Le cosiddette “terapie riparative” hanno come fine quello di modificare l’orientamento sessuale di una persona, “riportandola” a una “naturale” eterosessualità. Per arrivare a questo risultato, si fa uso di farmaci e dell’ipnosi, fino ad arrivare all’elettroshock. Queste pratiche non poggiano su nessuna base scientifica e non funzionano e anzi vengono nettamente rifiutate da tutta la comunità medica, perché causano gravi danni fisici e psicologici.
Nonostante questo, in Cina, in mancanza di una legge che le vieti in modo esplicito, si contano 96 centri che offrono questo tipo di “cure” alle famiglie su tutto il territorio nazionale. Si tratta quasi sempre di strutture che non hanno nessuna autorizzazione a praticare questo tipo di intervento, ma le terapie riparative sarebbero state portate avanti anche in alcuni ospedali pubblici. In Cina l’omosessualità è stata rimossa dalle malattie mentali nel 2001, eppure ancora oggi molti giovani devono nascondere il loro orientamento sessuale, temendo che i genitori possano forzarli a “curarsi”.
“Non solo questi centri sono soltanto una truffa dal punto di vista commerciale, ma si tratta di una vera e propria violazione dei diritti umani” dichiara Wang Zhenyu, a capo del Public Interest Law Center on Equal Rights for LGBTI (Centro legale di interesse pubblico per i diritti delle persone LGBTI), uno dei gruppi che ha stilato un rapporto di denuncia. Le associazioni hanno fatto un’indagine in 25 città per vedere se fossero stati presi provvedimenti contro questo tipo di pratiche e hanno scoperto che in 17 casi non era stato fatto.
Alessandro Garzi
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