Fino a quanto può reggere un cuore prima di spezzarsi? Quanto è umanamente disposto a sopportare un corpo prima di alzare bandiera bianca e cedere definitivamente le armi? Me lo sono domandato spesso in queste ultime settimane spese a cercare di rimettere ordine nell’immenso caos della mia vita. Giorni e giorni di pianti inconsolabili e di quesiti senza risposta, ore e ore di tormenti inutili e di crudelissime e autoinferte stilettate. Avvertivo la necessità di trovare qualcosa che mi aiutasse a rimettermi in piedi, che mi facesse ritornare la voglia di continuare a vivere, che fosse per me un esempio di forza e resilienza, che potesse fungere da fonte di ispirazione.
Detta in parole semplici, avevo un disperato bisogno di incontrare qualcun@ che mi ispirasse tanto quanto è riuscita a fare Ashley Diamond.
Un inizio difficile
Ashley Diamond è una giovane attivista trans statunitense.  Nata in una grande famiglia di religione battista, fin da piccolissima Diamond aveva compreso e accettato la sua diversitĂ . A soli 6 anni, e con una semplicitĂ disarmante, la piccola Ashley è riuscita a spiegare ad amici e parenti di identificarsi con Jerrica, la protagonista della serie animata “Jem”.
Purtroppo per lei, le reazioni dei suoi interlocutori si sono rivelate fin da subito ben poco entusiaste, e tali sono rimaste anche con il passare degli anni. Poco importava che Ashley avesse bisogno di aiuto e sostegno per affrontare il percorso di transizione: per la sua famiglia e per la stragrande maggioranza de@ suo@ coetane@ la giovanissima Diamond non meritava altro che insulti e prevaricazioni. Gli stessi che la poveretta ha dovuto subire durante la sua lunga detenzione carceraria.
Nessuna protezione
Per Ashley, le porte della prigione si sono spalancate otto anni fa, in seguito a un processo che l’aveva giudicata colpevole di furto con scasso. La pena prevista dal tribunale era di dieci anni, tutti da scontare in un carcere di massima sicurezza riservato agli uomini. Tra le sue pareti, Ashley ha vissuto un vero e proprio inferno fatto di molestie, abusi e violenze da cui nessun@ si è mai premurato di salvarla. Le sue richieste di aiuto e assistenza cadevano sistematicamente nel vuoto. Alle sue accorate proteste i secondini rispondevano invitandola a “proteggersi il culo” e a “prepararsi a combattere”.
L’incolumità di Diamond evidentemente non era affar loro, e così neppure i farmaci che la donna assumeva regolarmente da 17 anni e ai quali non ha più avuto accesso per l’intera durata della sua detenzione. Un’ingiustizia nell’ingiustizia, che ha fatto scattare in Ashley il desiderio di provare a cambiare le cose. Per se stessa e per moltissim@ altr@.
Battaglia di civiltĂ
Era il 2016 quando Diamond ha sporto ufficialmente denuncia contro il Georgia Department of Corrections (Dipartimento di correzione della Georgia; GDC). La sua coraggiosa azione, supportata e sostenuta da alcune associazioni schierate in difesa dei diritti umani, ha portato all’apparenza a risultati concreti. All’apparenza, appunto, perché alla conta dei fatti nulla è davvero cambiato. Se n’è resa conto la stessa Ashley quando, lo scorso 2019, ha visto riaprirsi le porte del carcere. E con esse, anche quelle del suo terribile incubo.
Alla Coastal State Prison, il centro di detenzione maschile della città di Savannah, le violenze per Diamond erano il pane quotidiano. In 12 mesi ha subito più di 14 aggressioni sessuali. Secondo la sua testimonianza, i responsabili degli abusi sarebbero non soltanto gli altri detenuti, ma anche gli ufficiali addetti alla sorveglianza. Questi ultimi sono inoltre accusati di non aver fornito ad Ashley le cure e i farmaci necessari alla sua salute. Una violenza nella violenza che ha portato la donna sull’orlo del suicidio.
A darle la forza di rialzarsi e lottare è stato ancora una volta il desiderio di combattere quella che è a tutti gli effetti una gravissima ingiustizia di stato. Per farlo, Diamond si è affidata nuovamente alla legge e ha recentemente presentato una nuova denuncia contro il GDC.  Il suo sogno è di potersi fare portavoce di una comunità che per molto, troppo tempo ha visto i suoi diritti miseramente e colpevolmente calpestati.
Nicole Zaramella
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazioni da Ashley Diamond / da Matthew Henry (CC0)


