“Saya Golput” (io non voterò): con questa semplice affermazione, Lini Zurlia è diventata portavoce di una campagna di dissenso nei confronti della classe politica indonesiana.
“Io non voterò”
La giovane attivista ha iniziato questa sua campagna semplicemente pubblicando su Twitter una foto con uno sticker nel quale affermava la sua volontà di non partecipare alle elezioni presidenziali che si stanno tenendo oggi 17 aprile. La ragazza ha dato così inaspettatamente inizio ad un movimento di astensione di massa. “Ho deciso di non votare perché né il presidente attuale né il suo avversario possono difendere né i miei interessi né quelli della mia comunità, la comunità LGBTI” (lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersex): questa è la motivazione che ha spinto Lini Zurlia ad esprimere il suo dissenso attraverso internet.
La ragazza, che su Twitter si definisce un’attivista femminista queer, è un’avvocata di professione e collabora con ASEAN SOGIE Caucus (Gruppo di lavoro su orientamento sessuale e identità ed espressione di genere nell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico), un network di attivisti per i diritti umani. Lini appartiene ad una famiglia molto conservatrice e questo le ha permesso fin da giovane di capire le difficoltà nel sentirsi accettati e nell’esprimere la propria opinione divergente.
Se da un lato la ragazza non si aspettava tutto l’appoggio e il sostegno ottenuto dall’altro è molto contenta che l’hashtag #SayaGolput sia divenuto presto virale. L’obiettivo è di porre fine a un voto condizionato solo dalla logica del “meno peggio”, mandando invece un messaggio chiaro agli attori politici coinvolti: “L’astensione è un’opinione legittima in uno scenario in cui le uniche opzioni disponibili sono candidati che non rappresentano le aspirazioni del popolo”.
Un pensiero condiviso
Ma questa protesta partita dai social ha trovato ben presto l’appoggio di diversi gruppi, non soltanto della comunità LGBTQIA. Infatti altri gruppi minoritari nel paese, soprattutto religiosi, hanno colto la provocazione. Le minoranze religiose del paese continuano a non sentirsi rappresentate o tutelate dai candidati presidenziali e la loro posizione non sembra essere tra le priorità degli attuali candidati alla presidenza. A dimostrazione di questa frustrazione, durante un incontro a gennaio entrambi i candidati si sono rifiutati di discutere le violazioni della libertà religiosa nel paese lasciando così molte domande sospese.
Sebbene il dibattito sull’astensione come strumento lecito di protesta sia ancora aperto nel paese e abbia dato vita ad opinioni diverse circa il movimento, il coraggio di questa ragazza nell’esporsi e nell’affermare chiaramente la sua posizione è in ogni caso fonte di ispirazione. Il movimento del Saya Golput è un richiamo forte e deciso a tutti i rappresentanti politici affinché si ricordino del loro dovere primario: tutelare e rappresentare tutti i cittadini e le cittadine, comprese le minoranze.
Antonella Cariello
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