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Martedì 6 luglio, il giorno successivo alle violenze che hanno portato alla cancellazione della marcia del Pride nella capitale georgiana Tbilisi, si è svolta di fronte al parlamento una manifestazione silenziosaper la libertà”. Secondo l’organizzazione, hanno partecipato “diverse migliaia di persone” (un tweet del Tbilisi Pride ne indica 7mila), tra attivistə per i diritti delle persone LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali), membri dei partiti di opposizione e quella parte della società civile che ha abbracciato la causa. “Non siamo riuscitə a marciare ieri – ha dichiarato Giorgi Tabagari, dell’organizzazione del corteo annullato – ma oggi abbiamo portato lo spirito del Pride davanti al parlamento. La violenza non vincerà!”.

Lunedì alcune persone appartenenti a gruppi religiosi e nazionalisti hanno fatto irruzione all’interno del quartier generale del Tbilisi Pride e lo hanno saccheggiato, mentre altre, tra cui almeno un prete della Chiesa ortodossa, hanno iniziato una caccia al giornalista che ha portato, secondo un comunicato del governo georgiano, al ferimento di 55 persone, delle quali 53 lavorano nel campo dell’informazione. Dopo quanto accaduto, il Pride ha deciso di cancellare la marcia, sulla spinta di un comunicato del ministro dell’interno, “data la dimensione delle contromanifestazioni programmate da gruppi contrari alla parata”. Bisogna ricordare che violenze si erano verificate nella capitale georgiana anche alla vigilia del Pride del 2019.

Polizia ambigua

In eventi del genere, lo schema seguito da questi gruppi è di fare in modo che i propri atti violenti portino alla cancellazione dell’evento sgradito: infatti le forze di polizia presenti sul posto si limitano, più che a difendere il diritto di manifestare delle persone aggredite, a interrompere l’evento, con la motivazione (o con la scusa) del mantenimento dell’ordine pubblico. In questo modo, i violenti raggiungono il proprio scopo. Si deve aggiungere che non sempre il comportamento della polizia può dirsi alieno da qualche forma di cooperazione con almeno alcuni settori dei gruppi intolleranti: la cancellazione di un evento sgradito, o almeno “scomodo” e complicato da gestire, sembra, in realtà, un obiettivo anche di parte delle forze dell’ordine.

Il 7 luglio, il ministero dell’interno ha comunicato che, in seguito alle violenze che hanno portato alla cancellazione del Pride, sono stati effettuati 102 arresti: 32 persone sono state trattenute in custodia, mentre le altre 70 sono state rilasciate. Per i pestaggi allə giornalistə, inoltre, sono stati effettuati altri quattro arresti. Secondo il ministro Vakhtang Gomelauri, “la controprotesta ha varcato i limiti delle leggi che tutelano la libertà di pensiero”.

georgia bandiera lgbt rainbowSotto minaccia

Ma il Pride muove comunque una grossa critica al governo georgiano, e in particolar modo al primo ministro Irakli Garibashvili, che nei giorni precedenti si era scagliato contro la manifestazione, additandola come una manovra dell’opposizione “estremista” guidata dall’ex presidente Mikheil Saakashvili (al momento in una sorta di esilio in Ucraina) per sovvertire” la società georgiana: “Noi non vogliamo che questo accada. Vogliamo che ciò che accade nel nostro paese sia quello che vuole il nostro popolo”. Secondo Garibashvili, promuovere la parata sarebbe stato da “irresponsabili” e avrebbe potuto causare “disordini” dovuti al fatto che per la maggioranza della popolazione la parata sarebbe “qualcosa di inaccettabile in Georgia”.

Quella del primo ministro non era stata l’unica minaccia rivolta al Pride. Il Patriarcato della Chiesa ortodossa aveva emesso un comunicato di condanna contro l’organizzazione dell’evento: “Il governo deve prendere stabilmente in mano la situazione e agire in nome della pace sociale. Quando un piccolo gruppo sopprime la scelta di una schiacciante maggioranza, questo viola le libertà e i diritti delle altre persone”.  E ancora: “La Chiesa ortodossa è sempre generosa con i peccatori, ma non con i peccati. L’odio e la violenza sono inaccettabili, ma lo è altrettanto essere orgogliosi dei propri peccati e cercare di imporli alle altre persone”. Inoltre, “il Pride avrebbe un impatto negativo sulla psiche dei bambini e violerebbe i loro interessi”.

Era andato persino oltre Levan Vasadze, l’imprenditore che ha fondato il movimento ultranazionalista Eri (Patria). Vasadze, uno dei leader del fronte omobitransfobico in Georgia, il 15 giugno aveva dato un vero e proprio ultimatum alla politica locale: dieci giorni per annullare il Pride e per votare una legge che mettesse al bando la “propaganda della perversione”.

Alessandro Garzi
©2021 Il Grande Colibrì
immagini: Il Grande Colibrì

 

Alessandro Garzi: “Ho sempre avuto un interesse per i diritti civili. Al momento, cerco di capire qualcosa sulle politiche verso le persone LGBTQIA+ nei paesi dell’Europa centrale ed orientale, e di far conoscere cosa sia l’orientamento asessuale e il mondo che lo circonda” > leggi tutti i suoi articoli

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