I primi abusi sessuali Sami, un giovane iracheno che oggi ha 21 anni, li subisce a 13 anni: due ragazzi più grandi di lui iniziano a toccarlo dappertutto nei bagni della scuola. Il ragazzino si mette a urlare e accorrono i compagni a salvarlo. Gli assalitori vengono espulsi, ma il preside chiarisce che, se capiterà un altro episodio del genere, farà la stessa fine anche lui. Lui, la vittima.
A 14 anni, dopo la morte di suo padre, Sami lascia la scuola e va a lavorare in un mercato. Dopo qualche mese, il capo lo stringe in un angolo, prova a baciarlo e a mettergli una mano nei pantaloni. D’istinto il ragazzino afferra un boccale di vetro, lo spacca sulla testa dell’uomo e scappa via. Per un anno rimarrà senza lavoro, con tutte le gravi difficoltà che questo comporta per la sua famiglia.
Violenze e scoperte
Sami ha 16 anni quando, mentre il resto della famiglia è fuori casa, viene a trovarlo un cugino più grande che inizia a mostrargli immagini porno sul cellulare, poi all’improvviso lo immobilizza, inizia a colpirlo e poi lo violenta. Sami non lo denuncia (“Se mi fossi lamentato dello stupro, è probabile che la polizia non mi avrebbe visto come una vittima e magari mi avrebbe persino messo in galera“), ma abbandona il villaggio per trasferirsi, con la madre e i fratelli, a Baghdad, rompendo ogni contatto con il resto della famiglia e con i vicini.
Nella capitale irachena il ragazzo fa delle amicizie, ma lo stupro popola gli incubi di tutte le notti e gli rende difficili tutti i giorni. Fugge da ogni legame sentimentale, anche se lo desidererebbe. A un certo punto non ce la fa più a tenersi tutto il dolore dentro e fa una scelta molto rischiosa: racconta ogni cosa ai suoi nuovi amici. La loro reazione non è quella che si sarebbe aspettato: alcuni di loro iniziano a riferire di avere avuto esperienze simili.

Uomini e donne
La storia di Sami e dei suoi amici è purtroppo esemplare in Iraq. Secondo una ricerca condotta da Arab Barometer per la BBC nei paesi arabi, in Iraq e in Tunisia gli uomini affermano di essere stati vittima di abusi sessuali più spesso delle donne. Ma mentre in Tunisia lo scarto tra i due generi è molto ridotto, in Iraq è più significativo: tra gli uomini, il 20% riferisce di essere stato stuprato e il 39% di aver subito abusi verbali a sfondo sessuale, mentre tra le donne queste percentuali scendono rispettivamente al 17% e al 33%.
Sono numeri da prendere con le pinze, perché sicuramente molte persone preferiscono non parlare delle violenze subite, per vergogna o per non rivivere traumi profondi, ma che indicano quanto gli abusi siano diffusi e colpiscano entrambi i generi. Ma, mentre gli uomini riconoscono comunque di aver subito una violenza, per le donne può essere più difficile persino questa presa di consapevolezza, soprattutto se l’aggressore è un parente: in fondo le leggi irachene riconoscono al marito il diritto di picchiare la moglie.
Denunce rarissime
Le denunce sono pochissime. Chi lo fa, si espone alla vendetta del proprio stupratore o dei suoi amici, mentre la polizia non garantisce né protezione né indagini serie. Anzi, a volte gli agenti se la prendono pure con le vittime di violenza sessuale, che non considerano mai del tutto “innocenti”: le donne vengono umiliate, gli uomini derisi.
Tra gli uomini, i più colpiti dalle violenze sessuali sembrano essere quelli omosessuali, quelli considerati tali perché effeminati e quelli trans. Eppure per loro la denuncia è ancora più complicata e rischiosa, spiega Amir Ashour, gay iracheno che in Svezia ha fondato l’associazione IraQueer: “La denuncia può svelare che la vittima è gay, aumentando violenze e discriminazioni“. In realtà l’omofobia colpisce anche gli uomini eterosessuali violentati, che rischiano di essere additati e magari pure condannati come omosessuali. Perché la cultura del “se l’è andata a cercare” e delle giustificazioni per chi abusa sessualmente delle altre persone continua a farla da padrona.
Pier Cesare Notaro
©2019 Il Grande Colibrì
foto: Il Grande Colibrì


