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Per le classi agiate del nuovo millennio l’omosessualità non è più un problema, ci mancherebbe altro. E la loro profonda natura gay-friendly si manifesta anche nella scelta della casa: i quartieri frequentati dalla comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) aumentano parecchio la propria attrattiva immobiliare. Scendere da casa e incrociare coppie di donne che si tengono mano per la mano o ragazzi che si danno un bacino fa sentire bene i ricchi di oggi, li fa sentire open-minded, trendy, così lontani dalla rozza omofobia di un tempo. Oggi è tutta una corsa ad acquistare abitazioni nelle zone dove campeggiano le bandiere arcobaleno.

E così i “quartieri gay” d’Europa e d’America si ritrovano sommersi da un fiume di soldi e di speculatori immobiliari, talmente sommersi da finire annegati. È la gentrificazione, bellezza: le classi più ricche, per soddisfare il proprio bisogno di sentirsi progressiste e mettersi l’anima in pace, invadono le zone abitate dagli emarginati che gli sembrano più alla moda (gli artisti bohémien e i gay van per la maggiore), le “riqualificano” e le trasformano in un aree talmente chic che gli emarginati devono andarsene. A Parigi il Marais è diventato mitico grazie alla nomea di quartiere gay, ma da anni negozi e locali LGBTQIA chiudono i battenti per far posto alle boutique di lusso. Anche nella “capitale gay” del mondo, San Francisco, chiudono locali storici.

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Travolti dal lusso

La stessa sorte toccherà al Gay Village di Manchester, il quartiere che si sviluppa intorno a Canal Street e che è uno dei vanti della grande città inglese. Un vanto sul serio, come ha ricordato recentemente il laburista Richard Leese, che guida il consiglio comunale fin dal lontano 1996: “L’importanza storica del Gay Village per la comunità LGBTQ della città non può essere sottovalutata: l’area è un faro per la tolleranza in tutto il Regno Unito e la sua reputazione è diffusa a livello internazionale. Non c’è dubbio che la storia e il futuro del quartiere devono essere protetti“. Su questa posizione c’è una quasi unanimità da parte dei rappresentanti politici della città. Eppure cresce l’inquietudine.

addio locali trans gayGli storici abitanti del Gay Village e i gestori dei suoi locali si inquietano, per esempio, perché il consiglio comunale ha approvato la costruzione di 800 appartamenti di lusso che si affacceranno su Canal Street. Si inquieta perché il parcheggio di Sackville Street, punto di grande importanza per l’organizzazione del Pride, sparirà per far posto a un palazzo per VIP. Si inquieta perché lo storico pub gay Thompsons Arms sarà abbattuto per riqualificare l’area. Si inquieta perché in tutto questo stravolgimento della zona nessuno ha chiesto un parere alla comunità LGBTQIA, che pure anima il quartiere e ne ha fatto la fortuna. Ma Richard Leese rassicura: tutti verranno ascoltati. Intanto, però, le decisioni vengono prese senza ascoltare nessuno.

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Abitudini imbarazzanti

Certo, il Gay Village non morirà subito, ci mancherebbe. Ci vorranno anni e probabilmente qualche posticino sopravviverà, anche perché fa folclore. Alcuni aspetti, però, avranno vita breve. Capita così che negli ultimi mesi le ispezioni della polizia al bar Eagle si siano fatte sempre più frequenti e sempre più moleste, concentrandosi guarda caso sulle serate a tematica fetish. Perché i gay carini, sensibili e divertenti, con gli arcobaleni e gli unicorni, fanno alzare il valore degli immobili tutt’attorno, ma quando arrivano con i pantaloni di cuoio, le tute di gomma e le maschere da cane ricordano quella loro abitudine imbarazzante e pure un po’ sgradevole: i gay tendono a fare sesso tra loro. Che peccato, altrimenti sarebbero proprio perfetti!

uomo bianco harness bdsmLo stalking sbirresco colpisce l’Eagle, che ha la sola colpa di ospitare gente vestita in modo un po’ stravagante (nel bar non si fa sesso), ma colpisce ancora di più Club Alert!, una serata fetish che da 15 anni è andata avanti tranquillamente con musica e darkroom. La darkroom, per chi non lo sapesse, è una stanza buia o in penombra dove gli uomini fanno sesso generalmente senza spogliarsi più di tanto, magari usando i glory holes (pareti bucate per praticare sesso orale anonimamente) o le sling (pezzi di cuoio sospesi al soffitto con quattro catene utili per il sesso anale o per il fisting, cioè per l’inserimento della mano nell’ano). Ecco, solo l’idea che qualcuno faccia ‘ste cose nello stesso isolato si adatta poco a una zona ultra-chic!

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Benvenuti a Disneyland!

Adrian Perrett, l’organizzatore dell’evento e di una petizione di protesta, ha un bel ripetere che nella serata fanno sesso solo adulti consenzienti in un locale privato dove si accede solo previa iscrizione: le autorità di Manchester si interrogano se tutto questo sia legale e se non sia meglio togliergli la licenza, anche se eventi simili ci sono in tutto il paese e nessuno sa dire quale legge si starebbe violando. Tra l’altro, ricorda Perrett, la serata è molto sicura (è intervenuta un’ambulanza tre volte in 15 anni e sempre e solo per gente inciampata e cose del genere) e c’è molta attenzione affinché non circolino droghe. Qualcuno, poi, si chiede perché gli stessi problemi non vengano posti anche ai club per  scambisti in altri quartieri della città.

Le ispezioni sbirresche comunque continuano, anche se tanto il consiglio comunale quanto la polizia negano che sia cambiata la loro politica: si sono moltiplicati all’inverosimile i controlli, ma sarà colpa di una distorsione spazio-temporale, evidentemente. Intanto tra i clienti cresce la paura e la frustrazione: quando uno esce per bere una birra e magari incontrare un ometto, di sicuro poi non gli fa troppo piacere passare la serata con i poliziotti, con buona pace del fascino della divisa. E in fondo, vien da pensare, chi non chiude per legge può sempre chiudere per fallimento, no? Secondo Perrett “c’è un piano per schiacciare dall’alto gli aspetti più squallidi del quartiere e trasformare il Village in una parodia di quello che è stato, stile Disneyland“. Ed è difficile dargli torto.

Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: Il Grande Colibrì

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