Così la Tanzania è diventata un inferno gay in soli 2 anni

alcuni membri delle forze dell'ordine in Tanzania
Alcuni membri delle forze dell'ordine della Tanzania

La polizia di Zanzibar, arcipelago semi-autonomo della Tanzania, ha fatto irruzione in un albergo in cui si stava svolgendo una formazione sulle malattie sessualmente trasmissibili e ha arrestato 12 donne e 8 uomini con l’accusa di essere omosessuali. Si tratta di un’imputazione che può portare a una condanna a 5 anni di carcere per le presunte lesbiche e perfino all’ergastolo per i presunti gay. Il blitz è avvenuto il giorno dopo che il viceministro alla salute, il socialista Hamisi Kingwangalla, aveva lanciato un appello in parlamento: “Combattiamo con tutte le nostre forze contro i gruppi che appoggiano l’omosessualità nel nostro paese” [Africa News].

E pensare che la Tanzania, fino a pochissimi anni fa, era considerata un paese tollerante con le minoranze sessuali perché le leggi, nonostante fossero severissime, non erano applicate. Purtroppo la situazione può cambiare in fretta e le norme peggiori, anche quando sembrano ormai cadute nell’oblio, possono tornare a essere messe in atto nel giro di poco tempo (come sembrano dimenticarsi alcune sentenze europee quando giudicano sicuro un paese solo perché negli ultimi anni non si sono registrate condanne).

Le politiche anti-gay aiutano la diffusione dell’HIV

Un presidente contro i gay

In Tanzania la situazione è radicalmente cambiata nel 2015, con l’arrivo del presidente socialdemocratico John Magufuli, che ha scelto i gay come capro espiatorio e ha definito l’omosessualità un male da estirpare. Nel delirio omofobo del governo, il ministro dell’interno Mwigulu Nchemba questa estate è arrivato a minacciare di espulsione le organizzazioni non governative che osassero difendere i diritti umani delle minoranze sessuali [Il Grande Colibrì]. Intanto negli ultimi due anni decine di uomini sospettati di essere gay hanno subito l’arresto e i famigerati “test anali”.

Il governo si è accanito in particolare contro le strutture che lottano contro l’HIV/AIDS, chiudendo alcune cliniche private e proibendo i lubrificanti sessuali, riuscendo a trasformare il paese da un esempio lodato per aver ridotto le nuove infezioni di due terzi tra la fine degli anni ’90 e il 2014, a un modello negativo in cui l’epidemia cresce in modo allarmante [Il Grande Colibrì].

 

Pier
©2017 Il Grande Colibrì

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