India, l’arte celebra l’amore gay che la legge proibisce

Dove andrà l’India con la vittoria elettorale di Narendra Modi (leader della destra induista) è probabilmente troppo presto per dirlo. Ma di certo, se molte preoccupazioni per le persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) del paese rimangono dopo la sentenza della Corte suprema dello scorso dicembre, che ha ristabilito l’articolo del codice penale sul sesso “contro natura” (ilgrandecolibri.com) e dopo un risultato delle urne che ha punito tutti i partiti che avevano messo nella loro piattaforma programmatica i diritti delle persone omosessuali (ilgrandecolibri.com), alcune cose si possono dire su dove l’India è già arrivata.

Nell’abbracciare il suo lato sessuale, Bollywood non si fa sfuggire di certo quello gay: dopo un primo timido approccio con un bacio gay in “Bombay Talkies” del 2013 (video), sono in produzione due storie d’amore tra persone dello stesso sesso, una al maschile (“Romil e Jugal”) e una al femminile (“Queen”) e saranno decisamente più esplicite perché, dichiara apertamente la produzione di Viacom, “dato che la società si evolve, stiamo pensando ad un cinema che sia all’avanguardia, nuovo ed innovativo” (financialexpress.com).

E accanto ai film blockbuster anche la produzione indipendente si dedica volentieri alle storie LGBT, come dimostra “My son is gay” (Mio figlio è gay), una storia di mancata accettazione da parte di una madre tradizionalista, con toni piuttosto melodrammatici (fundmydream.in).

Ma non c’è solo il cinema: anche la musica affronta il tema e lo fa con una canzone già programmaticamente polemica con il divieto di praticare l’omosessualità: si tratta di “Head held high” (A testa alta), proposta dai Friends of Linger che, appena diffusa su Youtube e Soundcloud, ha fatto registrare picchi d’ascolti immediati e che per combattere i pregiudizi si affida alle parole di uno dei più grandi poeti indiani di sempre,  Rabindranath Tagore, con lo scopo dichiarato di raggiungere obiettivi politici e raccogliere fondi e sostegno per la battaglia dei diritti LGBT (timesofindia.com).

Ad essere incoraggiante è poi il brillante risultato raggiunto dal video in stile Bollywood contro l’omofobia, realizzato dalle Nazioni Unite, che ha collezionato oltre un milione di visitatori divenendo il filmato più visto in assoluto tra quelli proposti dall’organizzazione. Alla presentazione del filmato, il segretario dell’Onu, Ban Ki-moon, aveva espresso il proprio plauso per gli attivisti indiani per i diritti umani, manifestando l’auspicio che il video possa contribuire a portare coscienza degli uguali diritti per milioni di persone (outlookindia.com).

Purtroppo però, a fronte di una schiera di artisti e produttori che si mobilitano (o che, in alcuni casi, semplicemente fiutano l’aria buona) per proporre storie con tematiche egualitarie, la realtà recente parla una lingua diversa: nello scorso giugno infatti sette uomini sono stati arrestati per essere implicati nel ricatto a un medico 52enne, filmato mentre faceva sesso con alcuni di loro. Fin qui niente di male, anzi. Ma quando sono state esplicitate le accuse contro il gruppo di estorsori, accanto al capo d’imputazione per il ricatto (articolo 384 del codice penale) è comparso anche il discusso (ed appena rimesso in vigore) articolo 377, che sanziona il sesso contro natura (bangaloremirror.com).

E’ lecito sperare che quest’imputazione non sia un grazioso omaggio della magistratura nei confronti del nuovo governo, che di sicuro non ha come priorità il riconoscimento dei diritti per le persone LGBT. Altrimenti, al di là del cinema e della musica, si prospettano tempi duri per le persone omosessuali indiane.

 

Michele
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