Una frattura cranica, una gamba rotta a forza di botte e numerose altre ferite sparse su tutto il corpo: sono queste le conseguenze del terribile pestaggio subito da Miraziz Bazarov, un giovane attivista uzbeko molto noto per il suo impegno in difesa dei diritti della comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex, asessuali). Attraverso i suoi canali di Tik Tok e Telegram, il giovane attivista aveva diffuso video e messaggi molto critici nei confronti del governo centrale e, in particolar modo, si era scagliato con forza contro la decisione di non decriminalizzare l’omosessualità, che in Uzbekistan è considerata un reato punibile con il carcere.
Proprio a causa di queste sue posizioni, nei giorni scorsi, Bazarov era stato vittima di una violenta campagna diffamatoria e di numerose minacce che lui stesso aveva provveduto a denunciare in un video postato sul suo account di Telegram giusto poche ore prima dell’aggressione: “Sono il bersaglio di attacchi [verbali; ndr] perché si suppone che faccia propaganda pro-LGBTQIA”. In realtà, sottolineava l’attivista nel suo video, il suo solo e unico obiettivo era quello di esprimere il suo dissenso in risposta ai continui e brutali attacchi che la comunità LGBTQIA uzbeka è purtroppo costretta a subire. Un gesto davvero ammirevole, che però gli è quasi costato la vita oltre che la riprovazione di chi, almeno sulla carta, avrebbe il compito di difenderlo e proteggerlo.
Victim blaming
Sembra incredibile anche solo a scriverlo, eppure i primi a colpevolizzare Miraziz sono stati proprio gli agenti di polizia incaricati di svolgere le indagini sul caso. A loro modo di vedere, infatti, Bazarov avrebbe agito in maniera dissennata, alzando il tiro con video e messaggi giudicati violenti e provocatori. Non che quello degli agenti sia un pensiero isolato, purtroppo: come loro, sono infatti in molti a ritenere che il giovane attivista se la sia in qualche modo andata a cercare.
Tra di essi c’è il giornalista Nikita Makarenko, che in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook ha definito Bazarov un “astuto provocatore”, augurandosi che il ragazzo venga presto messo in condizioni di non nuocere. Un vero e proprio caso di victim blaming (colpevolizzazione della vittima), che aggiunge ulteriore indignazione e disgusto a una vicenda già di per sé abominevole.
Solidarietà UK
Se le parole spese per attaccare Bazarov sono state tantissime, quelle di solidarietà si contano davvero sulle dita di una mano e sono venute soltanto da alcuni attivisti e diplomatici stranieri. “So che questo è un argomento delicato – ha scritto l’ambasciatore britannico Tim Torlot nel suo profilo Twitter – ma le società eterogenee sono le società più forti”. Nel suo messaggio social, Torlot si è inoltre detto estremamente dispiaciuto nel constatare quali livelli di ostilità siano stati raggiunti nei giorni scorsi nel paese centrasiatico: “Non ci sono scuse per la violenza contro blogger e giornalisti” ha sottolineato l’ambasciatore nel suo tweet, augurandosi che la libertà di stampa e di espressione vengano sempre preservati.
Nicole Zaramella
©2021 Il Grande Colibrì
immagine: elaborazione da travelsavvy (CC BY-NC-SA 2.0)
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