6 tunisini accusati di sodomia: la condanna è una farsa

27 février 2016. Tunis. Portrait de Khaled, pseudonyme, un des six étudiants de Kairouan condamnés à trois ans de prison et cinq ans de banissement de la région pour pratique homosexuelle. // © Olivier Touron / Divergence

La sentenza nei confronti dei sei giovani accusati di sodomia in Tunisia, per l’assistenza ai quali Il grande colibrì e una rete di associazioni hanno lanciato una raccolta fondi che in poche ore ha raccolto più dell’obiettivo minimo [ilgrandecolibri.com], ha rispettato i pronostici. Gli accusati hanno visto la conferma della loro colpevolezza, ma anche una drastica riduzione della pena: la punizione è scesa dai tre anni a cui erano stati condannati in prima istanza a dicembre a un solo mese di carcere, che hanno già scontato, e ad un’ammenda di 400 dinari (circa 180 euro) che è inferiore alla cauzione versata per ottenere la libertà provvisoria. Inoltre è stata del tutto cancellata l’interdizione, comminata per cinque anni in primo grado, a risiedere a Qayrawan, la città in cui sarebbe stato commesso il “crimine” [jeuneafrique.com].

UNA SENTENZA POCO CORAGGIOSA

La sentenza, che sarà impugnata da quattro condannati, è stata commentata con parole dure da parte delle organizzazioni non governative (ONG) nazionali e internazionali, che chiedono l’abolizione dell’articolo 230 del codice penale, che punisce l’omosessualità e il lesbismo, anche se nell’ottobre scorso il presidente tunisino Béji Caïd Essebsi aveva già escluso la possibilità di modificare o abrogare quella norma [ilgrandecolibri.com]. L’associazione per la depenalizzazione dell’omosessualità Shams, che proprio nei giorni scorsi si è vista nuovamente riconoscere il diritto ad esistere [ilgrandecolibri.com], ha dichiarato di essere delusa dalla “mancanza di coraggio della corte, la cui sentenza è offensiva per i diritti dell’uomo e la dignità umana” [ansamed.info].

Si può certamente gioire del fatto che i sei giovani, di età compresa tra il 19 e i 23 anni, non torneranno in carcere. Ma quanto subito dietro le sbarre, sia dai secondini che li hanno costretti a subire esami anali sia dai compagni di cella che li hanno sottoposti ad abusi e violenze, rimarrà sempre sulla loro pelle, così come rischia di rimanere per sempre lo stigma di omosessualità, che ha fatto terra bruciata intorno ai ragazzi [ilgrandecolibri.com].

CONTRO L’OMOFOBIA DELLA SOCIETA’

Purtroppo, infatti, nella gran parte dei paesi africani l’omosessualità – oltre ad essere punita dalla legge – è condannata dalla maggioranza dei cittadini, come conferma anche il rapporto di afrobarometer.org sulla tolleranza: la Tunisia non fa eccezione, con appena il 17% degli intervistati che si dice non a disagio ad avere come vicino una persona omosessuale. E proprio da una denuncia dei vicini è scaturito l’arresto dei sei giovani tunisini.

Intanto però, se pure il sentimento popolare è ancora fortemente ostile alle persone omosessuali, qualcosa comincia a muoversi: blogger e intellettuali sono intervenuti per sostenere il diritto ad esistere di chiunque e Shams ha diffuso un video in cui alcune star tunisine chiedono la depenalizzazione dell’omosessualità, in cui figurano le attrici Souhir Ben Amara, Saoussen Maalej, Rym Ben Messaoud e altri protagonisti del mondo della cultura e dello spettacolo che chiedono, con il semplice sfondo della bandiera nazionale, l’abolizione dell’articolo 230 dal codice penale tunisino.

 

Michele
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