Matrimoni gay, nuovi divieti negli stati ex-sovietici

Nel nuovo millennio tutta l’area che è stata sotto l’influenza sovietica, dall’Europa orientale all’Asia centrale, è spazzata dal vento gelido di omofobia che spira dalla Mosca neo-imperiale di Vladimir Putin… Tutta? No! Un piccolo stato baltico resiste ancora e sempre. O almeno così si spera. In Estonia, infatti, in queste settimane una commissione che riunisce partiti di maggioranza e di opposizione sta scrivendo una proposta per il riconoscimento delle coabitazioni omosessuali ed eterosessuali che, secondo le previsioni, dovrebbe diventare legge prima di luglio (err.ee). In confronto a molti paesi dell’Europa occidentale, non si tratterebbe certamente di una legge all’avanguardia, ma, se si considera che la Romania il mese scorso ha bocciato un progetto analogo (mediafax.ro), sarebbe comunque una buona notizia.

Resta il fatto negativo che, per ora, la maggioranza dei partiti, con l’eccezione dei Socialdemocratici (centro-sinistra), vuole mantenere comunque la legge approvata nel 2010 che sancisce l’esplicita esclusione delle coppie dello stesso sesso dal matrimonio. Lo stesso principio dovrebbe essere introdotto anche nella costituzione in Russia, almeno secondo quanto propone il segretario del Partito dei pensionati, Igor Zotov (izvestia.ru). L’idea ha raccolto molti commenti positivi da politici di vari partiti e avrebbe l’approvazione di quasi nove russi su dieci, secondo i sondaggi.

Anche la Georgia, paese ex-sovietico in conflitto con Mosca dalla guerra del 2008 e sempre più filo-occidentale, probabilmente introdurrà nella propria costituzione il divieto di nozze gay (già sancito dalle leggi ordinarie), come ha annunciato lo stesso primo ministro Irakli Garibashvili. La motivazione è paradossale: la nuova norma omofobica, secondo il premier, sarebbe necessaria a causa dell’approvazione di una legge antidiscriminatoria che si applica anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere e che è stata pretesa dall’Unione Europea in cambio della liberalizzazione della politica dei visti. Secondo i politici georgiani è giusto evitare discriminazioni sul luogo di lavoro, ma deve essere chiaro che questa norma non condurrà al riconoscimento di altri diritti (civil.ge).

Ad opporsi ai matrimoni tra le persone dello stesso sesso non sono solo molti politici, ma anche tanti gruppi religiosi. Negli Stati Uniti, ad esempio, una grande conferenza della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni ha puntato il dito contro “la trappola satanica della pornografia” e contro le nozze gay: anche se “tutti, indipendentemente dalle loro decisioni e dalle loro credenze, meritano la nostra gentilezza e attenzione, – ha detto Neil Andersen, membro del Quorum dei dodici apostoli mormonimentre molti governi e tante persone in buona fede hanno ridefinito il matrimonio, il Signore non l’ha fatto” (dailyjournal.net). Un altro “no” arriva dai vescovi della Chiesa di Norvegia (luterana), che, con una maggioranza risicata, hanno deciso di non celebrare nozze religiose omosessuali (oyene.no).

Intanto l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, massima autorità religiosa della Chiesa d’Inghilterra (anglicana), ha spiegato di comprendere le richieste delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), ma che la chiesa non può ancora approvare i loro matrimoni: se ciò avvenisse, in Africa i cristiani potrebbero essere massacrati per paura che contagino la popolazione con l’omosessualità (lbc.co.uk). Se lo scenario è forse esagerato, una spaccatura della chiesa anglicana potrebbe essere davvero una pessima notizia per i diritti LGBT in Africa (ilgrandecolibri.com). E, sempre nel Regno Unito, i vescovi della Chiesa cattolica hanno smentito che sarà negata la comunione ai politici che appoggiano le nozze gay (lifesitenews.com), come aveva ventilato monsignor Philip Egan, di Portsmouth (lifesitenews.com).

I vescovi cattolici del Perù, invece, hanno scelto parole pesantissime contro il progetto in discussione in parlamento per introdurre le unioni civili: la proposta, hanno scritto, “è contraria all’ordine naturale, distorce la vera identità della famiglia, contraddice lo scopo del matrimonio, viola la dignità umana dei peruviani, minaccia il sano orientamento dei bambini e mina il fondamento più solido della nostra società, che aspira ad uno sviluppo umano integrale” (elcomercio.pe). Ma la proposta di legge sta raccogliendo comunque consensi sempre più larghi: se da una parte sono state raccolte più di 10mila firme a sostegno del progetto (diariocorreo.pe), dall’altra l’ufficio delle Nazioni Unite nel paese sudamericano rileva “la coerenza di queste iniziative con i trattati internazionali sui diritti umani ratificati dal Perù” (onu.org.pe).

 

Pier
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6 commenti

  • semplificando il discorso ai minimi termini, il matrimonio omosessuale, contrariamente all'omofobia, non ha effetti negativi, o aiuta le coppie omosessuali a vivere bene oppure alle coppie eterosessuali non fa assolutamente niente. l'omofobia tradizionale è inutile per gli eterosessuali ed allo stesso tempo, può non far bene agli omosessuali. il divieto non potrebbe che danneggiare i milioni di persone che amano altre persone dello stesso sesso, ma l'omofobia è diventata un grande business, e dove c'è business si finisce per accettare anche l'odio.

  • Non mi sembra che facciano poi tutti questi sforzi nei paesi africani e in Russia, visto che l'ondata di omofobia legislativa, non solo non si arresta, ma si sta acuendo. L'unica cosa che lascia ben sperare, è che,come dimostrano gli USA, un divieto di nozze gay introdotto anche costituzionalmente può essere nel giro di pochi anni abolito, come sta venendo oggi nelle roccaforti omofobe degli States.

  • Ma com'è che l'ONU , la UE e la rappresentanze diplomatiche di USA, UK e nord Europa si sbattono tanto per Paesi africani, la Russia o il Perù , e non dicono una parola all'Italia, causa di vero imbarazzo per la sua arretratezza in tema di diritti?
    Per dire, perché Obama e Cameron non hanno detto nulla a Renzi, sul tema dei diritti Lgbt

    • Obama e Cameron – più in generale l'UE e gli USA – parlano a voce alta con l'Uganda, mormorano con la Nigeria, tacciono con l'Etiopia. Gridano contro le leggi omofobiche in Russia, ma voltano le spalle quando i paesi confinanti approvano leggi fotocopia. Pretendono giustamente norme contro le discriminazioni nei paesi che vogliano aderire all'UE, ma tollerano senza grossi problemi che i paesi già membri non rispettino quei principi. La battaglia LGBT-friendly funziona a macchia di leopardo, seguendo spudoratamente la mappa delle convenienze politiche ed economiche. E parlare di diritti LGBT con Renzi evidentemente non è giudicato conveniente…

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