Atleti professionisti nel porno gay: dov’è il problema?

Il neo in mezzo alla fronte è lo stesso, il buttero sotto l’occhio destro è identico. Matsuda Riku giura di non essere Takeyama Shotaro, ma le comparazioni fotografiche degli internauti giapponesi sono spietate e lo rendono poco credibile. Per tutti è proprio Matsuda, giovane e promettente calciatore professionista dell’FC Tokyo, ad avere girato nel dicembre 2012, con il nome d’arte di Takeyama, due film pornografici gay della KO Company. Nei video il ragazzo si limita a subire le attenzioni di un altro maschietto, che lo bacia, lo lecca, lo succhia, gli infila un sex toy nell’ano. Il calciatore continua a ribadire di non aver mai girato film a luci rosse, ma intanto si è scusato con la propria squadra per il clamore suscitato e spera che lo scandalo non gli rovini la carriera (aramajapan.com).

I consumatori di pornografia chiedono attori giovani, i ragazzi spesso hanno bisogno di soldi, e così le case di produzione porno di tutto il mondo sono abituate ad andare a caccia di liceali e universitari e a convincerli a girare scene erotiche con un po’ di denaro, con la promessa di non farli apparire sulle copertine dei DVD, con la rassicurazione che scene soft non metteranno in discussione la loro eterosessualità. I giovani attori accettano, considerandola una piccola parentesi sulla quale potranno subito mettere una pietra sopra, e poi a volte fanno carriera negli sport: in fondo, sono tutti giovani prestanti. Una volta raggiunto un minimo di notorietà, però, le immagini porno tornano dal passato e invadono il web.

Lo scandalo può distruggere la carriera di questi studenti, come successe anni fa negli Stati Uniti a Paul Donahoe e Kenny Jordan, due campioni nazionali di wrestling poco più che ventenni cacciati dal proprio team quando il sito scandalistico della loro università (thescarletproject.wordpress.com) mostrò le fotografie e i video realizzati da un sito porno gay in cui i due giovani si masturbavano sotto la doccia. Qualcuno notò, però, che molti altri giovani atleti avevano tenuto comportamenti gravi e anche violazioni della legge, dalle risse alla guida in stato di ebbrezza, senza incorrere in nessuna reazione moralizzatrice così pesante.

Un altro esempio? Il calciatore irlandese Cathal McCarron aveva accettato di masturbarsi davanti alle videocamere di un sito porno e anche lui è stato scoperto dagli internauti. Il ragazzo è stato subito investito da una valanga di insulti e di sfottò, tanto da essere costretto a cancellare il proprio profilo sui social network. Dopo qualche giorno si scoprì che il calciatore, padre di un bambino, aveva accettato la “proposta indecente” a seguito di gravi problemi personali e finanziari. Qualcuno si rese conto di avere esagerato e si scusò  ma ormai era troppo tardi: chi conosceva il ragazzo, disse che era finito in uno stato disperato (outsports.com).

E’ una decisione di cui sono assolutamente pentito. Se avessi saputo cosa sarebbe successo, non l’avrei sicuramente fatto. Ma avevo problemi economici e avevo bisogno di aiuto” ha dichiarato invece il campione statunitense di arti marziali miste Dakota Cochrane, quando sono spuntate fuori le scene di sesso anale e di orge gay che aveva girato nella precedente vita da pornostar, che gli aveva permesso di risolvere i suoi guai e di frequentare un’università che altrimenti non avrebbe mai potuto pagare. Dopo lo scandalo, la sua federazione non solo non l’ha cacciato, ma ha accettato il suo pentimento e anzi qualcuno lo ha eretto a modello: “Ha fatto un errore e l’ha riconosciuto. Ne ha pagato le conseguenze a suo tempo e continua a pagarle ogni giorno” (mmafighting.com).

Finalmente una storia finita bene? Un attimo, riavvolgiamo il nastro. Ci sono ragazzi che per risolvere problemi finanziari o per pagarsi gli studi accettano di girare video erotici. Ci sono case di produzione pornografiche che spesso sfruttano l’ingenuità e la disperazione di questi giovani. E ci sono squadre e federazioni sportive che sono pronte a cacciare atleti che non hanno fatto nulla di male, a parte qualche “porcheria” davanti ad una videocamera, mentre spesso fingono di non vedere comportamenti violenti e criminali. Tutto questo si risolve solo se sono i giovani atleti a caricarsi di tutte le colpe e a chiedere scusa. Sarebbe questo il lieto fine?

Sembra molto più lieta la storia di Colby Jansen, che porta avanti contemporaneamente due soddisfacenti carriere da rugbista professionista e da pornostar, senza nascondere niente a nessuno. Colby è un tipo alla mano (“Il modo migliore per fare amicizia con me è offrirmi una birra e succhiarmi il cazzo” riporta il sito Nightcharm), non si fa problemi e il rugby è uno sport che combatte da tempo e sul serio le discriminazioni e la sessuofobia. Per questo Colby divide serenamente il suo tempo tra i campi da rugby, la fidanzata transessuale e i set di film porno gay. Lui è contento così, perché rompergli le scatole?

In fondo perché un atleta deve essere giudicato per le sue prestazioni su YouPorn piuttosto che per quelle sul campo? E cosa rende moralmente inconcepibile che un bravo atleta abbia un passato, un presente o un futuro da pornostar? Il motto “mens sana in corpore sano” è oltraggiato dal doping o dal dominio del denaro nello sport, non da qualche eiaculazione disponibile per il download.

 

Pier
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