Camerun, trans e gay tra bulli violenti e sbirri corrotti

Dolores, una ragazza trans, aspettava un taxi, in una grande via di Yaoundé, capitale del Camerun, quando un ragazzo sui 30 anni le si è avvicinato. “Ho fatto finta di niente, ma lui mi insultava dicendo ‘Frocio’, ‘Frocio di merda’, ‘Ma di che sesso sei?’, ‘Mostrami il tuo sesso’. Poi all’improvviso ho sentito un colpo in testa“. Il giovane aggressore, aiutato da una dozzina di amici, ha iniziato a picchiare Dolores, con pugni, pietre, bastoni. “Per fortuna è intervenuto un passante ben vestito che ha sparato più volte in aria“. Dolores è finita con varie ferite, un occhio nero, una gamba lussata. Inoltre le sono stati rubati il cellulare, i gioielli e le scarpe. La Fondazione camerunese per l’AIDS (CAMFAIDS), che ha denunciato l’episodio, sta offrendo aiuto medico e psicologico alla donna e commenta: “E’ l’ennesima infelice dimostrazione della violenza perpetrata contro le persone LGBT in Camerun” (76crimes.com).

Purtroppo la polizia non solo non aiuta le vittime della transfobia e dell’omofobia, ma approfitta del fatto che la legge punisce il sesso omosessuale con il carcere. Sempre CAMFAIDS riporta la denuncia di un prete di Yaoundé: “Stavo andando al mercato quando ho incrociato un ragazzo. Stava andando nella mia stessa direzione e abbiamo iniziato a chiacchierare quando è arrivata una pattuglia di polizia. Gli agenti hanno iniziato a fare domande e io mi sono presentato, ma il ragazzo, visto che non aveva documenti di identità, per difendersi ha detto ai poliziotti che io gli avevo offerto dei soldi in cambio di sesso“. Il prete e il ragazzo sono stati arrestati. Il sacerdote ha ottenuto la libertà corrompendo gli agenti, mentre il giovane sembra che sia ancora in prigione (76crimes.com).

Purtroppo storie simili a questa sono tutt’altro che infrequenti in Camerun e, anzi, a volte le cose vanno molto peggio. Le forze dell’ordine sono abituate ad arrestare dei ragazzi sospettati di essere gay, li sottopongono ad umilianti e dolorose ispezioni anali e li tengono prigionieri finché i familiari non pagano tangenti per liberarli. Inoltre, la polizia sequestra i cellulari dei presunti omosessuali fermati e telefona ai numeri presenti, organizzando appuntamenti che sono vere e proprie trappole (76crimes.com).

Il problema è reso ancora più grave dal fatto che pochissimi avvocati in tutto il paese accettano di difendere le persone accusate di avere avuto rapporti con persone dello stesso sesso. Non è un caso, allora, se l’avvocatessa Alice Nkom, che si batte da anni affinché la Corte suprema dichiari incostituzionale l’articolo di legge che criminalizza l’omosessualità, sia stata scelta da jeuneafrique.com come una delle cinquanta donne africane più coraggiose e influenti. E speriamo che Nkom sia sempre più un esempio per tante persone in tutto il continente…

 

Pier
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