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L’Angola abbandona l’omofobia ereditata dal colonialismo europeo ed effettua una favolosa curva a U sulla strada dei diritti, trasformandosi da paese che criminalizza le persone omosessuali e bisessuali a stato che al contrario le protegge.

Con un voto parlamentare, l’Angola ha abbandonato il vecchio codice penale imposto dai colonizzatori portoghesi, in cui gli atti “contro natura erano puniti con il carcere, per adottare nuove norme in cui sono illegali non i rapporti tra persone dello stesso sesso, ma le discriminazioni contro le minoranze sessuali: rifiutarsi di assumere una persona a causa del suo orientamento sessuale, per esempio, costerà due anni di carcere.

Norme superate

Occorre precisare che non risulta nessuna condanna per omosessualità da quando il paese ha conquistato l’indipendenza nel 1975, ma le norme omofobe giustificavano e proteggevano di fatto le discriminazioni che le istituzioni e i privati cittadini attuavano contro le persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali), per esempio nelle scuole o nelle strutture sanitarie.

La decriminalizzazione dei rapporti omosessuali e la messa al bando dell’omofobia sono ancora più significative perché, diversamente che, per esempio, in India, non è il frutto di una decisione dei tribunali, ma una scelta politica esplicita contro il pregiudizio e l’eredità coloniale.

Pier Cesare Notaro
©2019 Il Grande Colibrì
foto: Il Grande Colibrì

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