda, senta e legga di queste violazioni dei diritti umani. 
Il nostro unico crimine è la diversità.

Libano: “La fobia è terrorismo”

Helem LGBTQI è ormai un’associazione storica e affermata nella lotta contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere in Libano e nel mondo arabo. Fondata nel 2004, opera sia fisicamente sul territorio libanese sia virtualmente nei paesi confinanti, aiutando molte persone LGBTQIA.

Per la Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia, Helem ha prodotto e pubblicato sul web un primo breve video con il titolo “La fobia è terrorismo, sii speciale e non discriminare”. Durante i suoi 40 secondi la voce narrante femminile in lingua araba lancia il seguente messaggio: “Io sono semplicemente come te, non rappresento una minaccia per la società. Però questa società accetta che io venga picchiata, venga umiliata, imprigionata, violentata e anche uccisa. Tu non farne parte perché l’inclusione e l’accettazione sono le basi su cui si costruiscono le società, perché l’odio porta al terrorismo. L’accettazione inizia da te. L’omofobia è terrorismo, sii speciale e non discriminare”.

E oggi la stessa Helem ha diffuso un documentario di 23 minuti sulla situazione delle persone LGBTQIA in Libano, che vede coinvolti psicologi, esperti in materia di salute e persone comuni che venivano intervistate per le vie di Beirut.

Amani e Lyas
©2017 Il Grande Colibrì

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