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La guerra al Pride della capitale georgiana Tbilisi, sfociata in manifestazioni e violenze di massa che avevano causato la cancellazione della marcia, ha prodotto una serie di eventi che hanno portato migliaia di persone a manifestare davanti al parlamento e l’opposizione a chiedere le dimissioni del premier Irakli Garibashvili e del suo governo. La scintilla è stata la morte dell’operatore video Alexander Lashkarava, che era stato gravemente ferito durante la caccia ai giornalisti lanciata da alcuni gruppi nazionalisti e religiosi (testimoni parlano di un pestaggio condotto da una ventina di estremisti) lunedì 5 luglio, giorno delle violenze nella città.

Diciannove associazioni georgiane per i diritti civili accusano in un comunicato il governo di Tbilisi di “non aver preso le giuste misure per fermare i gruppi violenti” e, al contrario, di “aver incoraggiato la violenza”. Mentre la presidente Salomé Zourabichvili ha condannato le aggressioni, il primo ministro ha sostenuto che queste sarebbero state organizzate dalla “opposizione radicale” guidata dall’ex presidente Mikheil Saakashvili, al momento in una sorta di esilio in Ucraina. L’organizzazione del Tbilisi Pride ha accusato apertamente il governo e la Chiesa ortodossa georgiana di essere dietro alle violenze, soprattutto dopo la pubblicazione di una foto in cui un prete ortodosso aggredisce un giornalista di una TV locale.

Parole minacciose

La risposta di Garibashvili è stata sprezzante: “Sono finiti i tempi nei quali una minoranza decideva per la maggioranza”. Secondo Garibashvili, il 95% della popolazione georgiana è contrario a quella che lui definisce “una parata pornografica”: “Questa è l’opinione del nostro popolo e noi, che siamo un governo eletto dal popolo, dobbiamo obbedire. L’unica parata che si potrà vedere nel nostro paese, è quella dell’esercito”. La ministra della cultura Tea Tsulukiani ha ribadito, rivolgendosi a chi manifestava: “Smettete di minacciare e di impaurire la maggioranza di questo paese cercando di coinvolgere USA e UE. Garibashvili non si dimetterà, Gomelauri [il ministro dell’interno; ndr] non si dimetterà. Avete il governo che avete, e dovete farvene una ragione”.

Sull’altro fronte, la violenza dei fedeli della Chiesa ortodossa (e anche di alcuni sacerdoti) contro lə giornalistə accusatə di “promuovere la propaganda LGBT” è un problema che aveva portato alcuni gruppi di opposizione, già lo scorso maggio, a chiedere al governo di proteggere maggiormente lə professionistə della stampa. Ioane Gamrekeli, metropolita dell’eparchia di Kutaisi-Gaenati, già noto per le sue forti posizioni antisemite, ha minacciato apertamente lə giornalistə: “Vi abbiamo già colpito una volta e vi colpiremo ancora se non la smettete”.

Alessandro Garzi
©2021 Il Grande Colibrì
immagine: Il Grande Colibrì

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Alessandro Garzi: “Ho sempre avuto un interesse per i diritti civili. Al momento, cerco di capire qualcosa sulle politiche verso le persone LGBTQIA+ nei paesi dell’Europa centrale ed orientale, e di far conoscere cosa sia l’orientamento asessuale e il mondo che lo circonda” > leggi tutti i suoi articoli

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