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Durante il suo discorso annuale al Parlamento europeo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha criticato la politica omofoba in atto in Polonia e ha annunciato nuove misure per incrementare i diritti delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) nell’Unione e per uniformare le regole sulla genitorialità.

Se una persona è un genitore in un paese deve poterlo essere anche in un altro” ha detto, facendo riferimento alle differenze legislative per cui, per esempio, due donne riconosciute come madri in Francia non possono godere dello stesso diritto in paesi come la Polonia. E proprio sulla Polonia si è soffermata von der Leyen, criticando le cosiddette “zone libere da LGBT, che ha definito “zone libere dall’umanità, che non hanno posto nella nostra Europa”.

Soldi e democrazia

Lo scorso luglio, la Commissione Europea, tramite la commissaria all’uguaglianza Helena Dalli, aveva rifiutato un finanziamento a sei comuni polacchi che avevano votato risoluzioni discriminatorie, ma in loro soccorso era arrivato un finanziamento da parte del ministero della giustizia polacco. I governi sovranisti al potere in Polonia e Ungheria sono tra i maggiori beneficiari dei finanziamenti dell’Unione Europea, nonostante la loro posizione piuttosto ambigua verso la stessa UE e le loro iniziative politiche per mettere la giustizia, i media, l’istruzione e le ONG, a vari livelli, sotto il controllo dell’esecutivo.

Il Parlamento europeo vorrebbe collegare l’accesso ai finanziamenti per il periodo 2021-27 al rispetto dei valori democratici fondamentali. Al momento non è chiaro come questo possa essere messo in atto, ma appare scontato che Budapest e Varsavia si opporranno (come hanno fatto in passato) a qualsiasi regolamento che possa mettere in discussione le loro posizioni liberticide o l’ammontare dei loro finanziamenti.

Alessandro Garzi
©2020 Il Grande Colibrì
immagine: Il Grande Colibrì

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