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Anche se non avete mai letto né i mitici libri-game degli anni ‘80 né le storie a bivi di Topolino, non fatevi spaventare: la lettura di questo racconto (totalmente ispirato a storie vere) è molto più semplice di quello che può sembrare a prima vista. Iniziate a leggere la storia e fate la vostra scelta: a quel punto basterà “saltare” fino alla parte indicata e continuare la lettura. Potete provare e riprovare fino a trovare il percorso che porta a un lieto fine – che, scusate lo spoiler, è uno solo.

Ti chiami Muzaffar e sei nato a Tashkent, la capitale dell’Uzbekistan, repubblica ex sovietica dell’Asia centrale. Hai 12 anni e da un po’ di tempo senti di avere qualcosa di diverso dai tuoi coetanei. Non ci vuoi pensare e ti dai anima e corpo alla musica e ai balli tradizionali. Ma questo non basta per allontanare il senso di distanza dagli altri. Anzi. Gli altri ragazzini iniziano a prenderti in giro, dicono che ti muovi “come una femmina” quando danzi, ti chiamano “frocio“, ridono di te alle tue spalle e anche in faccia.

Cosa fai?
Hai troppa paura e le offese fanno troppo male: abbandoni la danza. Vai alla parte 1
La danza è troppo importante per te: sei forte e decidi di continuare. Vai alla parte 2

Parte 1

La danza era tutto per te. Senza questo sfogo ti sembra di impazzire: è come se portassi un macigno sul collo, di cui non riesci a liberarti neppure un minuto. Ti sembra di non potercela fare, pensi più volte di farla finita: i tuoi 12 anni di sofferenza ti sembrano già troppi. Eppure stringi i denti e vai avanti. Stai attento a ogni minimo gesto che fai, al tono di voce di ogni tua singola parola. Ogni giornata dura un’eternità, ma gli anni scorrono lo stesso. Tu sei sempre più triste, sempre più cupo.

Un gelido pomeriggio d’inverno, nel mezzo di una passeggiata silenziosa, Amaliya, la tua migliore amica, si ferma di colpo. Ti volti verso di lei e la vedi con una faccia rigida, severa, che ti sorprende e preoccupa in una persona calma e dolce come lei. “Sei sempre così funereo, potresti anche dirmi cosa c’è che non va nella tua vita!” dice con una voce dura, quasi accusatoria.

Cosa fai?
È la tua migliore amica, senti che puoi fidarti: decidi di fare coming out. Vai alla parte 3
Amaliya ti vuole bene, ma non ti accetterebbe mai come gay: devi tacere. Vai alla parte 4

Parte 2

Sei convinto di aver fatto la scelta giusta: la danza per te è puro ossigeno, quando balli ti senti bene, libero, senti di essere te stesso. E il fatto che questi balli siano quelli delle antiche tradizioni del tuo paese ti riconcilia con le tue origini, ti rafforza nel sentimento di non essere sbagliato. Questa sensazione ti aiuta ad affrontare le frasi sempre più crudeli dei tuoi coetanei. Si rivolgono a te solo per insultarti, si avvicinano solo per farti scherzi e dispetti sempre più pesanti. Non chiedi aiuto agli adulti, perché ti sembra che anche loro ti guardino in un modo un po’ strano, tra la rassegnazione e il biasimo.

Poi un giorno arrivi alla lezione di balli tradizionali, ma il maestro ti lancia uno sguardo di fuoco e ti dice di andartene e non tornare mai più. Sei confuso, frastornato, non riesci neppure a formulare un pensiero mentre torni a casa come un automa. Arrivi davanti alla porta di casa, apri e trovi tuo padre seduto al tavolo con uno sguardo torvo. Appena ti vede, si alza, si avvicina e ti sferra uno schiaffo che ti butta a terra. Poi arriva un calcio sulla pancia, uno sulla testa. Il mondo si scolora. Perdi i sensi

Riparti dall’inizio e tenta un altro percorso.

Parte 3

Ecco… io…”. No, non riesci a dirglielo. Amaliya ti fissa muta, sembra quasi arrabbiata. Ti assalgono mille dubbi, ma non c’è la fai più a tenere il tuo segreto. A fatica, con un filo di voce, le confessi: “Io… A me piacciono… piacciono i ragazzi”. La sua faccia si distende di colpo e lei esclama: “Finalmente, ma quanto tempo volevi ancora aspettare prima di dirmelo?”. E ti abbraccia. Scoppiate a piangere praticamente nello stesso istante e tu non capisci se queste lacrime ti fanno stare meglio o peggio.

Quando finalmente vi riprendete, lei ti dice, con voce angosciata: “Muzaffar, non puoi rimanere qui in Uzbekistan, non potrai mai essere felice. Devi andartene“. Come puoi darle torto? Le dici che chiederai aiuto a un’ambasciata occidentale, perché ti concedano asilo politico. Amaliya scuote la testa: secondo lei ti illudi. “Chissà quando dovresti aspettare e probabilmente non ti prenderebbero mai. Con il passaporto uzbeko puoi andare in Russia, scappa lì” ti dice. Tu le ricordi che in Russia c’è Putin, c’è la legge sulla propaganda gay, ma lei insiste.

Cosa fai?
Andare in ambasciata è meglio, non vuoi passare dalla padella alla brace. Vai alla parte 5
Amaliya è la tua prima e unica alleata, devi fidarti di lei: parti per Mosca. Vai alla parte 6

Parte 4

Adesso non voglio proprio parlare – le dici – Devo andare a casa“. Amaliya ti lancia un lungo sguardo, triste e intenso: “Ci sentiamo presto, va bene?“. Annuisci e te ne vai, silenzioso. Non la chiamerai mai più, non risponderai né alle sue telefonate né ai suoi messaggi.

Dalle battutine che senti in giro, intuisci che in un parco appena fuori dalla città, di notte, si incontrano gli uomini. Una sera prendi coraggio e ci vai. Il posto, desolante di giorno, di sera fa paura e il cielo minaccia pioggia, ma decidi di fare un giro. Sembra tutto deserto e stai quasi per andartene, ma poi vedi un uomo alto, con il cappuccio del giaccone calato in testa. Ti fissa un attimo e si intrufola tra le piante. Il cuore ti sta esplodendo, il cervello ti implora di scappare, ma una nuova forza ti governa e ti fa seguire lo sconosciuto.

L’uomo si è fermato in una piccola radura. Ti avvicini. È molto buio e ti accorgi solo all’ultimo istante della sua mano che si avvicina al tuo volto. Ti accarezza la guancia con il dorso della mano, poi ti prende la nuca e ti trascina verso di sé. Le labbra si sfiorano, si incontrano, si esplorano. E il bacio diventa vorace. Le sue dita libere prendono la tua mano e la portano verso l’interno delle sue gambe. Sarà tutto molto veloce, ma ti sembra di aver finalmente scoperto la felicità.

Il giorno dopo non riesci a pensare ad altro. L’erezione è continua, fa persino male. E quella sera stessa torni al parco. La fortuna è dalla tua parte: è una bella notte serena, la luce risplende al suo massimo. E dopo pochi minuti spunta da dietro un albero un angelo: è un ragazzo sulla trentina, non molto alto, muscoloso, con un viso bello come il sole, che riflette la luce della luna. Ti sorride e ti fa segno di seguirlo nella boscaglia. Dopo pochi passi, ti dice di inginocchiarti davanti a lui. Lo fai, in adorazione, e con il naso inizi a strofinarti sulla sua patta. In quel momento senti un rumore alle tue spalle e il tuo angelo scoppia a ridere.

Sono arrivati in 5 o 6, con spranghe di ferro e rami spezzati. Qualcuno fa luce con la torcia dei telefonini – “ne hai trovato uno anche stasera, eh?“. Qualcuno ti ordina di spogliarti – “nudo, anche le calze, anche le mutande“. Qualcuno ti passa una bottiglia di vetro – “facci vedere quanto ti piace nel culo“. Qualcuno filma con il cellulare – “non piangere, che ci rovini il film“. Quando se ne vanno ti sorprendi ti essere ancora vivo, ma non sai se gioirne o no. E poi arriva all’improvviso la rabbia, un onda alimentata da anni di tormenti che finalmente ha trovato un bersaglio: i tuoi aggressori.

Cosa fai?
Corri subito dalla polizia per denunciare il gruppo che ti ha assalito. Vai alla parte 7
Preferisci seppellire il segreto nel tuo cuore e non parlarne a nessuno. Vai alla parte 8

Parte 5
Alla prima ambasciata a cui chiedi di parlare con qualcuno ti ridono in faccia. Alla seconda si appuntano il tuo numero di telefono e ti dicono che ti richiameranno: non lo faranno mai. Anche alla terza ti dicono che richiameranno. E questa volta lo fanno davvero, dopo un paio di mesi. Ti fai accompagnare da Amaliya, perché ti dia un po’ di coraggio. Parlate con un funzionario che sembra davvero dispiaciuto per la tua situazione, ti spiega che anche sua nipote, nella lontana Europa, è omosessuale. “Però non posso fare proprio nulla per te, le porte dell’Europa sono chiuse ormai”. Uscite dall’ambasciata in silenzio. Amaliya ti chiede: “E ora cosa vuoi fare?”. Vai alla parte 4
Parte 6

Mosca è una città magnifica, la sua bellezza ti toglie il fiato. Ogni giorno passi ore e ore a vagabondare per la città e così riesci a dimenticare i tuoi problemi. Sai che qui non sei al sicuro, eppure non ti sei mai sentito così leggero e libero prima d’ora. Sfidi la sorte e cerchi un gruppo LGBT su Facebook. Ne trovi uno, scrivi per chiedere aiuto. Ti danno appuntamento in un bar, in un quartiere che non conosci. Sei titubante, ma insomma… o la va o la spacca. Arrivi nel locale con un po’ di fatica e quando entri ti accorgi con sorpresa che il gruppo ha mandato una ragazza: si chiama Julia, è bisessuale, fa l’avvocata.

Nelle settimane seguenti la incontri ancora molte volte ed è lei a trovare un escamotage per farti andare a Toronto, in Canada. Lì dovrai contattare Rami, un attivista canadese, che ti aiuterà a presentare domanda di asilo politico. Non ci sarà niente di facile, dovrai cavartela da solo in un paese nuovo, forse finirai a mendicare per strada, ti avverte Julia, ma almeno sarà la strada di un paese libero. Mentre sali la scaletta dell’aereo per il Canada, sei pienamente consapevole di tutti i problemi che si profilano all’orizzonte, ma anche del fatto che non ci poteva essere un finale più lieto. FINE

Parte 7

E cosa ci facevi nel parco?“, “Ti è piaciuto?“, “Mentre ti infilavano la bottiglia avevi un’erezione?“, “Li hai provocati?“, “Ti piacevano fisicamente?“, “Perché non ti sei ribellato?“, “Ti eri già messo qualcosa nel culo?“. Queste domande ti piombano addosso come schiaffi, ripetute più e più volte insieme alla più ossessiva di tutte: “Sei omosessuale?“, che nel giro di poco tempo diventa “Sei frocio?“. Lo scherno e il disprezzo da parte degli agenti di polizia si fanno sempre più evidenti, sfacciati. “Volevi una bottiglia più grossa?“, “Quindi li vuoi denunciare perché ti hanno illuso e poi non te l’hanno messo in bocca?“…

Non vale niente aver visto bene in faccia i tuoi aggressori, avere impresso perfettamente i loro volti nella tua memoria, come dimostrano i disegni degli identikit, precisi come fotografie, che gli agenti ti sventolano sotto il naso, chiedendoti quale dei ragazzi vorresti come fidanzato. La rabbia ti ha accecato e ti ha fatto dimenticare che in Uzbekistan l’omosessualità è un reato. Eppure ricordi ancora bene i titoli di giornale di appena un mese fa, quando la polizia ha fatto irruzione in un bar e ha arrestato dieci presunti gay. E ora le forze dell’ordine non faranno nulla contro chi ti ha aggredito, è evidente: quello che finirà davanti al giudice e che rischia tre anni di galera sei tu.

Riparti dall’inizio e tenta un altro percorso.

Parte 8

Il dolore all’ano passa con il tempo, ma la tua angoscia no. Tutte le notti fai lo stesso incubo. Nei sogni ti ritrovi sempre nello stesso parco, sempre con la stessa maledetta bottiglia, mentre cambiano le persone intorno che sghignazzano e filmano: qualche sconosciuto, a volte vicini di casa e compagni di scuola, sempre più spesso tua nonna e tuo padre e tua madre. Ogni notte ti risvegli balzando seduto con la bocca spalancata, in un grido terribile e silenzioso.

A un certo punto non c’è la fai più. Prendi il cellulare e giri un video. Racconti la tua storia senza reticenze, confessi di essere omosessuale e chiedi rispetto. Non è possibile che in America due ragazzi possono amarsi alla luce del sole, sposarsi e adottare dei bambini, e qui in Uzbekistan invece bisogna vivere nascosti, uccidendosi pian piano! Riguardi il video e ne sei orgoglioso: ti sembra davvero molto efficace, parla dritto al cuore.

Cosa fai?
Cancelli subito il video, per paura che qualcuno possa vederlo. Vai alla parte 9
Posti tutto su Instagram: ci vuole coraggio per cambiare le cose. Vai alla parte 10

Parte 9

Gli incubi continuano, mentre la nostalgia delle labbra dello sconosciuto del parco ti stringe alla gola, ti toglie il respiro. Tornare al parco non è di sicuro un’opzione, così decidi di provare un’altra strada. Scarichi una app per incontri gay, inizi a chattare con qualcuno. Ma come fare a fidarsi? Sono solo profili, dietro ai quali potrebbe nascondersi chiunque. Finalmente trovi un uomo che percepisci come affidabile, che capisce davvero le tue ritrosie. Non cerca di forzarti. E così gli proponi di vedervi, anche se per sicurezza vuoi che l’incontro sia a casa tua.

Due giorni dopo, suona il campanello. Apri: ci sono tre poliziotti, pistola in mano. Entrano senza chiedere permesso, ti dicono di metterti seduto. Poi uno di loro ti spiega la situazione senza girarci intorno: “Signor frocio, l’uomo con cui chattavi non esiste, eravamo noi a scriverti. Ora però abbiamo le prove della tua perversione. Ti aspettano tre anni di prigione, e ti assicuro che saranno tre anni di inferno: quelli come te non li amano molto neppure in galera. Ma siamo generosi, potremmo anche farti un favore…“. Il favore è chiudere un occhio questa volta, ma è un favore costoso: ti chiedono più soldi di quelli che hai. Abbassi la testa: non hai vie d’uscita.

Riparti dall’inizio e tenta un altro percorso.

Parte 10

Fatichi a credere ai tuoi occhi: il video è online. Ora ti aspetti un fiume di telefonate: gli amici che ti insultano, tuo padre che ti disereda, tua madre che ti maledice. E invece nulla. Silenzio per tutto il giorno. Arriva la notte e per la prima volta da tanto tempo dormi senza fare sogni. Non esci, perché ti sembra di essere entrato in una dimensione parallela. E il mondo non entra a casa tua: nessuna chiamata, nessun messaggio. Passi due, tre giorni chiuso in casa, in attesa di un cataclisma che non arriva. Sei incredulo: hai fatto coming out davanti al mondo e il mondo non fa nulla. Il diavolo non è così brutto come lo dipingono, in fondo.

E così decidi di uscire, finalmente. È sera, fa freddo, vai in un bar. Non conosci nessuno, nessuno sembra riconoscerti. Hai fatto coming out davanti al mondo e il mondo non si è accorto di nulla. Ti eri fatto tanti di quei film, e invece si è risolto tutto in una bolla d’aria. Sorridi a ripensare alle tue aspettative melodrammatiche. Poi entrano due uomini, si presentano a tutti come agenti della polizia morale, ti trascinano via. Tra non molto ritroveranno il tuo cadavere, decapitato, in una stanza d’albergo. E daranno la colpa al fidanzato che non hai mai avuto.

Riparti dall’inizio e tenta un altro percorso.

Fonti
Tutte le parti sono ispirate a fatti di cronaca reali e a testimonianze. L’antefatto e le parti 1, 3 e 6 sono ispirate alla storia di Anvar Latipov; la parte 4 a video pubblicati online da gruppi di “giustizieri” anti-gay, di cui non forniamo il link per rispetto alle vittime (perfettamente visibili); le parti 7 e 9 a diverse testimonianze e a un raid avvenuto lo scorso settembre; la parte 10 alla vicenda di Shokir Shavkatov.

Pier Cesare Notaro
©2019 Il Grande Colibrì
foto: elaborazione da Jacopo Romei (CC BY-SA 2.0)

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