Eunuchi e identità queer nel Corano (MOI Reading 6)

Ha narrato Ibn Masud:
Stavamo combattendo al fianco del Profeta,
la pace sia su di lui,
e non c’erano donne con noi, così dicemmo:
“O Apostolo del Dio, possiamo renderci eunuchi?”.
Il Profeta ci proibì di farlo.
Sahih Bukhari, LXII, 9

Dopo aver illustrato in MOI Reading 4 la nostra interpretazione secondo la quale la vicenda del popolo di Lut, sebbene venga generalmente interpretata come la principale condanna dell’omosessualità contenuta nel Corano, in realtà sembrerebbe più riferirsi alla violenza sessuale o più probabilmente alla violazione del dovere sacro dell’ospitalità o ancor più probabilmente alla disobbedienza al Dio, abbiamo iniziato l’analisi di un interessante saggio di Faris Malik, “Sessualità e identità queer nel Corano e negli ahadith” (leggi).

Come abbiamo spiegato in MOI Reading 5, alcune conclusioni di Malik ci sembrano decisamente interessanti, a partire dal fatto che il Corano riconosca l’esistenza di uomini non eterosessuali (definiti negli ahadith “eunuchi“, termine che nell’antichità non aveva a che fare solo ed esclusivamente con la castrazione) e non considera la “non eterosessualità” come una colpa da punire.

Malik analizza anche l’hadith con cui abbiamo aperto questo articolo. In esso e nell’hadith gemello (Sahih Bukhari, LXII, 13) si racconta come i compagni di Muhammad (Maometto), presi da appetiti sessuali durante le campagne militari, chiesero permesso al Profeta di avere rapporti omosessuali, trattando come eunuchi (cioè come maschi privi di “al-‘irbati mina ar-rijali“, della caratteristica distintiva degli uomini, cioè maschi non eterosessuali; cfr. MOI Reading 5) alcuni tra di loro o, secondo altre interpretazioni meno diffuse, altri uomini, probabilmente prigionieri di guerra. Muhammad proibisce ai suoi uomini di avere questi rapporti. Questa è una condanna dell’omosessualità?

I compagni del Profeta erano a diretto contatto con Lui e sentivano dalla sua viva voce la rivelazione divina. Insomma, non erano certamente degli sprovveduti né uomini che non conoscessero il Corano. E allora perché, se davvero il Corano condanna indiscutibilmente l’omosessualità, pongono una domanda dalla risposta così scontata? E perché precisano che vorrebbero avere rapporti con altri maschi come se fossero eunuchi e non chiedono semplicemente se possono avere rapporti con altri uomini?

Occorre innanzitutto precisare che per gli eserciti arabi prima ed islamici poi era pratica comune, tanto al tempo di Muhammad quanto nei secoli successivi, viaggiare con alcuni eunuchi, feroci guerrieri che soddisfacevano anche i bisogni sessuali dei commilitoni (una fonte egiziana, ad esempio, descriveva gli eunuchi mamelucchi come “femminili e docili a letto di notte e virili e bellicosi in battaglia e in circostanze simili di giorno“). Il Profeta, nota Malik, non proibisce di avere rapporti con gli eunuchi (tanto è vero che la pratica sopravviverà per secoli), ma proibisce di sottoporre uomini eterosessuali a rapporti omosessuali passivi.

Per ragioni non del tutto comprensibili, Malik nel suo scritto conclude che l’Islam imporrebbe agli uomini di scegliere se avere rapporti sessuali con le femmine o con gli maschi, come se il problema fosse rappresentato da una scarsa divisione tra eterosessualità ed omosessualità, mentre l’hadith, in fin dei conti, parla di azioni di evidente gravità: la violenza sessuale, o almeno la costrizione del corpo proprio o altrui a rapporti sessuali chiaramente non desiderati. Insomma, lo studioso ha un’intuizione molto importante, ma le sue argomentazioni su questo hadith non convincono del tutto non perché troppo “arrischiate”, ma, al contrario, perché forse sono un po’ timorose di raggiungere una conclusione troppo più aperta e più liberale rispetto al pensiero islamico dominante.

Un problema forse opposto lo riscontriamo nell’analisi di un altro hadith (Sahih Bukhari, LXII, 9), tradotto così da Malik: “Ha narrato Abu Huraira: Dissi: ‘O Apostolo del Dio, io sono un giovane uomo e temo il tormento per la mia anima, ma io non sento quello che serve per sposare una donna’. Egli rimase in silenzio, allora io ripetei la stessa cosa di nuovo, e lui rimase in silenzio, e io ripetei la stessa cosa di nuovo, e lui rimase in silenzio, e allora io ripetei la stessa cosa di nuovo. Allora il Profeta del Dio, pace su di lui, disse: ‘O Abu Huraira, la penna è asciutta a proposito di quel che ti si confà, quindi sii un eunuco o lascia perdere’“.

Secondo l’interpretazione di Malik, “quello che serve per sposare una donna” sarebbe l’attrazione per il genere femminile, in altre parole il desiderio eterosessuale. In questo caso la risposta molto meditata di Muhammad (la domanda viene ripetuta quattro volte prima di ricevere risposta) è da intendersi come un invito a riconoscere la propria natura già determinata (“la penna è asciutta“) e a scegliere tra la possibilità di sposarsi con una donna e quella di avere invece rapporti omosessuali. Il Profeta non esprimerebbe, secondo questa esegesi, nessuna condanna o preferenza per un orientamento piuttosto che per un altro.

Dobbiamo però riconoscere che l’interpretazione più ricorrente dell’hadith è molto differente e altrettanto sensata, dal momento che la maggior parte degli interpreti ritiene che il verbo وَجِدَ (wajida), tradotto da Malik come “sentire, provare”, dovrebbe avere invece il senso di “trovare, ottenere” e “quello che serve per sposare una donna” sarebbero i mezzi per sostentare una moglie. In questo senso, Muhammad proibirebbe a un uomo eterosessuale non sposato di avere rapporti extra-matrimoniali e lo invitebbe a condurre una vita asessuata, anche qualora non sia possibile celebrare un matrimonio solo per cause economiche.

Malik infine analizza due brani del Corano su cui conviene soffermarsi. Il primo brano è rappresentato dalla Sura XLII, La consultazione, 49-50, di cui è opportuno offrire una traduzione molto letterale: “Appartiene al Dio il dominio dei cieli e della terra; crea ciò che vuole; offre a coloro che vuole femmine e offre a coloro che vuole maschi [49] e offre [o accoppia] entrambi maschi e femmine e rende sterili coloro che vuole. Ebbene, è onnisciente, onnipotente [50]”. Secondo l’esegesi più corrente, il senso generale del brano sarebbe dato dalla parola “sterile” (عَقِيْماً) e quindi il riferimento sarebbe alla prole (concetto da intendere come sottinteso nel testo): ad alcuni il Dio offre figlie femmine, ad altri figli maschi, ad altri ancora sia maschi che femmine, infine alcune persone sono destinate all’infertilità.

Secondo un’interpretazione meno frequente, ma comunque “classica” (e presente ad esempio in alcune famose traduzioni francesi del Corano), il verbo يُزَوَّجُهُمْ (yuzawwijuhum), avendo un senso di dualità, sarebbe da intendere non come “offrire figli sia maschi sia femmine”, ma come “accoppiare, sposare”. Quindi, secondo questa diversa esegesi, nel versetto 49 si parlerebbe della prole (concetto sottinteso), mentre il 50 sarebbe dedicato al matrimonio.

Malik riprende proprio questa tradizione interpretativa minore, di cui condivide l’impianto generale, tranne per il fatto che, secondo lui, il brano non ha alcun sottinteso e, di conseguenza, entrambi i versetti si riferirebbero al concetto di attrazione e di desiderio: ad alcune persone il Dio ispira sentimenti diretti verso le femmine e ad altre verso i maschi; questi sentimenti hanno il proprio compimento nell’unione di coppia; infine, altre persone sono sterili, probabilmente nel senso di asessuate, prive di qualsiasi desiderio sessuale. Il fatto che le persone vengano identificate con un generico e non sessuato “coloro” (لِمَنْ) sarebbe la prova, secondo Malik, che il Corano ribadisce la coesistenza di tanti orientamenti sessuali, tutti provenienti dal Dio, tutti “naturali”.

Non sembrano invece per nulla convincenti le osservazione di Malik sulla Sura III, La famiglia di Imran, 36 (E, quando l’ebbe partorita, [la madre di Maryam] disse: “O Signore, ho partorito una bambina” – e il Dio sapeva meglio di lei quel che aveva partorito: il maschio non è simile alla femmina – “L’ho chiamata Maryam [Maria] e pongo sotto la tua protezione lei e tutta la sua discendenza contro Shaitan [Satana], il reietto).

Secondo lo studioso questo brano proverebbe la natura intersessuale di Maryam, dal momento che Malik interpreta il passaggio “il Dio sapeva meglio di lei quel che aveva partorito: il maschio non è simile alla femmina” come il fatto che la madre avrebbe erroneamente attribuito a Maryam il sesso femminile, mentre in realtà sarebbe stata un maschio. Il passaggio, in realtà, è chiaramente riferito al fatto che il Dio, essendo onnisciente, conosceva perfettamente il sesso della nascitura ben prima del suo stesso concepimento.

In definitiva, il saggio di Faris Malik propone tesi estremamente convincenti (cfr. MOI Reading 5) e altre che invece lo sono ben poco. Tuttavia, la conclusione principale del suo lavoro resta in piedi anche se si rifiutano le sue interpretazioni che meno ci soddisfano: “Il Corano non proibisce di usare, come partner sessuali passivi, l’antica categoria di uomini che per natura non provavano desiderio per le donne. Questo tipo di uomo è spesso conosciuto con il nome di ‘gay’ in tempi moderni, ma nel mondo antico era identificato con un ‘eunuco naturale’ anatomicamente integro“.

 

Pier
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1 commento

  • questo sito mi piace per dire i pro ei contro delle cose e non solo dire che siete pro o contro qualcosa.molto buono, ma ho un po di problema con l'italiano!

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