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Seguono una moda. Sono talmente ossessionati dal sesso che gli va bene qualsiasi persona che respiri. Non hanno ancora preso una decisione. Non ci si può fidare di loro. In realtà sono omosessuali, ma vogliono godere dei privilegi dell’eterosessualità. Non sanno neppure cosa sia la fedeltà. Hanno le idee confuse. Sono represse. Bugiardi. Ipocrite. E quanti altri insulti potremmo aggiungere? La bisessualità è incompresa e mal tollerata da tantissime persone ed è al centro di pesanti pregiudizi persino da parte delle altre minoranze sessuali. Spesso è semplicemente cancellata, non presa in considerazione, eliminata dal novero delle possibilità.

Un sito in persiano

Questo succede in tutto il mondo, anche in Iran e nelle comunità della diaspora iraniana. Così quando Soudeh Rad ha denunciato online le violenze domestiche subite dal marito, non solo è stata investita dai commenti ostili di eterosessuali convinti che, in quanto bisessuale, in pratica se l’era cercata, ma ha trovato ben poca solidarietà persino dalla comunità arcobaleno iraniana: “La bicancellazione e la bifobia erano molto forti tra gli attivisti LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) della diaspora iraniana“.

Così, rifugiatasi in Francia, nel 2015 ha fondato, insieme a Zeynab Peyqambarzadeh, altra ragazza bisessuale iraniana che viveva nel Regno Unito, il sito internet in persiano Dojensgara (bisessuale, nella lingua ufficiale dell’Iran): attraverso articoli e video, il progetto vuole fare educazione sessuale e raccontare la pluralità degli orientamenti, dei generi e delle identità. Il sito è particolarmente prezioso perché offre spiegazioni altrimenti introvabili in persiano, anche se questa lingua è parlata da 150 milioni di persone.

Una persona non binaria

L’importanza di Dojensgara diventa subito chiara se, per esempio, si prende in considerazione la storia di Fariman Kashani, 20 anni. Kashani ha genitali femminili, ma ha avuto sempre problemi perché si comportava come un maschiaccio. E quando qualcuno ha scoperto Kashani mano nella mano con una ragazzina, è scoppiato il pandemonio: dopo aver fatto il giro di 12 psicologi, con diagnosi che andavano dalla “perversione sessuale” alla transessualità, dopo gli abusi subiti dal padrone di casa, dopo l’espulsione dall’università di Teheran, Kashani non ne poteva più. Ha pensato anche al suicidio.

Poi, proprio grazie a Dojensgara, ha scoperto l’esistenza delle persone non binarie. E ha capito chi era veramente. La soluzione non era né ingabbiarsi nelle aspettative sociali della femminilità né sottoporsi a interventi per “diventare” quell’uomo che non sentiva di essere. Ora Kashani vive senza etichette in Turchia, dove ha ottenuto asilo politico. Una grande fortuna, perché molto spesso le commissioni neppure prendono in considerazione la possibilità che una persona bisessuale o non binaria abbia bisogno di protezione: in fondo basta scegliersi un partner del sesso opposto, no? Ecco un altro esempio di bicancellazione e dei danni che produce.

Pier Cesare Notaro
©2019 Il Grande Colibrì
foto: elaborazione da Hamed Saber (CC BY 2.0)

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