Israele al voto: promesse, dubbi e ostilità sui diritti gay

Sempre più spesso fatti di cronaca o battaglie per i diritti sono strumentalizzati conevidenti (e a volte evidentemente fuori luogo) fini elettorali dai politici dei paesi in cui sono in programma le elezioni: ad esempio qualche giorno fa Benjamin Netanyahu ha invitato gli ebrei d’Europa ad andare in Israele per fuggire dai rischi di attentati e dall’odio antisemita, come se il risultato ottenuto da lui e dai suoi predecessori al governo dello stato ebraico sia stata una pace invidiabile invece di un conflitto di cui si fa fatica ad immaginare la fine. Ma accanto alla paura per l’espansione del terrorismo jihadista, tra i temi delle elezioni israeliane c’è anche quello dei diritti delle persone omosessuali, che sono sicuramente più riconosciuti che in qualsiasi altro paese del Medio Oriente, ma che al momento non comprendono il diritto al matrimonio (anche se le nozze celebrate all’estero sono riconosciute; ilgrandecolibri.com).

Tzipi Livni (ilgrandecolibri.com), che potrebbe diventare prima ministra in caso di vittoria laburista, ha esplicitamente promesso il matrimonio per le persone dello stesso sesso e, anche se questo non rappresenta una novità assoluta (Livni aveva promosso un disegno di legge già due anni fa, senza riuscire a raccogliere sostegno nella coalizione di governo), il fatto che l’argomento sia messo sul piatto in modo così esplicito non può che essere incoraggiante (israelnationalnews.com).

Purtroppo non è altrettanto chiara, in questo momento, la posizione del partito di centro Yesh Atid (C’è un futuro), che pure si era espresso in passato a favore di eguali diritti per tutte le coppie: il suo esponente Shai Piron, già ministro dell’educazione nel recente governo Netanyahu, ha postato qualche giorno fa, in occasione del Family day (che non c’entra niente con la manifestazione italiana d’intolleranza), un video su YouTube in cui sembrava voler ribadire la linea a favore dell’estensione dei diritti alle coppie gay (le immagini raccontavano lo sguardo felice di un bambino che si trovava con coppie etero o con coppie omosessuali, spiegando che “una famiglia è una famiglia, non importa chi siano i genitori“), ma poi il video è stato rimosso e ne sono stati messi altri, più tradizionalisti (israelnationalnews.com).

Ma il vero ostacolo al riconoscimento di nuovi diritti per le persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) sarà probabilmente Naftali Bennett, ministro dell’economia e leader del partito di destra Habyit Hayehudi (La casa ebraica), che non a caso ospita tra le sue fila candidati come Bezalel Smotrich, fiero della sua omofobia e provocatorio fino all’eccesso nel definire anormali le persone omosessuali (jpost.com).

Le contestazioni sono sempre più frequenti: pochi giorni prima, in una riunione ad Haifa a cui era prevista la partecipazione di Bennet, alcuni attivisti hanno tentato di esporre una bandiera arcobaleno ottenendo solo un parapiglia che è rischiato di finire in rissa (jerusalemonline.com), mentre sui social network gli omosessuali hanno protestato condividendo l’immagine del bacio tra i due soldati del film “Yossi e Jagger” (haaretz.com).

Del resto l’intolleranza ha campioni persino peggiori: il più coreografico è probabilmente Baruch Marzel, che si oppone ai matrimoni tra ebrei e arabi, che sfila per le città arabe innalzando provocatoriamente la bandiera israeliana, che ha invitato l’impuro pontefice a lasciare il “nostro suolo benedetto“, che ha descritto Barack Obama come un antisemita che odia gli ebrei e che all’ultimo Gay Pride di Gerusalemme si è presentato con tre asini, uno dei quali portava (incolpevole) il cartello “Anch’io sono orgoglioso” (timeofisrael.com).

I campioni dell’intolleranza più pericolosi, invece, sono ancora una volta i gruppi fondamentalisti religiosi, come l’Associazione delle famiglie americane, un gruppo statunitense che diffonde odio contro le persone LGBT (e non solo), una cui delegazione ha nelle scorse settimane visitato Israele alla ricerca di una solidarietà che pure, a logica, dovrebbe faticare a trovare, dato che tra le massime del gruppo ci sono anche frasi come “siamo una nazione cristiana, non ebraica o musulmana“.

Ma ora che la lotta di questa associazione, entusiasta dei risultati della campagna ugandese, è tutta concentrata contro l’omosessualità (“che ci ha dato Hitler, così come gli omosessuali nell’esercito ci hanno portato le Camicie brune“, chiosa un’altra loro massima delirante), la questione della razza può essere dimenticata per un po’ (anche se “gli afroamericani fanno figli come conigli“, anche se “gli ispanici sono socialisti di natura e vengono a derubare il nostro paese“), in nome del supremo interesse di reprimere l’immoralità assoluta: due persone che si amano in modo diverso da come ci piace (jpost.com).

 

Michele
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