Arcobaleno in Uganda, ma in Africa soffia l’omofobia

Ancora risuonano le parole dell’arcivescovo sudafricano  Desmond Tutu, secondo cui sarebbe meglio finire in un inferno dove tutti possano amarsi piuttosto che nel paradiso di un dio omofobo (ilgrandecolibri.com). Parole che, non a caso, arrivano da un uomo simbolo dell’intero continente africano. Ma risuonano anche le parole di Robert Mugabe, presidente appena rieletto dello Zimbabwe : “Gli omosessuali sono peggio dei maiali, delle capre e degli uccelli. Dovremmo prendere due uomini, chiuderli in una casa per cinque anni e dirgli che devono fare due figli: se non ci riusciranno, gli taglieremo la testa” (NewsDay). Parole che, non a caso, arrivano da un uomo simbolo dell’intero continente africano. A dimostrazione di quanto sia complessa e contraddittoria la situazione.

Capita così che in Uganda , il paese in cui la proposta di legge per aumentare le pene contro gli omosessuali ed i loro amici mette tutti d’accordo da anni senza mai venire alla luce, si svolga un Pride senza incidenti. Il codice penale attuale prevede lunghissime detenzioni per i gay, politici e religiosi invocano per loro la pena di morte e intanto un centinaio di attivisti LGBT marciano a Entebbe, sulle rive sabbiose del lago Vittoria, con bandiere arcobaleno, parrucche e tacchi a spillo senza che la polizia intervenga e compia un arresto di massa, come successo durante l’analoga manifestazione dell’anno scorso nella capitale Kampala. Le discriminazioni sono molti pesanti, ma, commenta il militante Kelly Mukwano con voanews.com, “è davvero un’esagerazione dire che l’Uganda sia il posto peggiore per essere gay“.

Non è comunque il caso di essere ottimisti: sono passati solo due anni e mezzo dall’omicidio dell’attivista gay David Kato e le notizie dal paese africano continuano ad essere quasi sempre terribili, come ilgrandecolibri.com ha documentato più volte. Intanto negli ultimi giorni anche in Camerun  è stato assassinato un militante omosessuale, il giornalista Eric Lembembe, mentre una folla inferocita, secondo quanto riferito a oblogdeeoblogda.me, avrebbe ucciso a sassate un ragazzo gay di 33 anni scoperto dalla moglie con il suo amante di 25 anni: quest’ultimo sarebbe finito in prigione, mentre nessuno degli assassini starebbe rischiando un’incriminazione. La situazione è talmente pericolosa che i gruppi LGBT locali hanno deciso di sospendere le proprie attività e la collaborazione con i piani per la prevenzione dell’HIV (theguardian.com).

Intanto in Nigeria  sta facendo discutere la confessione del ministro degli Affari intergovernativi, Alhaji Kabiru Tanimu Turaki: il governo federale nigeriano avrebbe ricevuto forti e ripetute pressioni da non identificati stati stranieri affinché venisse riconosciuto il diritto al matrimonio per le coppie omosessuali, ma avrebbe respinto fieramente ogni tentativo di ingerenza (tribune.com.ng). Tutta la storia, alquanto improbabile, sembra una bugia montata per blandire i leader religiosi e in particolare l’Associazione cristiana della Nigeria, che continua a chiedere le dimissioni di Olugbenga Ashiru, ministro degli Esteri reo di aver dichiarato che “se vengono inviati in Nigeria diplomatici sposati con una persona del loro stesso sesso, non abbiamo altra scelta che accreditarli” (thisdaylive.com).

Ma i cristiani nigeriani forse farebbero meglio a pensare, più che a quello che succede nelle camere da letto delle ambasciate straniere, a quanto accade nelle loro chiese. A Benin City, il pastore pentecostale Phillip Ogbebor è stato arrestato dopo che un uomo lo ha denunciato per aver avuto rapporti sessuali con suo figlio: il sacerdote ha confessato di aver convinto il giovane, allora quindicenne, simulando dei finti riti magici capaci di provocarne la morte appena avesse svelato il segreto (osundefender.org). Purtroppo, se la denuncia di fatti come questi è giusta, bisogna sottolineare che sulla stampa di molti paesi africani gli omosessuali appaiono solo quando sono coinvolti in storie di sfruttamento e di violenze sessuali… (ilgrandecolibri.com)

Lo dimostra esemplarmente un articolo pubblicato in Ghana  sotto il titolo: “Crimini sessuali, violenza di strada e corruzione nella società ghanese: omosessualità e violenza sessuale” (ghanaweb.com). L’editorialista, che ha ampliato un proprio articolo scritto nel 2011, raccoglie fatti di cronaca che, a suo dire, dimostrerebbero come l’omosessualità porti ad un aumento dei casi di pedofilia e di stupro, induca gli adolescenti a prostituirsi su Internet, provochi epidemie di malattie sessualmente trasmissibili. E, tanto per non farsi mancare nulla, ecco anche la citazione di un medico nazionalista secondo cui rifugiati ed espatriati da altri paesi potrebbero provocare il raddoppio dei casi di HIV, gonorrea, sifilide e addirittura ipertensione (myjoyonline.com). Insomma, l’unica pressione che sembra non salire è quella della comunità internazionale…

 

Pier
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