Attivisti russi senza paura: l’omofobia non vincerà

Assalto a un manifestante LGBT a San Pietroburgo

I controlli clinici sono finiti, ora inizia una dura serie di complicati interventi chirurgici. Il proiettile è ancora nel suo cranio e forse non potrà mai essere estratto: l’odio omofobico ha scritto nella sua memoria un messaggio con lettere di piombo. Eppure Dmitrij Chizhevskij, l’attivista a cui hanno sparato in testa [Il Grande Colibrì] nell’attacco all’associazione gay per la lotta all’HIV LaSky di San Pietroburgo, in Russia, scrive su VK (il “Facebook russo”) parole piene di coraggio, di determinazione, persino di distaccata ironia. E, a volte, parole più dure del piombo, indirizzate a politici omofobi che non ha paura di chiamare per nome: “Siete responsabili non solo del mio trauma, ma anche delle vite distrutte di ragazzi ai quali tocca una condanna alla reclusione e ad una vita storpiata. Mi vendicherò di ciascuno di voi, con ogni mezzo legale: la verità è dalla mia parte, dovrete rispondere di ogni cosa”.

Sono solo parole o è coraggio vero? Dmitrij, una settimana prima di ricevere il proiettile in testa, era stato malmenato da uno sconosciuto per la sola “colpa” di indossare un nastro arcobaleno, dimenticato dopo una manifestazione contro le leggi anti-omosessuali. Eppure non aveva rinunciato alle sue battaglie. Anche Anna Pruckova, la seconda vittima dell’attacco (lei ha ricevuto “solamente” qualche botta), era stata picchiata sei mesi fa, dopo una manifestazione per i diritti delle persone LGBT. Eppure anche lei non si è lasciata intimidire. Anzi, ora scrive su vk.com: “Non voglio mentire dicendo che va tutto bene, ma la vita continua: cerchiamo di renderla un po’ più sopportabile, non perché siamo eroi, ma perché siamo gente viva”. Piangersi addosso? Anna preferisce leggere poesie o frequentare qualche ragazza.

È proprio Anna a descrivere nei dettagli l’attacco su Rosbalt. Nella sede di LaSky si stava tenendo un incontro informale, in un’atmosfera rilassata. C’erano i ragazzi gay che frequentano di solito il posto, ma anche alcune ragazze. Come Anna, che è stata la prima a trovarsi di fronte nell’anticamera due sconosciuti mascherati, armati con una pistola e una mazza, che volevano entrare con il pretesto di cercare un amico. Lei è stata spintonata, altri sono stati coinvolti quando sono accorsi a vedere cosa stesse succedendo. E Dmitrij si è beccato una pallottola in un occhio… Ma per la polizia, che ha aperto un’inchiesta per semplice “teppismo” e che, secondo alcuni, potrebbe identificare facilmente gli aggressori grazie alle videocamere di sorveglianza disseminate in tutta la zona, si è trattato solo di un “trauma domestico”.

Il clima fa paura, eppure la reazione degli attivisti russi è molto diversa: non è il momento di farsi intimidire, ma di reagire e di mostrarsi più forti e più uniti che mai. Dopo l’attacco, non solo le associazioni non hanno interrotto le proprie normali attività, ma anzi hanno registrato una partecipazione più ampia che in passato. Nessuno nega che sia in corso un assedio e tutti sanno che occorre prendere molte precauzioni. Proprio LaSky ha pubblicato un dettagliato elenco di misure di sicurezza e autodifesa da seguire nelle associazioni LGBT: si va dal mantenere buoni rapporti con il vicinato al non accogliere minorenni non accompagnati, dal monitoraggio dell’integrità di porte e finestre fino all’essere sempre pronti a nascondere l’insegna delle sedi…

Intanto la coalizione Pietroburgo Democratica ha organizzato dei picchetti sulla Prospettiva Nevskij, la principale strada della città: alcune persone, tra cui la madre di Dmitrij, hanno esposto dei manifesti con slogan molto eloquenti e drammatici, chiedendo che la polizia indaghi davvero (le numerose minacce ricevute da LaSky nelle ultime settimane erano state tutte ignorate dalle forze dell’ordine) e che si riconosca il movente omofobico dell’attacco. Nessuno dei partecipanti ai picchetti ha parlato e si sono tenuti tutti ben distanziati gli uni dagli altri, per evitare di essere incriminati per aver inscenato una manifestazione non autorizzata. Intanto, per tutto il tempo, un gruppo di oppositori ha tenuto d’occhio gli attivisti, ma per fortuna, almeno questa volta, non ci sono state aggressioni.

Purtroppo, però, la capacità di persuasione dei manifestanti democratici sembra limitata. Molta più risonanza hanno le parole di politici omofobi come il putiniano Vitaly Milonov, il quale, in un’intervista a Fontanka, ha sostenuto che la sparatoria sarebbe stata organizzata dagli attivisti gay stessi per poter ottenere asilo politico in Olanda… Allo stesso modo, mentre la manifestazione antirazzista e antiomofobica “Russia senza pogrom” aveva raccolto solo 150 persone il giorno prima dell’attacco, sabato 2 novembre, il lunedì successivo migliaia di persone sono scese nelle strade per la marcia dei nazionalisti, da tempo impegnati in una campagna di odio e violenza contro immigrati e omosessuali. Ma questo non è il tempo della paura, come ci insegnano Anna e Dmitrij.

 

Marina e Pier
©2013 Il Grande Colibrì
Scritto da
More from Marina

Attivisti russi senza paura: l’omofobia non vincerà

I controlli clinici sono finiti, ora inizia una dura serie di complicati...
Leggi di più

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *