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L’amore tra Riad e Tel Aviv si scalda ogni giorno di più, come se fossero due innamorati che avevano scoperto di amarsi da molto tempo, ma non avevano potuto ancora incontrarsi e quindi cercano di recuperare il tempo perduto” scriveva qualche mese fa il poeta siriano Basheer Al-Baker. Ma Israele è in luna di miele non solo con l’Arabia Saudita, ma con tutte le dittature del Golfo: da una parte e dall’altra, gli antichi odi continuano a essere sbandierati dalla retorica ufficiale, ma sono facilmente dimenticati grazie alle prospettive di guadagno e, in molti casi, grazie anche alla comune inimicizia nei confronti dell’Iran.

Se il sodalizio tra il premier di estrema destra israeliano Benjamin Netanyahu e il principe saudita Mohammad bin Salman è sempre più robusto e palese, Tel Aviv rafforza i legami anche con il Qatar, nemico giurato dei sauditi. Succede così, solo per fare un esempio, che l’emittente qatariota Al Jazeera produca un documentario “esplosivo” sulle lobby israeliane negli Stati Uniti, ma poi decida di auto-censurarsi per non mettere in imbarazzo il sempre più presunto avversario Netanyahu.

Chi paga la luna di miele

Che i rapporti tra alcuni stati migliorino è certamente una buona notizia, almeno fino a quando non ci si rende conto di chi ne fa le spese. Da una parte, i regimi arabi hanno smesso di fare dichiarazioni per far finta di interessarsi al popolo palestinese (contribuendo a diminuire il tasso di ipocrisia globale). Dall’altra le aziende israeliane sono libere (o incentivate?) a fare profitti aiutando i dittatori del Golfo nel rafforzare le proprie dittature.

A fine agosto, il New York Times ha denunciato che l’azienda israeliana NSO forniva un software spia, Pegasus, agli Emirati Arabi Uniti, uno stato che ufficialmente neppure riconosce Israele. Pegasus è usato non solo per tenere sotto controllo governi rivali e alleati, ma anche e soprattutto per reprimere oppositori interni, giornalisti e attivisti per i diritti umani. E, come notavano i giornalisti David D. Kirkpatrick e Azam Ahmed nel loro articolo, “sapendo che Israele considera il software spia come un’arma, NSO e le sue filiali non possono averlo venduto agli Emirati senza l’accordo del ministero della difesa israeliano“.

Le accuse di Haaretz

Ora è un giornale di Tel Aviv, Haaretz, a lanciare accuse ancora più pesanti. In una lunga inchiesta condotta in 15 paesi e sostenuta da un centinaio di testimonianze, soprattutto di impiegati o ex impiegati di aziende israeliane, Hagar Shezaf e Jonathan Jacobson hanno mostrato come Circles Technologies, Elbit, Nice, NSO e Verint vendano sofisticatissimi sistemi di spionaggio e controllo non solo agli Emirati, ma anche a numerose altre dittature spietate come l’Angola, il Bahrain, il Sudan del Sud o l’Uganda.

E le autorità di controllo, che dovrebbero vegliare affinché non vi siano esportazioni per fini illegali, chiudono gli occhi anche di fronte a violazioni manifeste dei diritti fondamentali.

Caccia agli omosessuali

In Indonesia, per esempio, i prodotti della Verint Systems sono stati usati per costruire false accuse di blasfemia utili a far condannare un non musulmano a 5 anni di carcere, mentre in un altro caso l’azienda di Herzliya ha contribuito a creare un database degli attivisti LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali), che sono stati messi sotto sorveglianza. La recente ondata di omofobia nel paese asiatico mostra quanto tutto questo sia pericoloso.

Un impiegato della Verint ha raccontato di aver spiegato in Azerbaijan, stato classificato dall’International Lesbian and Gay Association (ILGA) come il peggiore in Europa per le persone LGBTQIA, come scoprire l’orientamento sessuale delle persone sui social network. Chissà, forse pensava che chi poneva la domanda volesse condurre uno studio sociologico o avesse problemi con Tinder… Tempo dopo l’impiegato si è reso conto che – ohibò – il governo azero perseguita le minoranze sessuali, come dimostrano per esempio le più di cento persone arrestate e torturate nel 2017, e ha deciso di abbandonare l’azienda.

Politiche irresponsabili

Il ministero della difesa israeliano ha replicato all’inchiesta affermando che l’Agenzia di controllo delle esportazioni della difesa opera in accordo con le convenzioni internazionali e con le leggi israeliane per salvaguardare gli interessi strategici dello stato, prendendo in considerazione anche i diritti umani. Viene però da pensare, considerando cosa viene venduto, a chi e per quali scopi, che gli interessi strategici del governo di Tel Aviv siano assai in contrasto con la protezione dei diritti.

Le rivelazioni di Haaretz arrivano mesi dopo che un altro scandalo aveva colpito un’azienda tecnologica occidentale al servizio dei regimi omotransfobici del mondo intero: a maggio di quest’anno si è scoperto che la canadese Netsweeper vende alle dittature sistemi di censura automatica per impedire l’accesso a informazioni utili alle minoranze sessuali, ma anche religiose e politiche. E che dire se persino Grindr adotta politiche totalmente irresponsabili che aiutano la persecuzione delle persone LGBTQIA?

Pier Cesare Notaro
©2018 Il Grande Colibrì
foto: elaborazione da geralt (CC0)

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