Sappiamo benissimo che l’attuale situazione pandemica sta causando, e causerà nel prossimo futuro, una quantità enorme di problemi di carattere sanitario, economico e di tenuta sociale nei paesi di tutto il mondo, rischiando di amplificare ancor di più le preesistenti disuguaglianze e disparità economiche, sociali, giuridiche e politiche. Anche prima di questa pandemia, in molte nazioni del mondo abbiamo assistito a moltissimi episodi di discriminazione e in molti casi di vera e propria persecuzione, a mezzo di arresti illeciti, campagne pubbliche di diffamazione lanciate dalle autorità governative, atti di violenza fisica e psicologica nei confronti della comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) e dei sex worker.
Una situazione difficile, dura da sopportare e da accettare in tempi normali, figuriamoci in un momento come questo, in cui queste comunità vengono emarginate ancor di più, stigmatizzate pesantemente dalla società civile e lasciate al loro destino senza la possibilità di accedere alle necessarie cure sanitarie o forme di protezione economica e sociale.
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Il gesto di Madona
Per protestare contro tutto questo, e contro l’inattività e la passività del suo governo di fronte a questa situazione, l’attivista trans georgiana Madona Kiparoidze il 30 aprile scorso si è data fuoco davanti al municipio di Tbilisi, capitale della Georgia, mentre partecipava a una manifestazione organizzata da un gruppo di donne transgender per chiedere allo stato misure di sostegno in una situazione così complicata.
A un certo punto, ha deciso di dare fuoco alla sua giacca, per rendere palese ed evidente a tutti lo stato di disperazione e di dolore che questa vicenda sta generando, lanciando così un segnale forte e deciso alle autorità locali e a quelle di tutto il mondo. Fortunatamente alcuni agenti di polizia sono riusciti a toglierle la giacca incendiata e a salvarla, trasportandola in ospedale, dove sembrerebbe non versare in condizioni critiche.

Situazione disperata
Il paese caucasico, governato con un indirizzo politico marcatamente conservatore, non è nuovo ad atti di violenza e persecuzione nei confronti della comunità LGBTQIA: lo scorso anno la sede del Tbilisi Pride era stata attaccata e sacerdoti ortodossi avevano sfilato in protesta insieme a nazionalisti di estrema destra. A tutto ciò e al profondo stigma sociale a cui vengono sottoposte quotidianamente le persone trans, si aggiunge la mancanza di tutele giuridiche e di un minimo riconoscimento giuridico della loro identità di genere. Vengono allontanate dalle loro famiglie come membri disonorevoli, non hanno la possibilità di competere ad armi pari nel mondo del lavoro e, come accade in molti paesi, sono costrette a prostituirsi per guadagnarsi da vivere.
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Come se non bastasse, le rigide regole di blocco, tra cui il coprifuoco notturno, imposte dal governo georgiano per contrastare la pandemia di COVID-19, impediscono nella maggior parte dei casi alle persone trans di avere delle entrate proprie, lasciandole in una situazione complicatissima da gestire: spesso e volentieri non hanno la possibilità di pagare l’affitto e non possono rientrare nelle famiglie da cui sono state bandite.
Il gesto di Madona, quindi, da un lato riassume e condensa perfettamente la disperazione, la rabbia e lo sconforto in cui sono precipitati molti membri della comunità LGBTQIA, ma dall’altro simboleggia anche la loro determinazione a non arrendersi, a combattere per ottenere assistenza economica e sociale, maggiori diritti, tra cui quello fondamentale di essere accettati dalla società civile nella loro diversità. Sperando e augurandoci che questa pandemia generi per il futuro una maggiore consapevolezza e sensibilità su queste tematiche.
Marco Pisano
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: Il Grande Colibrì / elaborazione da myrockethasnobrakes (CC BY-SA 2.0)


