Parigi, una grande manifestazione contro le nozze gay

bandiere pro-famiglia della Manif pour Tous
Bandiere pro-famiglia della Manif pour Tous a Parigi

Chissà se la piccola Sacha porterà fortuna. Di certo la sua nascita ha un grande valore simbolico: la prima nata in Francia nel 2013, a mezzanotte e qualche secondo del 1° gennaio, ha due mamme ed è stata concepita tramite inseminazione artificiale in una clinica di Bruxelles [20 Minutes]. In Belgio, non in Francia, dove è sempre più acceso il dibattito sul “matrimonio per per tutti”, cioè sul diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso, all’adozione da parte delle coppie omosessuali e alla procreazione assistita anche per le lesbiche. Domenica prossima, 13 gennaio, si svolgerà a Parigi “La Manif pour Tous” (Manifestazione per tutti), probabilmente la più grande dimostrazione degli oppositori alle nuove norme LGBTQ*-friendly: gli organizzatori prevedono la partecipazione di più di un milione di persone.

Il comitato promotore dell’evento, comunque, non deve essere troppo sicuro di sé, considerando i toni parossisticamente (per non dire parodisticamente) allarmistici del manifesto dell’iniziativa. Ad esempio, si sostiene che il diritto alla procreazione medicalmente assistita per le lesbiche “condurrà ineluttabilmente alla procreazione scientifica per tutti” (sic!). Oppure che i bambini adottati da coppie dello stesso sesso “saranno privati volontariamente del padre o della madre”, come se non si trattasse già di piccoli orfani o abbandonati dai genitori naturali… Omofobia? Per nulla, giurano: non ce l’avrebbero con gli omosessuali se non costituissero, con la loro pretesa di avere pari diritti, una minaccia per la società, la civiltà e l’umanità! Nientepopodimeno…

Un altro segno di insicurezza è la presenza, nel comitato organizzatore, di associazioni civetta (dal gruppo dei presunti dissidenti di sinistra a quello ancor più improbabile dei gay contro il matrimonio omosessuale) inventate dalla sera alla mattina per confondere le acque. La priorità è chiara, come riferisce senza mezzi termini persino il giornale cattolico La Croix: evitare che l’evento venga percepito come “la manifestazione dei vescovi” o “la manifestazione dei cattolici”, per farlo passare per una “manifestazione apolitica e aconfessionale” e persino per “una iniziativa laica”. Per questo solo una decina di vescovi scenderanno in piazza a Parigi, mentre un’altra settantina ha espresso pubblicamente il proprio appoggio all’iniziativa, preferendo però non unirsi direttamente ai manifestanti.

La verità sulle origini della manifestazione, però, è emersa con chiarezza dalle omelie di domenica scorsa, trasformate in lunghi spot politici a favore della manifestazione del 13 gennaio a Parigi. Con uno strascico di polemiche anche tra i fedeli cattolici, non tutti entusiasti che nella santa messa la lettura delle missive dei vari vescovi contro una iniziativa di legge abbia rubato la centralità alla lettura del Vangelo.

Altre polemiche le ha scatenate la lettera inviata per Natale a tutte le scuole cattoliche da Eric de Labarre, responsabile dell’insegnamento per la conferenza episcopale francese, che ha lanciato l’invito ad aprire nelle classi un dibattito libero… ma basato sull’affermazione del “diritto fondamentale al riconoscimento della differenza dei sessi” [Le Parisien]. Il ministro dell’educazione, Vincent Peillon, ha allora ricordato i principi di neutralità e di rispetto della libertà di coscienza a cui tutte le scuole sono tenute: “Non mi sembra opportuno introdurre nella scuola il dibattito sul matrimonio per tutti”, ha dichiarato [Le Monde]. I sindacati degli insegnanti lo hanno subito corretto: il dibattito è utile, basta che agli studenti non siano imposte conclusioni predeterminate. Un po’ come è successo a Saint-Lô, nella Bassa Normadia.

Qui, infatti, il preside di una scuola privata ha pensato bene di allegare alle pagelle di fine trimestre un comunicato di APEL, l’associazione dei genitori degli allievi delle scuole convenzionate, in cui si esprime la più ferma opposizione ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, considerati un pericolo per la civiltà. Come risposta, è stata aperta subito una pagina su Facebook che conta oggi, dopo soli cinque giorni, più di 2mila iscritti, tra i quali sono centinaia gli studenti dell’istituto cattolico [Ouest-France].

Non sono, comunque, solo i cattolici a protestare, anche se le altre confessioni religiose si mostrano più esitanti o addirittura spaccate al proprio interno. Ad esempio, se l’Unione delle organizzazioni islamiche di Francia [pagina cancellata visualizzabile su Wayback Machine] invita i musulmani a partecipare alla manifestazione di domenica perché la proposta di legge socialista “sconvolgerà irrimediabilmente e pericolosamente le strutture familiari e sociali”, Mohammed Moussaoui, presidente del Consiglio francese del culto musulmano, ha reso noto che non scenderà in piazza, pur lasciando ai membri dell’organizzazione libertà di partecipare alla dimostrazione a titolo personale.

Non ci sarà neppure Dalil Boubakeur, rettore della grande moschea di Parigi, che ha dichiarato: “La religione musulmana rigetta formalmente l’omosessualità in quanto orientamento mal visto e condannato nei testi sacri. [Tuttavia] non posso colpevolizzare o condannare nessuno: Dio ha creato questo orientamento come ha creato la varietà dell’umanità e lo devo accettare. Non è colpa di nessuno, ma è una realtà antropologica. Nonostante i decreti religiosi, non sono incaricato dal buon Dio di cambiare, condannare o ancor meno stigmatizzare questa realtà” [Europe1].

Tra gli assenti illustri ci sarà anche Gilles Bernheim, grande rabbino di Francia (L’Express), che comunque in un’intervista a La Croix, ripresa anche dall’Osservatore Romano, non rinuncia a usare parole di fuoco contro l’omosessualità: “Un comportamento, prima emarginato, vuole essere non più tollerato, ma legittimato, che è una cosa molto differente”. Bernheim se la prende anche contro “i nuovi manuali scolastici che incitano il bambino non solo a rispettare gli omosessuali come persone, ma anche a riconoscere la legittimità del loro comportamento”. E ci mancherebbe altro…

Intanto, secondo un sondaggio Ifop, il 69% dei francesi (in particolare l’85% dei simpatizzanti di destra e il 55% di quelli di sinistra) vorrebbe che sulla questione del matrimonio per tutti si esprimesse il popolo con un referendum. Il committente dell’indagine, va precisato, non è proprio super partes: si tratta, infatti, del sito cattolico Valeurs Actuelles [pagina cancellata visualizzabile su Wayback Machine], che appoggia con forza l’ipotesi di una consultazione popolare, ventilata dal partito conservatore UMP. La stessa manifestazione di domenica, in fin dei conti, sembra aver fatto un passo indietro: la prospettiva di fermare la proposta di legge appare troppo remota e allora si spera in una forte mobilitazione in grado almeno di permettere di guadagnare tempo prezioso indicendo un referendum.

Con l’andare del tempo, infatti, il favore dell’opinione pubblica nei confronti dei diritti LGBTQ* sembra ridursi, come mostrano vari sondaggi (tra cui quello di Pèlerin): se per il matrimonio il calo è limitato (dal 63% del giugno 2011 all’attuale 60%), per le adozioni i favorevoli sono crollati dal 58% al 46%. D’altra parte, questi temi sono ritenuti secondari dal 75% degli elettori. E allora c’è proprio da vedere come andrà la manifestazione di domenica a Parigi…

 

Pier
©2013 Il Grande Colibrì
Scritto da
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