Diritti trans: gli USA vacillano, il mondo si organizza

hijra indiana
Una hijra (trans dal maschile al femminile) indiana

Rimangono ancora una manciata di giorni prima della fine della presidenza di Barack Obama e già quello che ha costruito per il riconoscimento dei diritti delle persone LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali) mostra le prime crepe. Ad aprirle è, ancora una volta, il giudice federale Reed O’Connor: ad agosto O’Connor si era schierato contro il provvedimento con cui il presidente  statunitense uscente aveva aperto le porte dei bagni delle scuole a bambini e adolescenti transgender. E ora lo stesso giudice ha emesso un’ingiunzione temporanea per bloccare un regolamento di Obama che vieta ai medici e al personale sanitario di discriminare le persone in base alla loro identità di genere.

La controversia è nata per un ricorso di alcuni stati a maggioranza repubblicana, capeggiati dal Texas, e di vari gruppi integralisti, che sostengono che il regolamento violerebbe la libertà religiosa e l’indipendenza di giudizio dei medici. La sentenza di O’Connor abbraccia pienamente questa posizione, permettendo al personale sanitario di rifiutarsi di prendersi cura delle persone transgender (ma anche delle donne che decidono di abortire) [BuzzFeed].

Se gli Stati Uniti rischiano di cancellare i provvedimenti contro le discriminazioni transfobe nella sanità, rimangono ovunque forti discriminazioni nel mondo del lavoro. Non mancano, però, i segnali di speranza, come alcuni progetti che cercano di valorizzare i talenti delle donne transgender e di evitare che per molte la prostituzione diventi la strada inevitabile per la sopravvivenza. C0sì a Buenos Aires, in Argentina, ha aperto un salone di bellezza che impiega parrucchiere trans [Efe], mentre a Calcutta, in India, alcune giovani transgender hanno creato una piattaforma per sostenere scrittrici, attrici, cantanti e danzatrici della propria comunità [The Economic Times].

Sempre in India un’importante iniziativa punta a superare un’altra grave discriminazione: abbandonate dalla famiglia e senza nessuno che garantisca la loro sopravvivenza, le persone transgender molto spesso sono costrette ad abbandonare la scuola per cercare subito un lavoro (e per finire spesso per strada, a chiedere la carità o a prostituirsi). Per questo un gruppo di attiviste ha aperto a Kochi, nel sud del paese, la prima scuola per transgender.

Kalki Subramaniam, una delle fondatrici dell’istituto, spiega: “Lo strumento più importante per le persone diseredate, discriminate, emarginate e oppresse è l’educazione, perché l’educazione porta luce, conoscenza, verità e fiducia in se stesse”. La scuola ha avuto molte difficoltà a trovare una sede, finché un’associazione cristiana non ha messo a disposizione un proprio edificio [The Indian Express].

E proprio il cristianesimo è al centro di una controversia che sta facendo discutere la comunità transgender pakistana: Mushtaq Aashi, una transessuale cristiana, ha denunciato pubblicamente all’Express Tribune di essere discriminata dalle altre donne trans per la propria fede religiosa. Accuse che sono smentite dalle attiviste, a parte Nadeem Kashish, presidente della Shemale Association for Fundamental Rights (Associazione delle transessuali per i diritti fondamentali).

La stessa Kashish ha puntato il dito contro il sistema delle guru: molte volte le giovani hijra (persone nate in un corpo maschile, che sentono di appartenere a un “terzo sesso” e che adottano abbigliamento e comportamenti femminili) sono abbandonate dalle famiglie e affidate a transgender più anziane (le “guru”, appunto) che spesso le costringono a mendicare o addirittura a essere abusate sessualmente [The Guardian].

raccolta fondiLa condizione delle persone transgender in Pakistan sarà uno dei temi che affronterà il documentario “Allah loves equality” (Allah ama l’uguaglianza) di Wajahat Abbas Kazmi, un importante progetto internazionale e interculturale che promuoviamo con il patrocinio di Fondo Samaria, CIG Arcigay Milano e Progetto Gionata: potete trovare tutte le informazioni sul Grande Colibrì e partecipare alla raccolta fondi su Indiegogo per la sua realizzazione. È un altro modo concreto per combattere le discriminazioni e la transfobia, qui e altrove.

 

Pier
©2017 Il Grande Colibrì

 

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