Follia senza Memoria: l’odio che aizza ancora la folla

Saluti nazisti. Slogan contro ebrei, rom, musulmani, immigrati. Lanci di pietre, petardi, fumogeni, bottiglie, cestini della spazzatura, sbarre di ferro contro la polizia e contro i giornalisti. Diciannove agenti feriti, di cui uno in condizioni potenzialmente gravi. Duecentocinquanta manifestanti fermati, tra i quali cinque in possesso di armi non autorizzate (lexpress.fr). E’ stato questo l’inquietante contorno del Giorno della collera, manifestazione di protesta contro il governo socialista di François Hollande che a Parigi ha raccolto 17mila persone (160mila secondo gli organizzatori) proprio alla vigilia della Giorno della memoria. Se la rabbia dei manifestanti aveva un lungo elenco di bersagli, dalle tasse al “disprezzo dell’identità francese“, la grande catalizzatrice dell’odio è stata ancora una volta la legge che ha riconosciuto il diritto al matrimonio per le coppie dello stesso sesso.

E’ successo così che durante la manifestazione, organizzata da un comitato di personalità anonime (jourdecolere.com), gli slogan contro le nozze omosessuali siano stati tra i più frequenti (superati solamente da quelli contro l’immigrazione e la presunta islamizzazione anti-bianchi e anti-cristiani della Francia) e abbiano unito non solo i militanti dell’estrema destra e le associazioni del cattolicesimo identitario e tradizionalista, ma anche il gruppo dei Contribuenti in rivolta, il collettivo La rivolta delle mucche da latte (sic!) e altre organizzazioni tra loro diversissime. Alain Escada, leader dell’associazione cristiana integralista Civitas, ha gioito per “questo desiderio di coagulazione, questa somma di insoddisfazioni che ha per obiettivo l’indebolimento del governo” (liberation.fr).

Mentre le comunità bersaglio dell’odio hanno continuato a faticare nel capire il legame che avrebbe dovuto unirle di fronte ad un fascismo sempre vivo – sotto e sopra la cenere, dentro e fuori le fogne -, il discorso dell’odio è stato prima coltivato dall’estrema destra, poi istituzionalizzato dalla destra “moderata”, quindi fatto tacitamente proprio anche dalla sinistra. In Francia come in Italia e come in tanti altri stati d’Europa. Ora l’odio sfugge di mano anche a chi l’ha devotamente seminato e si allarga e si rafforza coagulando, come nota Escada, le tante insoddisfazioni di un tempo ottenebrato e ottenebrante. La parola d’odio è sempre più pronta a tramutarsi in azione d’odio, la violenza simbolica a trovare compimento nella violenza fisica.

Le istituzioni politiche e spesso anche religiose potranno fermare questa corsa verso il precipizio, potranno raddrizzare questo piano inclinato? Riusciranno a difendere la vita dei migranti dopo averli lasciati affogare davanti ai propri occhi e dopo averli rinchiusi in campi di concentramento che hanno di nuovo sfregiato le terre europee? Riusciranno a difendere la libertà degli ebrei e dei rom dopo aver suonato l’allarme dell’identità maggioritaria sotto assedio? Riusciranno a difendere la dignità degli omosessuali dopo aver sostenuto che le loro unioni minano l’esistenza stessa della civiltà?

Con queste domande in mente, quello che spaventa ad osservare la manifestazione di Parigi, capitale di uno stato che pure si è sempre fatto vanto della propria battaglia per la laicità e la convivenza, non sono tanto le presenze (cattolici integralisti, neofascisti, reazionari di ogni specie…), quanto le assenze. Persino l’estrema destra del Fronte nazionale di Marine Le Pen, persino gli omofobi estremisti di Manif pour tous, persino quei fanfaroni delle Sentinelle in piedi hanno boicottato quest’ultima manifestazione e anzi hanno lanciato scomuniche ed appelli alla non partecipazione. Dopo aver seminato vento, vedono all’orizzonte una tempesta che non sanno come domare. E ora esitano, fanno un passetto indietro, ma probabilmente non avranno la dignità per fare davvero marcia indietro.

Tutto era prevedibile, tutto era previsto. Solo coloro che hanno lo sguardo annebbiato dall’odio e dalla sete di facili voti non hanno saputo e voluto vedere. Da questo punto di vista, la fiumana incollerita che ha manifestato a Parigi contro i matrimoni gay e la folla inferocita che ha assaltato un tribunale in Nigeria per chiedere la lapidazione di alcuni presunti omosessuali (ilgrandecolibri.com) sono la stessa cosa: il prodotto di un identico processo di semina del vento e di raccolta della tempesta. Cambiano i luoghi, cambiano i volti, cambiano i contesti, ma il meccanismo non cambia, i bersagli non cambiano mai.

Intanto ad Abidjan, in Costa d’Avorio, un’altra folla ha assediato l’abitazione di tre omosessuali, accusati di essere “una minaccia per l’educazione dei bambini del quartiere” perché si bacerebbero in pubblico e farebbero poco realisticamente sesso per strada. Gli assalitori stavano preparando delle bombe molotov per incendiare la loro casa mentre i tre uomini erano chiusi dentro e solo l’intervento della polizia ha permesso di salvare loro la vita (abidjan.net).

Quegli stessi agenti, però, non hanno mosso un dito quando degli uomini armati hanno fatto irruzione nella vicina sede dell’organizzazione LGBT Alternativa Costa d’Avorio, rubando e devastando ogni cosa, come ha denunciato sul suo profilo Facebook il presidente dell’associazione Claver Touré. Solo molto più tardi è arrivata la solidarietà del ministro dell’Interno. “Come si dice: meglio tardi che mai. Ora la polizia nazionale e i caschi blu garantiscono la sicurezza nella sede e a casa mia. La lotta continua” scrive Touré. Perché fischia il vento e infuria la bufera, ma non ci si può arrendere davanti alla tempesta che si avvicina sempre di più…

 

Pier
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