#NoteDagliIslam. Egitto, countdown per la dittatura?

Le notizie di questa settimana:
Egitto – Il crollo del regime militare si avvicina?
Cinema – 1950-60, film egiziani osé in Israele
Tunisia – La priorità: sconfiggere l’integralismo
Canada – Soldi sauditi per le scuole islamiche
Omosessualità – Corano, letture gay-friendly

Egitto – Il crollo del regime militare si avvicina? Il presidente  egiziano Abd Al-Fattah Al-Sisi deve affrontare un tracollo di popolarità in patria e all’estero. E c’è già chi pensa ad un nuovo colpo di stato.

La destituzione di Sissi è solo questione di tempo. La situazione economica peggiora sempre di più. Il crescente accanimento contro i militanti dell’opposizione liberale non fa lascia presagire nulla di buono. L’università Al-Azhar ha perso la propria popolarità, la magistratura non suscita più rispetto e, più in generale, la gente ormai odia tutte le istituzioni statali. In politica estera, il regime è isolato e anche l’Arabia Saudita ha tolto il proprio sostegno a Sisi. Oggi è compito del Consiglio supremo delle forze armate trovare una soluzione, dal momento che i generali sanno che una nuova rivoluzione non si fermerebbe prima di aver ottenuto la loro caduta. [altagreer.com]

L’Egitto dispone di un esercito forte che ha evitato al paese di scivolare nella guerra civile, ma che, ormai, non basta più ad assicurare una dissuasione anti-rivoluzionaria. La popolazione continuerà a protestare contro il regime, con conseguenze negative sul turismo e sugli investimenti stranieri, le quali alimenteranno ulteriormente la crisi economica e politica. La gente inizierà a reclamare risultati, soprattutto in ambito economico: se non li otterrà, cercherà altre soluzioni. Per questo sarebbe necessario rifondare la legittimità dello stato, ma per farlo occorrerebbero quelle basi ideologiche, giuridiche e politiche che finora sono mancate ai paesi arabi. [alhayat.com]

Cinema – 1950-60, film egiziani osé in Israele. “Seret aravit” (film arabo) di Eyal Sagui Bisawi racconta quando per gli israeliani il film egiziano trasmesso illegalmente in TV era un appuntamento imperdibile.

In quel periodo Israele era in guerra con l’Egitto. I film egiziani erano introdotti clandestinamente in Israele passando per la Giordania: si facevano delle copie e si riportavano gli originali al punto di partenza, per proteggere l’identità dei trafficanti. Alcuni film erano d’avanguardia e rappresentavano scene di sesso o violenza in modo sorprendentemente diretto. La censura israeliana, preoccupata che ci potessero essere bambini davanti alla TV il venerdì pomeriggio, tagliavano alcune scene. Il cinema egiziano dell’epoca esplorava anche le relazioni omosessuali. Chissà se e come verrebbero trasmessi questi film nel clima ultraconservatore che si respira attualmente in Egitto. [timesofisrael.com]

Tunisia – La priorità: sconfiggere l’integralismo. In Tunisia, dopo la strage di Sousse, aumentano le richieste affinché ci sia un giro di vite contro l’islamismo estremista finanziato dall’Arabia Saudita.

I terroristi islamisti continueranno ad uccidere innocenti finché l’islam non si sarà sbarazzato dall’interno di questa ignobile caricatura della fede, che, come ci ha insegnato la lunga e sanguinosa storia dell’islamismo, non potrà essere distrutta da forze esterne, ma dovrà essere sradicata dai regimi arabi che l’hanno aiutata a svilupparsi e che troppo spesso ne sono diventati preda. I paesi occidentali possono formare alleanze utili con i regimi che si impegnano a voltare la pagina della tirannia, ma rimarranno impotenti finché i capi religiosi maggioritari non condanneranno il settarismo e il proto-fascismo incarnato dall’islam militante. [thetimes.co.uk]

Siamo in guerra. Svegliamoci: ci siamo noi e ci sono loro, ISIS&Co. Apriamo gli occhi davanti alla guerra, rendiamoci conto che questa gente è qui, tra noi, nel nostro paese, che le loro idee ed il loro denaro arrivano dall’Arabia Saudita e dai suoi satelliti, che vogliono ucciderci, cancellare la nostra memoria, distruggere i nostri muri. Svegliamoci, combattiamo, prendiamo le armi, colpiamo prima di loro. Cacciamoli, sradichiamoli, distruggiamoli. Dobbiamo colpire chi alza la mano sulla nostra libertà, chi osa monopolizzare un Dio, un libro o anche solo un metro quadrato, senza sentirci colpevoli, esitanti, incompresi. Noi siamo l’umanità, non loro. [Kamel Daoud su facebook.com]

Occorre chiudere le moschee in cui si perpetua un discorso di odio e violenza. Su questo punto il governo è in ritardo e sembra ingiustificatamente cauto. Bisogna avere una fermezza assoluta: lo chiede il popolo, con l’eccezione di qualche militante islamista. Occorre sviluppare un dispositivo di controllo delle prediche: è inaccettabile e molto pericoloso lasciare che qualcuno faccia appello alla violenza, all’odio e ad un’applicazione ottusa di quello che credono essere l’islam. Occorre chiudere le scuole coraniche finanziate dall’estero (Qatar, Arabia Saudita…) che piantano nei bambini il seme della violenza facendo loro odiare la presunta “immoralità” occidentale! [kapitalis.com]

Canada – Soldi sauditi per le scuole islamiche. Il Canada si interroga sulle donazioni dei sauditi ad alcune scuole private, ma se il problema vero fosse la scarsa accoglienza della religione nelle scuole pubbliche?

Le donazioni straniere alle scuole private sono legali, ma i critici accusano i dollari sauditi di aprire le porte all’indottrinamento saudita. L’amministrazione scolastica canadese nega qualsiasi influenza saudita: sono accettate solo donazioni senza condizioni. Alcuni osservatori ritengono che il governo canadese dovrebbe prestare più attenzione al proliferare di scuole religiose private di ogni tipo, e non per paura di influenze. “Se i bambini vanno in scuole diverse in base alla religione dei loro genitori, si crea un sistema di ghettizzazione – dice la giornalista Lois Sweet – Non dovrebbero esistere proprio le scuole religiose: dovrebbe esistere un sistema pubblico accomodante”. [theglobeandmail.com]

Omosessualità – Corano, letture gay-friendly. Tre libri contro le interpretazioni misogine e omofobiche del Corano: gli autori sostengono che i musulmani non dovrebbero disprezzare donne e omosessuali.

“Homosexuality in Islam” di Scott Siraj Al-Haqq Kugle analizza sistematicamente gli ahadith in cui il Profeta dei musulmani è descritto come molto tollerante nei confronti dei “mukhannathun”, uomini effeminati che si vestivano con abiti variopinti, si truccavano con l’henné e non provavano desiderio nei confronti delle donne. Il Profeta impedì ai suoi compagni di prendersela con loro, di far loro violenza o di ucciderli – perché alcuni compagni volevano ucciderli. Oggi, usando una terminologia moderna, diremmo che il Profeta dei musulmani difendeva in modo proattivo i diritti delle minoranze sessuali. [ilgrandecolibri.com]

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1 commento

  • Saluto come benemerita l'iniziativa di dedicare qualche riga a quel post sul documentario sul "film arabo". é benemerita perché offre un sia pur piccolissimo spiraglio sulla realtà di un paese e un popolo di cui nessuno sa nulla in Europa ma su cui ogni secondo del giorno sono riversate tonnellate di odio (da 2000 anni del resto)

    Si spera contro speranza che qualcuno sia preso da un pò di curiosità e guardi il documentario e si incuriosisca per la complessità e la ricchezza culturale di una meravigliosa nazione che é profondamente parte della sua regione di cui ha assorbito e assorbe tutta la ricchezza culturale rimixandola in un bouillon de culture che non ha nulla a che vedere con la propaganda incessante quanto delirante che lo demonizza

    E poi é un'occasione per ricordare le sofferenze e il dramma degli ebrei d'oriente, comunità vecchie in alcuni casi di millenni, terrorizzati, cacciati dalle loro case ed espulsi dalle loro città, dalle loro terre natali in un processo di distruzione di ogni diversità di cui furono lungi dall'essere le sole vittime. Un processo che é tuttora in corso, dura da più di un secolo e che dallo Yemen all'iraq, alla turchia fino all'algeria ha svuotato tutta la regione della sua diversità e che non ha colpito solo "l'altro" il "crociato", il colonizzatore, l'ebreo, lo straniero di cui talora nell'euforia della "decolonizzazione" si é cercato di far sparire persino la memoria ma anche le minoranze etniche pur converitesi all'islam da secoli e secoli.

    E Israele é, purtroppo, sempre più l'ultimo baluardo di pluralismo nella regione, l'unica isola di resistenza alla distruzione della diversità.

    Erano in larghissima parte gli ebrei d'oriente che attendevano con ansia i film dell'età d'oro del cinema egiziano, cantavano le canzoni della divina Umm Khaltum e piangevano ricordando le loro vite passate.

    E sono loro che hanno arricchito la cultura Israeliana e trasformato, "mediorientalizzato" alcuni direbbero, il paese.

    E sono loro, sia detto en passant, che hanno difeso lo stato votando per Bibi alle ultime elezioni.

    ps: Interessante anche il trafiletto sul Canada perché pone una delle questioni di fondo che si pongono sempre più anche in europa. La mia risposta, ed é una risposta che mi separe irrimediabilmente dalla sinistra contemporanea, si chiama laicità. Né scuole religiose né sistemi "accomodanti" cui mi opporrò sempre con tutte le mie forze.

    Scuola laica per tutti. Period.

    Ogni Bene

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