Patto nero in Germania, tra islamofobia e neonazismo

Le notizie di questa settimana:
1. Patto nero in Germania, tra islamofobia e neonazismo
2. Attentati a Ankara, il dito è puntato contro il governo
3. Palestina, Intifada contro Israele e la classe dirigente
4. Arabia Saudita, donne immigrate ridotte in schiavitù
5. Preghiera, un tappeto elettronico per aiutare il fedele

Patto nero in Germania, tra islamofobia e neonazismo
Lunedì 19 ottobre i Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente (Pegida) festeggeranno il loro primo anniversario con una grande manifestazione a Dresda. Il 12 ottobre il movimento ha già fatto sfilare 10mila persona tra slogan razzisti e forche destinate, come spiegavano i cartelli, “a mamma Angela Merkel”, rea di accogliere i rifugiati siriani. Pegida è “sempre più radicale”, si inquieta spiegel.de. Intanto un documentario della TV pubblica ARD denuncia come si sia creata un’alleanza informale, ma sempre più stretta, tra Pegida, il partito euroscettico Alternativa per la Germania (AfD), il neonazista Partito Nazionaldemocratico di Germania (NPD) e altri gruppi di estrema destra.

Attentati a Ankara, il dito è puntato contro il governo
Dopo che due bombe ad Ankara, capitale della Turchia, hanno ucciso 99 persone e ne hanno ferite più di 400, il giornale filo-governativo sabah.com.tr mette le mani avanti: dietro l’attentato non c’è il presidente Recep Tayyip Erdogan e chi lo sostiene vuole solo destabilizzare il paese. Eppure a diffondere tesi complottiste, sono proprio gli ambienti governativi, attribuendo la strage a un’improbabile alleanza tra l’ISIS e i curdi, in realtà acerrimi nemici: è in atto “un pericoloso gioco di potere“, accusa hurriyetdailynews.com, per togliere voti al Partito Democratico del Popolo (HDP), filo-curdo e di sinistra [ilgrandecolibri.com], e garantire a Erdogan il potere assoluto. E comunque, anche se il governo non è direttamente responsabile dell’attentato, si chiede haberturk.com, perché garantisce meno sicurezza alle manifestazioni dell’opposizione rispetto a quelle del partito di maggioranza?

Palestina, Intifada contro Israele e la classe dirigente
La chiave di questa Intifada è la gioventù palestinese” scrive su alhayat.com il noto politico socialista Mustafa Barghuthi, commentando gli scontri in Cisgiordania. “Dopo 22 anni di negoziati improduttivi“, aggiunge il politico, i giovani “reclamano il proprio diritto alla giustizia, alla dignità e all’uguaglianza“. Amira Hass, su haaretz.com, nota come i ragazzi palestinesi si stiano ribellano non solo contro l’oppressione israeliana, ma anche contro i propri dirigenti politici, che non hanno una strategia politica e non offrono prospettive per il futuro. L’idea di dissolvere la classe dirigente palestinese suscita nella popolazione palestinese un misto di desiderio e di paura, scrive la giornalista. Molto più divisi sembrano gli arabi israeliani, come dimostra anche il video degli insulti rivolti in diretta TV dal sindaco arabo di Nazareth, Ali Salam, a Ayman Odeh, rappresentante politico della minoranza araba.

Arabia Saudita, donne immigrate ridotte in schiavitù
L’Arabia Saudita è un paese che sembra aver dimenticato il significato della parola “giustizia”: un uomo britannico di 74 anni, Karl Andree, è stato condannato a 350 frustate per possesso di una bottiglia di vino. I figli hanno lanciato un appello al governo di Londra: loro padre potrebbe non sopravvivere [theguardian.com]. Intanto la donna saudita che ha filmato il marito mentre molestava sessualmente la domestica indonesiana rischia il carcere, perché avrebbe disonorato il consorte. Il video, però, ha fatto il giro del mondo e ha ricordato come nei paesi del Golfo molte donne immigrate da paesi poveri si trovino in una condizione di sostanziale schiavitù, fatta di soprusi, violenze e stupri [thedailybeast.com]. E chi tenta di ribellarsi può fare una brutta fine: un uomo ha tagliato la mano alla domestica indiana che lo aveva denunciato per le torture che le faceva subire [indianexpress.com].

Preghiera, un tappeto elettronico per aiutare il fedele
La preghiera islamica (صلاة‎, salat) è accompagnata da una complessa sequenza di movimenti (ﺭﻛﻌـة‎, raka) che viene ripetuta più volte. A volte il fedele, nel corso della preghiera, dimentica quante serie di movimenti ha già compiuto e per questo deve ripetere tutto dal principio. Ora però un giovane inventore del Daghestan, repubblica della federazione russa che si affaccia sul mar Caspio, ha creato un tappeto elettronico che registra e conta i movimenti di chi ci sta sopra [champress.net].

 

Pier
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