Dicembre 2009. Durante un’operazione antidroga, la polizia della Georgia, repubblica ex-sovietica del Caucaso, fa irruzione senza mostrare un mandato negli uffici di un’associazione della capitale Tbilisi, la Pondi Ink’luzivis (Fondazione inclusiva). Quando si rendono conto che si tratta di un’organizzazione LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali), gli agenti diventano particolarmente aggressivi: non solo volano insulti e minacce di rivelare l’omosessualità dei presenti alle loro famiglie, ma le donne vengono costrette a spogliarsi, senza che si proceda poi a una perquisizione.
Ottobre 2020. La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), il tribunale internazionale istituito dal Consiglio d’Europa, condanna la Georgia per non aver rispettato gli obblighi dettati dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali: prima la polizia ha avuto un comportamento “volgare e inappropriato“, con trattamenti degradanti motivati solo da omofobia e dal desiderio di umiliare le attiviste arcobaleno, poi la magistratura non ha permesso alle vittime di questa violenza di ottenere giustizia.
È ora di cambiare
Per Philip Leach, direttore dell’associazione britannica European Human Rights Advocacy Centre (Centro europeo di attivismo per i diritti umani; EHRAC), che ha sostenuto l’accusa nel processo, “la sentenza mette in luce i comportamenti discriminatori sistematici all’interno della polizia georgiana“. Keti Bakhtadze, avvocata del Kalta Initsiat’ivebis Mkhardamch’eri Jgupi (Gruppo di sostegno alle iniziative femminili; WISG), spera che la vicenda spinga il governo a innovare le leggi per proteggere le minoranze sessuali, ma soprattutto si augura che le forze dell’ordine vengano sensibilizzate e formate sulle tematiche LGBTQIA.
La polizia georgiana è stata più volte sotto accusa anche perché rifiuta di proteggere le manifestazioni della comunità LGBTQIA, che sono spesso il bersaglio di violente contestazioni da parte di gruppi di estrema destra e della Chiesa ortodossa locale. La situazione sociale per le minoranze sessuali è ulteriormente peggiorata negli ultimi mesi per colpa dell’epidemia da COVID-19, che ha acuito ancora di più l’emarginazione sociale delle minoranze. A maggio di quest’anno il problema aveva raggiunto risonanza internazionale dopo che una donna trans, Madona Kiparoidze, si era data fuoco per protestare contro gli ostacoli posti dalle autorità per l’accesso alle cure sanitarie e agli strumenti di protezione economica.
Pier Cesare Notaro
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