Millen Cyrus è una giovane modella e influencer indonesiana. Seguitissima sui social, Cyrus gode di grande popolarità anche su YouTube, dove posta regolarmente video dedicati alla sua personale esperienza di giovane donna trans. Nei giorni scorsi, però, il nome e la storia di Millen sono balzati agli onori delle cronache per qualcosa che non ha nulla a che vedere con la sua carriera professionale.
È cominciato tutto domenica 21 novembre, quando la polizia ha fatto irruzione in un hotel di Tanjung Priok Port, sottodistretto situato nella zona nord di Giacarta, arrestando Cyrus e l’amico che si trovava con lei. Le accuse mosse nei loro confronti sarebbero collegate al presunto utilizzo di sostanze stupefacenti. Nell’attesa che le indagini facciano il loro corso, per entrambi i fermati si sono spalancate le porte del carcere. E anche Cyrus è finita in una cella destinata agli uomini.
Indignazione
Com’era prevedibile, la notizia ha giustamente scatenato l’indignazione di numerose associazioni schierate in difesa dei diritti umani. La preoccupazione era ovviamente tutta per Millen e per la sua incolumità. Come ha ricordato Andreas Harsono, dell’organizzazione non governativa Human Rights Watch, le donne trans rinchiuse in celle per uomini sono esposte a un gran numero di offese, minacce e violenze fisiche che culminano molto spesso in vere e proprie aggressioni sessuali. Un autentico incubo, che le autorità competenti dovrebbero (anzi: devono) assolutamente premurarsi di evitare.
“Quando una donna trans si ritrova invischiata in un processo penale, io personalmente penso che dovrebbe essere detenuta in una cella per donne – ha sottolineato con forza Anggun Pradesha, attivista per i diritti delle persone trans – Mettere Millen in una cella di detenzione per uomini è un grande errore e un segno dell’insensibilità della polizia nei confronti della diversità di genere”.
“Va tutto bene”
E davvero poca sensibilità e delicatezza hanno dimostrato gli agenti responsabili dell’arresto dell’influencer. Tra loro c’è Ahrie Sonta, capo della polizia di Tanjung Priok Port, che alle proteste degli attivisti ha risposto con un messaggio tanto laconico quanto avvilente. Documenti alla mano, sulla sua carta d’identità Millen risulta essere un uomo. E dal momento che la burocrazia arriva sempre prima del buon senso, tanto è bastato a lui e ai suoi uomini per decidere di trattenere la giovane Cyrus in una cella riservata ai maschi.
Sulla stessa lunghezza d’onda di Sonta si colloca anche Reza Rahandi, agente a capo della narcotici, che in una sua dichiarazione ha tentato invano di calmare gli animi. A suo dire, la cella dove si trovava Millen era assolutamente sicura e senza rischi e anche Cyrus appariva piuttosto tranquilla.
Cambio di marcia
Parole al vento, ovviamente. Parole a cui quasi nessun@ ha mai creduto veramente, forse nemmeno gli stessi poliziotti. Che, forse anche per evitare lo scatenarsi di uno scandalo ancora peggiore, hanno infine scelto di fare un passo indietro e di rivedere le loro posizioni: con grande sollievo di molt@, nei giorni scorsi, prima di andare in un centro per la disintossicazione, la giovane Millen è stata trasferita in una cella speciale. Una notizia davvero fantastica, che però non riesce comunque a cancellare l’indignazione e lo sgomento per questo ennesimo, odiosissimo caso di transfobia.
Nicole Zaramella
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