Ecco il papa gay: arresti e propaganda antigay in Egitto

E’ il sommo sacerdote dell’omosessualità, il papa della perversione, il mammasantissima della confraternita sodomitica. E’ lui che organizza e gestisce come una setta o come un clan l’intera comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) egiziana: è lui a dettare le regole, è lui a farle applicare, è lui a decidere come dirimere le dispute. E’ efficacissimo: con lui il numero di omosessuali in Egitto è esploso e mai così tante persone, convinte da allettanti offerte economiche o da perversi “istinti animali“, hanno ceduto il proprio corpo alla lussuria praticata con persone del proprio stesso sesso. Ovviamente Manal Hammad, la giornalista che ha lanciato questo allarme su vetogate.com, non sa dirci assolutamente nulla su questo fantomatico personaggio, se non giurarci che le forze di sicurezza le hanno assicurato che questo genio del male esisterebbe davvero…

Ovviamente a “contribuire alla diffusione dei crimini e delle attività contro la morale“, spiega a Hammad un ufficiale di polizia, sono stati prima la rivoluzione che ha deposto il dittatore Mubarak e poi il governo diretto dai Fratelli musulmani. E, altrettanto ovviamente, questa ondata infernale è ora arginata dagli incredibili sforzi di Abd al-Fattah al-Sisi, il militare giunto al potere con un colpo di stato dell’esercito nel 2013 ed eletto presidente quest’anno. “Teniamo sotto controllo i movimenti e le attività di molte persone che commettono atti contro la morale, in particolar modo crimini di perversione sessuale” aggiunge il poliziotto, fornendo l’unica informazione credibile di tutto il lungo articolo di Manal Hammad.

Infatti, non ci sono dubbi sul fatto che, dal ritorno della dittatura militare, le forze di sicurezza egiziane siano fortemente mobilitate nella persecuzione delle persone omosessuali e transgender. Ai tanti arresti di massa degli ultimi mesi (ilgrandecolibri.com), se ne è aggiunto uno nuovo, ancor più imponente e spettacolare.

Secondo quanto racconta lei stessa, Mona Iraqi, giornalista della trasmissione “Al-Mustakbay” (Il segreto) del canale tv “Al-Qahira wa-l-nas” (Il Cairo e la gente), avrebbe scoperto un giro di prostituzione in un hammam della capitale mentre stava preparando un’inchiesta sulla diffusione dell’AIDS per il 1º dicembre, giornata mondiale dedicata alla malattia. Nel pieno rispetto delle “regole deontologiche, umanitarie e scientifiche riconosciute a livello internazionale” (secondo quanto scrive senza vergogna nel profilo su facebook.com), ha rimandato la messa in onda dell’inchiesta per dare tempo alla polizia di organizzare un raid nel bagno turco, ovviamente alla presenza della stessa Iraqi e dei suoi fotografi.

Le forze dell’ordine avrebbero scoperto dozzine di uomini impegnati in una gigantesca orgia. Come documentano le fotografie pubblicate online da Iraqi senza oscurare nessun volto (v. foto), tutti questi uomini sono stati arrestati senza dargli la possibilità di rivestirsi e, secondo quanto raccontato da un testimone oculare all’attivista per i diritti umani Scott Long, sarebbero stati picchiati e condotti ancora nudi sulla strada davanti all’hammam per essere caricati su furgoncini e portati in carcere, dove probabilmente sono stati anche torturati (paper-bird.net). Non è ancora del tutto chiaro quante persone siano state arrestate in questo “nido di propagazione del virus dell’AIDS” (secondo la sobria definizione data da Iraqi), ma dovrebbero essere circa una cinquantina.

Nel raccontare i sempre più frequenti arresti di omosessuali e transgender, come fa notare Scott Long, i media egiziani, sempre più sotto il controllo diretto del regime militare, sottolineano sempre più spesso come la polizia avrebbe smantellato non meglio precisate “reti omosessuali“. Questa “è una costante minacciosa” usata dal potere per “trattare l’omosessualità e la non-conformità di genere come elementi politici e, al pari di qualsiasi altro elemento politico sotto una dittatura sempre più soffocante, come parti di una cospirazione sinistra“, scrive Long.

Ecco perché viene costruita la mitica e spaventosa figura del “padrino gay” che ordisce faraoniche macchinazioni per diffondere l’omosessualità in Egitto. Ecco perché un semplice bordello con prostituti omosessuali e transgender chiuso nel ricco quartiere di Zamalek, al Cairo, è presentato come un centro dedito a promuovere enormi “reti sessuali” sul web (youm7.com). Ecco perché un professore arrestato perché in possesso di foto gay, abiti da donna e preservativi viene assurdamente accusato di essere il gestore di una “rete omosessuale internazionale” alla quale avrebbero partecipato gli odiati Fratelli musulmani (youm7.com) e che avrebbe mandato giovani egiziani a prostituirsi nei paesi del Golfo.

Ecco perché in pochi mesi l’Egitto della dittatura militare è diventato il paese che in tutto il mondo ha incarcerato di gran lunga più omosessuali e transgender, pur non avendo norme che criminalizzino l’omosessualità (guadagnandosi però molti applausi per essersi attribuito l’etichetta di eroe laico per aver cacciato i Fratelli musulmani al potere). Ed ecco perché probabilmente la situazione è destinata addirittura a peggiorare nel prossimo futuro.

Manal Hammad racconta l’inverosimile storia di un alto ufficiale che sarebbe stato colto in flagrante mentre si prostituiva insieme al figlio, entrambi vestiti da donna, e che avrebbe confessato di avere girato numerosi video pornografici in cui importanti personaggi del governo e dell’esercito farebbero sesso tra loro o ballerebbero in abiti femminili. Secondo Scott Long questo dettaglio assolutamente poco credibile potrebbe essere l’annuncio di una purga: il regime militare, dopo aver usato l’accusa di omosessualità per distrarre la popolazione e per infangare i propri nemici esterni, si starebbe preparando a usarla per distruggere anche i propri avversari interni.

 

Pier
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