India, vanno ora in onda baci gay e annunciatrici trans

Grazie all’appoggio della sua famiglia, Gazal Dhaliwal è riuscita a sottoporsi ad un’operazione chirurgica di rettificazione del sesso che l’ha trasformata anche esteriormente nella donna che interiormente è sempre stata. I genitori di Simran Shaikh, invece, hanno sbattuto fuori di casa quel figlio troppo effeminato, condannandolo alla prostituzione per sopravvivere. La famiglia di Deepak Kashyap ha accettato senza grossi problemi l’omosessualità del ragazzo, che comunque ha fatto fatica ad accettarsi. Divya ha sposato il suo migliore amico, ma questo non ha sopito la sua attrazione per le altre donne. Tutte queste storie sono state raccontate personalmente dai loro protagonisti a “Satyamev Jayate”, uno dei talk show più impegnati e seguiti in India, condotto dal celebre attore e regista musulmano Aamir Khan, una delle star più importanti di Bollywood (india.com).

In un paese dove recentemente l’omosessualità è tornata ad essere reato con una decisione inaspettata della Corte suprema (ilgrandecolibri.com), la trasmissione di Khan ha svolto un doppio ruolo educativo nei confronti del pubblico: da una parte ha raccontato con delicatezza la realtà vissuta dalle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) in India, spingendo i telespettatori a immedesimarsi nelle storie che ascoltavano, dall’altra ha lasciato la parola anche a psicologi e psichiatri, che hanno confermato come la diversità degli orientamenti sessuali e delle identità di genere non abbia nulla di patologico e hanno condannato senza mezzi termini le idee retrograde che ancora circolano in una larga fetta della popolazione e della classe politica.

In questo periodo, però, il binomio omosessualità e televisione porta gli indiani a pensare soprattutto a Sushant Divgikar, il pluri-laureato Mr. Gay India 2014 che sta partecipando all’ottava edizione del “Grande Fratello” indiano. Divgikar ha motivato la propria presenza nella casa del reality show con la necessità di dare visibilità alle persone LGBT e si è augurato che qualche ragazzo possa trarre ispirazione da lui per fare il proprio coming out (intoday.in). Ma proprio in queste ore si decide la sua sorte televisiva, dal momento che è nella rosa dei “nominati”, cioè dei partecipanti allo show che potrebbero essere scelti per abbandonare la trasmissione.

Ma la tv indiana non offre solo storie reali e reality show: se il cinema parla sempre più spesso di omosessuali (ilgrandecolibri.com), ora anche i telefilm iniziano ad affrontare l’argomento. La serie “Kaisi Yeh Yaariyan” di MTV India, ad esempio, ha riservato una grossa sorpresa: il protagonista donnaiolo Cabir (interpretato da Ayaz Ahmed) è in realtà gay (timesofindia.indiatimes.com). Nei giorni scorsi, però, Cabir ha finalmente baciato, sotto gli occhi di milioni di telespettatori, un altro ragazzo (nella foto; ma il pubblico indiano è già abituato ai baci omosessuali al cinema: ilgrandecolibri.com). La svolta nella trama del telefilm è stata festeggiata da MTV anche iniziando una collaborazione con l’associazione Yaariyan, che aiuta i giovani che scelgono di fare coming out.

Tuttavia, nella maggior parte dei casi le fiction indiane continuano ad offrire un’immagine stereotipata degli uomini gay, mentre le lesbiche hanno molta meno visibilità. Le hijra (persone biologicamente maschili che sentono di appartenere ad un “terzo sesso” e adottano comportamenti e abbigliamenti tipicamente femminili), invece, stanno conquistando sempre di più il piccolo schermo, procedendo in un lento percorso di ricostruzione del prestigio sociale di cui godevano in epoca pre-coloniale. E così, ad esempio, Padmini Prakash è diventata la prima annunciatrice transgender della tv indiana. Lotus News Channel ha spiegato così la propria scelta: “Si impegna molto del lavoro e ha potenzialità” (timesofindia.indiatimes.com): a proposito di annunci, si poteva annunciare l’uguaglianza in modo più semplice?

 

Pier
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1 commento

  • E' più che giusto parlare e parlare e parlare. Ma soprattutto va fatto nel mmodo giusto.
    A quanto pare questa volta ci si sta muovendo in una buona direzione, spiegando ad ottusi retrogradi che l'omosessualità non è una malattia, E' un modo di vivere, di sentirsi.
    In India, però, la Corte Suprema ha decretato che è reato!
    In America poco tempo fa, un santone predicava di essere in grado di guarire da uesta malattia.
    In Italia, sono vittime di bullismo, sfottò e percosse.
    Come in tante altre parti del mondo.
    Quando ci sveglieremo tutti?
    Credo che programmi del genere andrebbe prodotti e mandati in onda dovunque. Con l'obbligo di vederli, ovvio, altrimenti i soliti noti li eviterebbero

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