Nigeria, polizia contro la “gang gay”: 6 arresti assurdi

Hanno tutti tra i 20 e i 28 anni e, secondo quanto ha dichiarato a naij.com Musa Daura, assistente ispettore generale della polizia della zona 5 di Benin City, grande città della Nigeria meridionale, hanno tutti confessato: è così che le forze dell’ordine avrebbero smantellato una “gang gay“. Come spiega Daura, l’omosessualità sarebbe ormai “una tendenza preoccupante” e i gay starebbero formando delle “cricche” pericolose: “Concorderete con me sul fatto che questo reato è un’offesa all’umanità e alla natura, un atto abominevole che dovrebbe essere condannato da tutti in ogni sua ramificazione“. Il linguaggio dell’ufficiale di polizia suona già abbastanza assurdo quando parla dei fatti in generale, ma se analizziamo più da vicino la ricostruzione dei misfatti di cui sono accusati i sei giovani arrestati (che rischiano una condanna a molti anni di carcere) tutto appare persino più paradossale.

UNA BANDA DI “OMOSESSUALIZZATORI”

La vicenda affonda le sue radici nel 2006. F.O. (non riportiamo i nomi degli accusati per ovvi motivi, anche se sono stati tutti resi pubblici dai media nigeriani), allora quattordicenne, avrebbe incontrato I.O., di un anno più grande di lui, in un night club, lo avrebbe fatto ubriacare, se lo sarebbe portato a casa e lo avrebbe violentato. Per un passaggio logico che sfugge, la vittima dello stupro, invece che prendersela con l’aggressore, avrebbe deciso di creare con lui una gang per violentare altri ragazzi e trasformarli in omosessuali – e qui non è chiaro se si stia rappresentando l’omosessualità come una malattia contagiosa o se stia dando ragione al noto modo di dire “una volta provato il pisello, non ne puoi più fare a meno“.

Tra le testimonianze più “significative” e coerenti (?), spicca quella del componente più giovane della banda: “E’ successo tutto l’anno scorso: stavo tornando da una festa di compleanno, era notte. Non sono riuscito a tornare a casa con i mezzi pubblici. Ho incontrato per strada F.O., che mi ha chiesto cosa facessi in giro. Gli ho risposto che avrei potuto passare la notte da lui. Quella notte mi ha toccato. Gli ho urlato contro, ma lui mi ha penetrato a forza e mi ha fatto male. Mi ha detto che se ne avessi parlato con qualcuno, lui sapeva dove trovare me e la mia famiglia e che mi avrebbe ucciso“. Urla, dolore, minacce: per motivi misteriosi, tutto questo avrebbero portato l’allora diciannovenne a unirsi spensieratamente alla gang.

IN FUTURO CARCERE O DISCRIMINAZIONI

In questo turbinio di dettagli improbabili, in cui omosessualità, violenza, sesso e desiderio si uniscono in nodi fatti apposta per rendere il quadro il più cupo possibile, non si capisce neppure il senso delle accuse mosse ai ragazzi, che nella ricostruzione sbirresca potrebbero apparire soprattutto come vittime di stupro da parte di F.O. Dietro il velo delle fantasie morbose degli agenti e delle confessioni estorte con ogni probabilità con violenze e minacce, sembra di poter intuire la solita verità: alcuni ragazzi omosessuali se va male saranno condannati a lunghi anni di galera per accuse evidentemente insensate lanciate da poliziotti desiderosi di mettersi in mostra; se va bene verranno liberati dopo che tutto il paese ha conosciuto i loro nomi, con un futuro assicurato di discriminazioni e di violenze.

 

Pier
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