#NoteDagliIslam. Matrimoni, il Golfo non dice più sì

Le notizie di questa settimana:
Golfo – Divorzi e single, il matrimonio è in crisi
Tunisia – La dittatura sulla pelle delle donne
Palestina – Un futuro di dubbio e pessimismo
Birmania – Governo tende la mano ai Rohingya?
Ramadan – Spirituale, commerciale o fraterno?

Golfo – Divorzi e single, il matrimonio è in crisi. Nei paesi del Golfo nubili e celibi sono sempre di più, mentre il 70% dei matrimoni finisce in un divorzio. E torna il nikah al-misyar, il “matrimonio del viandante”.

Il matrimonio misyar si fonda sul principio che il marito, una volta versata la sua dote (mahr), non ha più obblighi finanziari nei confronti della moglie. La donna spesso rimane a vivere a casa dei genitori, dove il marito nomade le rende visita quando gli pare e piace. Per alcuni questa pratica è assimilabile ad una forma di prostituzione sanzionata dalla legge, per altri attribuisce agli uomini tutti i diritti legati al matrimonio, ma li esenta da ogni dovere. Altri ancora denunciano che le donne misyar sono messe a disposizione come libri in una biblioteca, dando luogo a comportamenti disonesti. [thenational.ae]

Tunisia – La dittatura sulla pelle delle donne. L’Istanza verità e dignità, che indaga sui crimini perpetrati dalla dittatura di Ben Ali, rompe il tabù su torture e violenze subite dalle prigioniere politiche.

Molte donne torturate venivano da famiglie islamiste molto ferventi e il carattere sessuale delle sevizie subite era una questione molto sensibile. Anche la profonda divisione tra laici ed islamisti ha impedito una discussione aperta sul tema: le principali associazioni femminili, che hanno una posizione laica, hanno investigato poco sui trattamenti inflitti alle donne islamiste dal regime di Ben Ali. La polizia strumentalizzava la vergogna obbligando i detenuti ad assistere alle sedute di tortura e dicendo che nessuno le avrebbe più sposate e che il disonore le avrebbe perseguitate fin nella tomba. [nytimes.com]

Palestina – Un futuro di dubbio e pessimismo. Finirà la guerra o andrà sempre peggio? Le domande senza risposta di Sally Abrams e le risposte indesiderate di Amira Hass sul conflitto israelo-palestinese.

Ecco alcune domande che mi piacerebbe sentire poste dai giornalisti illuminati. Ai dirigenti arabi del Medio Oriente: dipingete Israele come il nemico esterno e ve ne servite per sviare la collera legittima dei vostri popoli dai problemi dei vostri regimi autocratici e delle vostre società in fallimento, private di libertà, ma se Israele scomparisse domani in che modo migliorerebbe la vita dei vostri popoli? Ai palestinesi: siete coscienti che i vostri leader hanno fallito? Agli israeliani: siete capaci di sentire empatia per le perdite e le sofferenze subite dai palestinesi durante tutti questi anni? [timesofisrael.com]

Un nuovo governo di destra guidato ancora una volta da Benjamin Netanyahu, l’isolamento internazionale di Israele, la situazione economica e sociale di Gaza e l’allontanarsi di una soluzione di pace basata sui due stati per due popoli. Intervista alla giornalista israeliana Amira Hass, l’unica giornalista ebrea israeliana che vive nei territori occupati e che scrive per il quotidiano progressista Ha’aretz e ha una rubrica sul settimanale Internazionale. L’intervista è stata realizzata a Lecce, in occasione dello Yalla shebab film festival, che quest’anno era dedicato al cinema palestinese. [internazionale.it]

Birmania – Governo tende la mano ai Rohingya? I musulmani Rohingya in Birmania sono la minoranza più discriminata al mondo: ora lo ammette anche un consigliere politico del governo.

Abu Tahay, uno dei leader della comunità Rohingya, racconta le ragioni dell’esodo. “Chi se n’è andato non l’ha fatto per ragioni economiche, ma per le limitazioni di libertà. Ora un consulente del governo sta tentando di fare qualcosa ma ha spiegato che nessuno può sollevare la questione dei diritti dei Rohingya, però non c’è modo di convivere pacificamente se questo argomento non viene affrontato”. Crede che una riconciliazione sia possibile? “Dipende dal governo. Se continuano a essere imposte restrizioni e si nega piena cittadinanza ai Rohingya, non ci potrà essere alcuna riconciliazione”. [tempo.co]

Ko Ko Hlaing, consigliere politico del presidente della Birmania, è stato intervistato sulla questione Rohingya. “Stiamo facendo del nostro meglio: si tratta di un problema di povertà acuta che il governo non può risolvere in un tempo molto breve”. Perché si è arrivati a questo punto? “Da un lato per il crescente estremismo religioso nell’Islam, a partire dal 2001, quando il governo talebano in Afghanistan ha distrutto la famosa statua di Buddha. Dall’altro perché finché c’è stato il regime militare le persone dovevano obbedire: c’erano scontri sporadici, ma con la libertà è emerso l’odio”. [tempo.co]

Ramadan – Spirituale, commerciale o fraterno? Il senso del Ramadan non può limitarsi al digiuno diurno e fare la fine del Natale: l’esempio della moschea di Catania che aiuta anche i poveri italiani.

Siamo ben lontani dall’ascesi raccomandata dal Corano che ha lo scopo, tra l’altro, di farci provare la sofferenza causata dalla fame a molte persone tutti i giorni, tutto l’anno. A lungo abbiamo creduto che l’islam sarebbe scampato alla deturpazione della festa del Natale: nel corso dei secoli i mercanti del tempio hanno finito per farne un appuntamento mondiale di cucina raffinata, ottimi vini e regali. Con la differenza che il Natale dura solo una notte e che i cristiani riconoscono che la nascita di Cristo non è ormai che un pretesto, mentre qui il pretesto dura un mese e lascia un bel po’ di gente a terra. [algerie-focus.com]

Rotto il digiuno e terminata la preghiera, a sedersi ai tavoli allestiti per la cena comunitaria ci sono anche alcuni italiani. A Catania la moschea della Misericordia e gli spazi del centro islamico sono infatti un riferimento per un quartiere popolato da molte famiglie indigenti, in gran parte italiane. Un elemento di integrazione e interazione sostenuto da diverse associazioni catanesi e capace, grazie a un accordo con il Banco alimentare di Sicilia, di offrire un aiuto continuativo a chi ha bisogno, anche oltre al periodo di Ramadan. [internazionale.it]

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