Arabi su Grindr: le app gay dove l’omosessualità è reato

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Scruff, Hornet e Grindr, le principali app gay di dating

“Quando sono andato a Dubai c’erano un sacco di uomini collegati. Lo stesso in Libano. Ma qui in Arabia Saudita non c’è quasi nessuno”. Come fai a collegarti a Grindr? “In teoria qui è bloccato, ma ci sono tanti trucchi per evitare il blocco: trovi le istruzioni su internet, è facile”. Hai una tua foto sul profilo? “Sì”. E cosa mostri? “La faccia”. Non è pericoloso? “Prima avevo la foto del petto, ma non mi scriveva nessuno”. E non hai paura? “No”. Erwin, filippino emigrato in Arabia Saudita per lavoro, esita, poi qualcosa dentro di lui crolla: “Non è vero, sono terrorizzato. Ho così paura che alla fine non ho mai incontrato nessuno, non ho mai detto il mio vero nome, non ho mai dato il mio numero di telefono: non so chi c’è dall’altro lato, potrebbe essere un poliziotto o un ricattatore. Ma sono sei mesi che non faccio sesso, mi sento impazzire, ho bisogno di parlare di sesso e di sentirmi desiderato”.

Le scarichi in un attimo, non spendi niente e le puoi usare senza difficoltà: è facile capire perché le app per trovare i gay, i bisessuali e gli etero-curiosi più vicini a sé (Grindr, ma anche Scruff, Growlr, Bender e altre ancora) abbiano un fascino quasi irresistibile e siano utilizzate da sempre più milioni di uomini in tutto il mondo. Il problema è che, nei paesi in cui l’omosessualità è considerata un crimine, tra i tanti maschi davvero a caccia di sesso, amicizia e amore si nascondono anche ricattatori e sbirri. E anche se recentemente ha fatto scalpore la notizia che la polizia egiziana usa Grindr per localizzare e arrestare i gay [France 24], “non c’è proprio niente di nuovo”, nota Gamal, che vive al Cairo: “La polizia di Mubarak si infiltrava nei forum e nelle chat, quella di Sissi su Facebook e nelle app”.

Per scovare la posizione di una persona connessa su Grindr non ci vuole molto: è sufficiente caricare l’app su tre smartphone lontani tra loro, controllare la distanza segnalata dall’app e fare pochissimi calcoli per scoprire con una precisione sorprendente dove si trovi quella persona. Per chi perseguita i gay è una manna. Gli attivisti LGBT dei paesi più a rischio, senza mai demonizzare il social network, hanno lanciato più volte l’allarme e hanno chiesto a Grindr di avvertire i propri utenti dei potenziali pericoli. E Grindr lo ha fatto, anche se ha aspettato che scoppiasse lo scandalo degli arresti: ha inviato un avvertimento agli iscritti in Egitto [BuzzFeed] e ha disabilitato l’indicazione delle distanze in alcuni paesi (tra cui Arabia Saudita, Russia, Nigeria e Zimbabwe).

Nei paesi a rischio “la tua posizione non potrà più essere determinata attraverso la trilaterazione o qualsiasi altro metodo: in questo modo la tua posizione rimarrà privata e sicura”, ha rassicurato Grindr. Già, peccato che, come ha fatto notare Synack, “anche se la app Grindr permette all’utente di disabilitare la condivisione della propria posizione, questa impostazione è stata rispettata solo nell’interfaccia dell’utente. La posizione dell’utente continuava a essere trasmessa al server di Grindr e ad essere recuperabile da chiunque”. In parole povere? Per colpa di una falla nel sistema, è possibile creare delle mappe in cui viene indicata in un colpo solo la posizione di tutte le persone connesse all’app, con una approssimazione di poche decine di metri [America Blog].

Grindr, insomma, sembra proteggere i dati dei propri utenti in modo ben poco adeguato, sottovalutare le falle del proprio sistema e informare male i propri utenti. “Non ho nulla contro questa app in sé – spiega Gamal – ma dovrebbe essere più trasparente e rendere chiari i rischi a cui espone le persone, che poi saranno libere di scegliere se usarla o no”. D’altra parte, il problema del controllo delle comunicazioni tramite smartphone da parte della polizia omofoba non si limita a Grindr: grazie a tecnologie messe a disposizione da aziende e governi occidentali con la scusa di colpire il terrorismo, molte dittature controllano i messaggi privati scambiati tramite app come Whatsapp, Viber, Messanger e altre per perseguitare tanto gli omosessuali quanto gli oppositori politici.

Anche l’uso di Internet da casa propria continua ad essere rischioso. Recentemente in Iran un’operazione degli specialisti cibernetici della polizia ha portato all’arresto di un uomo che avrebbe postato il proprio numero di telefono su Facebook “al fine di fissare appuntamenti tramite il web e di soddisfare la propria lussuria” con altri maschi: il ragazzo, che avrebbe confessato di “soffrire di problemi sessuali e mentali che lo hanno fatto diventare omosessuale” (sic!), ora rischia una severa condanna [Fars].

Gli omosessuali nei paesi a rischio devono abbandonare le app e il web? “No, sarebbe irrealistico” risponde Gamal, che però fornisce alcuni consigli: “Se abitate o se viaggiate in stati come l’Egitto o l’Arabia Saudita non pubblicate fotografie del vostro volto e non fornite mai le vostre generalità. Evitate di fare proposte sessuali esplicite e rimanete sempre sul vago. Per quanto possibile, cercate di capire se la persona con cui state parlando sia reale e affidabile”. Più facile a dirsi che a farsi, come riconosce lo stesso Gamal.

Farooq, in Pakistan, ha un altro punto di vista: “Qui Grindr lo hanno in pochi, ma tanti gay usano Manjam. Io però non capisco perché usare delle app esplicitamente gay: è pericoloso. Io e i miei amici preferiamo Badoo, è più neutra. Scriviamo che cerchiamo amicizie con altri ragazzi e aggiungiamo qualche elemento che permetta di capire il nostro orientamento (un capo di abbigliamento, la passione per una cantante…) senza mai dichiararlo. Non abbiamo mai avuto problemi di nessun tipo e riusciamo a organizzare molti incontri”. E speriamo che vada sempre così bene…

 

Pier
©2014 Il Grande Colibrì
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