Ecuador, 1997-2017: 20 anni senza reato di omosessualità

manifestanti al pride di quito in ecuador
Bandiere e manifestanti al Gay Pride di Quito del 2014

Anche l’Ecuador ebbe la propria Stonewall. Era il 14 giugno del 1997 quando nella città di Cuenca (capitale della provincia di Azuay) la polizia fece una retata in un noto locale gay arrestando 14 persone accusate di aver infranto la legge che proibiva di indossare indumenti del sesso opposto e di svolgere pratiche omosessuali. Questo fatto innescò una serie di proteste da parte della comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali) ecuadoriana e fu il primo, vero detonante del cambiamento.

Da quel momento, varie realtà sul territorio nazionale, tra cui l’Asociación Coccinelle (Corporación Ecuatoriana de Gays y Transgéneros del Ecuador), portarono avanti una battaglia coraggiosa insieme al resto della popolazione LGBTQIA che sfociò nella presentazione al Tribunale costituzionale delle oltre mille firme utili al conseguimento dell’obiettivo tanto anelato: l’abolizione dell’articolo 516 del codice penale che criminalizzava l’omosessualità.

La decriminalizzazione

Si dovettero aspettare tuttavia altri due mesi prima che l’organo istituzionale accettasse parzialmente la richiesta presentata dal dottor Ernesto López, dichiarando incostituzionale il primo comma dell’articolo incriminato. E solamente nel settembre del 2008, durante la prima presidenza di Rafael Correa (verrà riconfermato per altre due legislatura), si procederà all’effettiva abolizione. Per avere un’idea di quanto siano stati importanti tali avvenimenti storici è sufficiente ricordare che prima del cambiamento promosso da varie persone attiviste colombiane, ecuadoriane e francesi, tra cui Orlando Montoya e Ismael Ángelo Anastacio, una persona che avesse relazioni o rapporti non eterosessuali rischiava sino a 8 anni di carcere.

Nel 2008 la Costituzione riconobbe finalmente i diritti delle persone LGBTIQ nell’articolo 11 (comma 2), nel 68 e nell’83 (comma 14), confermando di fatto quanto scritto nella Carta Magna del 1998, ossia che “nadie podrá ser discriminado por razones de etnia, lugar de nacimiento, edad, sexo, orientación sexual etc…” (nessuno potrà essere discriminato in base all’etnia, al luogo di nascita, all’età, al sesso, all’orientamento sessuale, eccetera). A partire dal 2009 il codice penale sanziona i delitti d’odio per l’orientamento sessuale o l’identità di genere delle vittime.

[per approfondire: Polvere, glitter e arcobaleno al Carnevale di Barranquilla]

I Pride dal 1998 a oggi

Il primo Pride avvenne a Quito un anno dopo i fatti di Cuenca, con non poche difficoltà. Guayaquil, la città più grande e popolosa dell’Ecuador, rispose nel 2006 organizzando un importante evento nella Ciudadela Kennedy. La Marcia dell’orgoglio GLBTI di quest’anno ha dato spazio al ricordo del ventennale del cambio legislativo del 1997: oltre alla consueta sfilata per le vie più significative di Quito, dalla Alameda al Parco Urbano Cumandá, sono stati proposti vari momenti di cinema, arte, approfondimento, e sono state organizzate “giornate accademiche” dedicate alla diversità sessuale.

Altre iniziative commemorative sono seguite, e seguiranno, come per esempio la proposta del tavolo GLBTI di Quito dal titolo “Diversità che trasforma” fatta il 17 settembre scorso o il ciclo di interventi promossi dall’Instituto de Igualdad de Género y Derechos (Istituto per l’uguaglianza di genere e i diritti; INIGED) dell’Università centrale dell’Ecuador che sono sono iniziati ieri e si svolgeranno fino al 27 novembre.

Il primo incontro dal titolo “Il diritto all’identità familiare: bambine e bambini provenienti da famiglie diverse” ha avuto come tema le famiglie arcobaleno, mentre l’appuntamento finale traccerà “avances y retrocesos” (progressi e sconfitte) della lotta per i diritti LGBTQIA. Temi entrambi di estrema attualità e importanza dato il fatto che, nonostante gli importanti passi avanti ottenuti in anni di impegno e di lotte, sono ancora tanti gli obiettivi da raggiungere per la comunità LGBTQIA ecuadoriana (e internazionale) così come emerge dal rapporto dell’Instituto Nacional de Estadística y Censos (Istituto nazionale di statistica e censimenti; INEC) sulla situazione delle persone LGBTQIA in Ecuador.

 

Massi
©2o17 Il Grande Colibrì

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