Armi, petrolio e web: a chi fan gola gli affari dell’ISIS?

Estrazione artigianale di petrolio da parte di Daesh

Le notizie di questa settimana:
1. Armi, petrolio e web: a chi fan gola gli affari dell’ISIS?
2. ISIS, di tutto di più: ecco la forza delle contraddizioni
3. Libia, un governo di unità nazionale per arginare l’ISIS
4. Regno Unito, come contrastare l’integralismo islamico?
5. Atei e laici perseguitati in Medio Oriente e Nordafrica

Armi, petrolio e web: a chi fan gola gli affari dell’ISIS?
“Comprano come pazzi, mattina pomeriggio e sera” racconta un trafficante siriano: spesso sono ufficiali governativi o ribelli corrotti a vendere a Daesh (il gruppo terroristico conosciuto come ISIS o Stato islamico) interi carichi di armi e munizioni donati da stati esteri. Un altro trafficante è sarcastico: “Possiamo comprare dal regime, dagli iracheni, dai ribelli. Potremmo persino comprare dagli israeliani, a Daesh non fregherebbe nulla pur di avere le armi” [Financial Times]. I soldi per acquistare armi vengono da diverse fonti, tra cui la vendita di petrolio, questione controversa che ha portato alle stelle la tensione tra Russia e Turchia [Hürriyet]. Non meno controversa, ma molto meno dibattuta, è la questione internet: come denuncia Spiegel, a fornire a Daesh l’accesso satellitare al web sono alcune società europee, tra cui persino Eutelsat, per un quarto proprietà dello stato francese.

ISIS, di tutto di più: ecco la forza delle contraddizioni
“Fulminante, la potenza di Daesh si fonda sul fatto che questo movimento funziona come una grande macchina che trita tutto quello che trova sul proprio cammino per trasformarlo in risorsa. Rifugge alle definizioni perché trae la propria forza in aspirazioni che possono essere anche completamente contraddittorie”: Daesh, ricorda Al-Hayat, riesce a riunire persone di diverse idee politiche, classi sociali e generazioni, presentandosi contemporaneamente come movimento moderno e tradizionalista, panarabo e tribalista, anarchico e fascista… Se Daesh sa trarre profitto dalle proprie contraddizioni, i suoi oppositori sono indeboliti dalle loro rivalità e dai loro interessi contrastanti e spesso nascosti [Al-Modon], come è particolarmente evidente nel caso della Turchia, paese a parole nemico di Daesh, ma che praticamente ne proteggere e favorisce l’azione [The Guardian].

Libia, un governo di unità nazionale per arginare l’ISIS
Con grande sorpresa generale, i due parlamenti rivali della Libia, il Congresso generale nazionale di Tripoli e la Camera dei rappresentanti di Tobruk, si sono accordati per formare un governo di unità nazionale [Libya Herald]. L’accordo nasce anche dalla necessità di fronteggiare Daesh. Il gruppo terroristico, infatti, sta cercando di rafforzare il proprio feudo nella città di Sirte, anche se deve affrontare sempre maggiori difficoltà: le principali forze militari avversarie ora si sono coalizzate e sembrano sempre più probabili dei bombardamenti statunitensi, ma soprattutto Daesh in Libia ha problemi di finanziamento e non è ancora riuscita a stabilire alleanza locali [The Guardian].

Regno Unito, come contrastare l’integralismo islamico?
La città inglese di Luton è spesso considerata il centro del radicalismo integralista islamico nel Regno Unito, ma è anche il teatro di importanti tentativi di contrastare l’integralismo. Le moschee sono in prima linea per mantenere un islam aperto e tollerante, ma lamentano di non avere le autorità pubbliche al proprio fianco. D’altra parte, il programma pubblico contro il radicalismo, basato sulla denuncia anonima di comportamenti sospetti, fatica a conquistare la fiducia dei musulmani [The Guardian].

Atei e laici perseguitati in Medio Oriente e Nordafrica
Il Rapporto sulla libertà di pensiero 2015 [Google Drive] dell’Unione internazionale etico-umanistica (IHEU) denuncia come la repressione contro atei, agnostici, laici e liberi pensatori sia molto dura in tutti i paesi del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale (ma non solo): le accuse di apostasia e blasfemia sono frequenti e hanno spesso conseguenze drammatiche. Tra gli stati peggiori, le due teocrazie nemiche, Arabia Saudita e Iran, ma anche l’Egitto, nonostante il regime del Cairo si definisca laico.

Pier
©2015 Il Grande Colibrì
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