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Un tempo associavamo la parola “privilegio” all’onore di fare qualcosa. Per esempio, potevamo dire: “Per me sarebbe un privilegio aiutarla”. Oggi indietreggiamo quando questa parola viene diretta verso di noi, perché è usata per descrivere una maggioranza che riceve più di quello che riceve una minoranza. Crescendo, abbiamo imparato a sobbalzare e rabbrividire ogni volta che una persona appartenente a una minoranza ci dice che abbiamo un privilegio, ma perché? E cosa c’entra questo discorso con la comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali)?

Sobbalziamo perché ci sentiamo in colpa o perché rifiutiamo il fatto che alcune persone siano nate con più opportunità di altre. La maggior parte delle persone ritengono che la comunità LGBTQIA non sia privilegiata, perché siamo una minoranza, quella che soffre per la sua sessualità e/o identità di genere. Questo è in gran parte vero, eppure non è tutta la verità. Se sei un uomo gay cisgender e bianco, cresciuto in un ambiente decente in un paese ricco, congratulazioni: sei la persona con più privilegi della comunità. Io ho tutte le caratteristiche appena elencate, tranne il fatto che sono una donna, e per questo vengo subito dopo di te in classifica. Noi siamo le prime due lettere dell’acronimo, siamo le categorie di cui non ci si dimentica mai.

Qualche anno fa, quando ero ancora nuova nella comunità, pensavo di sapere tutto sul mondo queer. Poi ho visto sui social network un breve fumetto di un’artista queer. Raccontava la storia del suo primo Pride da donna di colore bisessuale e musulmana e di come fosse stata super entusiasta di mostrare finalmente il suo vero io. E invece non ha ricevuto l’amore e l’accettazione per cui andiamo tutti al Pride, ma insulti razzisti e bifobici da parte di varie persone bianche omosessuali, sia uomini che donne. Non avendo abbastanza privilegio, agli occhi di queste persone non era la benvenuta al Pride.

Non nascondere i privilegi

Qualche anno fa non sapevo tante cose, e ancora oggi ne so molte, ma ora ho capito che, anche se nell’insieme siamo una minoranza, tra noi ci sono alcune persone che soffrono più di altre e hanno bisogno di essere amate, accettate e sostenute, e invece vengono umiliate e gli si dice che non appartengono a un luogo che è stato creato apposta per le persone diverse. Credo che la lezione più importante da trarre da tutto ciò sia che il privilegio non è una brutta cosa. Dobbiamo smetterla di far finta che non esista e di sobbalzare: dobbiamo usarlo per aiutare chi non ha questa fortuna. Siamo una comunità e questo significa lottare per noi stessi e per gli altri, insieme.

È tempo che i bianchi lottino per le persone di colore, che le persone cisgender sostengano quelle transgender e non binarie, che i gay e le lesbiche sostengano ogni altra sessualità sotto l’arcobaleno. È tempo di usare il nostro privilegio per fare la cosa giusta dentro e fuori questa comunità, è tempo di accettare che qualcuno tra noi ha più opportunità di altri e che abbiamo il potere di cambiare questa situazione, insieme.

Charlotte McNulty per GCN
traduzione di Pier Cesare Notaro
©2019 GCN – Il Grande Colibrì
foto: elaborazione da Pxfuel (CC0)

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