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Il video di due turiste occidentali che fanno il bagno al largo delle coste dell’Arabia Saudita è diventato subito virale: per molti era il simbolo di un regime che si starebbe finalmente aprendo al mondo e che, soprattutto, starebbe allentando la propria oppressione sulle donne. Quale migliore pubblicità per accompagnare l’annuncio dell’introduzione, per la prima volta nella storia del paese, dei primi visti turistici? Quale miglior modo per cercare di lanciare un settore da cui ci si aspettano decine e decine di milioni di euro di guadagni all’anno?

Per non parlare poi dell’opportunità di far dimenticare l’omicidio nell’ambasciata saudita di Istanbul del giornalista Jamal Khashoggi, che almeno ha avuto la “fortuna” di lavorare per la stampa statunitense (se così non fosse stato, la sua morte sarebbe passata nell’indifferenza generale, come avviene per le uccisioni e le altre gravissime violazioni di diritti umani che sono questione quotidiana in Arabia Saudita).

La repressione nascosta

Come al solito, però, il regno governato de facto dal principe ereditario Mohammad bin Salman sta migliorando solo agli occhi di chi non vuol vedere. Il principe fa la pace con il premier israeliano Benjamin Netanyahu? Certo, ma intanto massacra la popolazione dello Yemen, provocando la più grande e la più ignorata catastrofe umanitaria dei nostri tempi. Bin Salman fa delle aperture sui diritti delle donne, che finalmente potranno guidare e andare al cinema? Sì, ma nel frattempo getta in galera e tortura le attiviste femministe.

mano henne donna araba

Anche se il regime finge di riformare la società saudita, continua a esigere un controllo totale sulle donneha denunciato Hana Al-Khamri – Vuole dare ‘diritti’ alle donne solo quando si adattano ai suoi obiettivi, ma non tollera le donne coraggiose, libere e intellettualmente integre che desiderano un cambiamento reale e l’uguaglianza di genere. Questo è il motivo per cui continuano a zittire, molestare e imprigionare le attiviste per i diritti delle donne“.

Allo stesso modo apre al turismo, ma, con la scusa di rendere più chiari gli usi e i costumi del paese, introduce nuove leggi sul pubblico decoro. Alcune norme colpiscono comportamenti sicuramente biasimevoli (dal gettare la spazzatura per strada al saltare la fila davanti a uno sportello, dallo sputare in giro al fare fotografie alle persone senza chiedere il loro permesso), altre invece segnano un giro di vite moralistico. E fanno già le prime vittime.

Una web star coraggiosa

Suhail Al-Jameel, un saudita di 23 anni, è diventato una piccola e coraggiosa star dei social network. Su Instagram, Twitter e Snapchat il ragazzo parla apertamente della propria omosessualità (in un paese dove è punita con la morte!) mentre offre consigli su abbigliamento e make-up o mostra qualche passo di danza. Il 6 ottobre ha pubblicato una foto che lo ritrae in spiaggia con indosso pantaloncini leopardati. Un’immagine solo un po’ provocatoria che, però, gli è costata una denuncia: le nuove leggi, infatti, proibiscono l’uso di pantaloni corti e l’esposizione dell’ombelico. Non è chiaro quale condanna rischia, ma qualcuno sul web ipotizza addirittura tre anni di carcere – e per fortuna non sembra che gli si chieda conto del suo orientamento sessuale!

Suhail ha commentato la sua vicenda con parole molto chiare: “Nel 2019 le persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) non sono le benvenute in Arabia Saudita: bisogna vivere nascosti, non si può vivere in pace. Volete il turismo, ma non ci darete le libertà”. Come succede molto più spesso di quanto possano ammettere i fanatici della serietà e del “giacca e cravatta”, è un ragazzino apparentemente frivolo a mostrare con grande coraggio quanto l’imperatore sia nudo. Anzi, quanto sia fin troppo coperto con i vecchi vestiti fatti di moralismo e ipocrisia.

Pier Cesare Notaro
©2019 Il Grande Colibrì
foto: Il Grande Colibrì / da needpix (CC0)

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