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Il politichese è una delle armi preferite dagli intolleranti di tutto il mondo: dato che manifestare apertamente il proprio odio non è elegante, eccoli lì tutti intenti a infiocchettare frasette senza senso e senza contenuto per nascondere i loro veri intenti. Prendiamo la proposta di legge che in Indonesia vuole creare uno “sviluppo basato sulla famiglia: si propongono aiuti economici ai nuclei più svantaggiati? No, si chiede che le donne siano considerate “responsabili di svolgere il proprio ruolo individuale in conformità con le norme religiose, l’etica sociale e le leggi prevalenti“. Una formula vaga di per sé, ma che diventa totalmente insensata in uno dei paesi più multireligiosi e multiculturali del mondo: le norme di quale religione bisognerà seguire, l’etica di quale cultura?

Misoginia e omofobia

L’intento, a dirla tutta, è comunque chiarissimo: i cinque parlamentari che hanno depositato il progetto vogliono che le donne siano subordinate ai loro mariti, punto e basta. E, già che c’erano, hanno inserito articoli di legge per condannare la gestazione per altri con 7 anni di carcere e norme per internare chi pratica l’omosessualità e il sadomasochismo, equiparati a “deviazioni sessuali” insieme all’incesto, in centri specializzati nella loro rieducazione. In Indonesia i rapporti tra persone dello stesso sesso sono legali (a parte nella provincia semi-autonoma di Aceh), ma la nuova legge renderebbe obbligatorie le terapie riparative, cioè pratiche di tortura fisica e psicologica che promettono di trasformare tutti in eterosessuali.

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Le reazioni dell’opinione pubblica sul progetto sono state fortunatamente quasi sempre molto negative e la maggior parte della popolazione sembra condividere le parole di Usman Hamid, rappresentante di Amnesty International in Indonesia: “È una proposta di legge patriarcale, che segnerebbe un regresso per l’uguaglianza di genere e la protezione dei diritti delle donne“. Anche sulla persecuzione delle persone omosessuali le voci sono molto critiche e il disegno di legge probabilmente finirà nel nulla come altri depositati anche in un recente passato.

Prove di nuove alleanze?

I firmatari della proposta di legge rappresentano quattro partiti di destra del parlamento indonesiano, tra cui il secondo e il terzo gruppo politico della maggioranza, cioè il laico e anticomunista Partai Golongan Karya (Partito dei gruppi funzionali; Golkar), che ha governato dittatorialmente il paese dal 1971 al 1999, e il Partai Gerakan Indonesia Raya (Partito del movimento della grande Indonesia; Gerindra). A loro si aggiungono due piccoli partiti islamisti all’opposizione, il radicale Partai Keadilan Sejahtera (Partito della giustizia e della prosperità; PKS) e il moderato Partai Amanat Nasional (Partito del mandato nazionale; PAN).

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La sensazione è che la proposta di legge non nasca per essere approvata, ma sia solo una sorta di ballon d’essai dei partiti conservatori e delle organizzazioni islamiste: il testo in parlamento diventa il pretesto per iniziare a collaborare, in vista di eventuali nuove alleanze nella caotica situazione politica indonesiana (oggi la maggioranza riunisce tutti i principali partiti, con orientamenti anche opposti, dopo che si erano fatti campagna elettorale l’uno contro l’altro).

Tolleranza in pericolo

Intanto, anche senza leggi, le discriminazioni diventano sempre più forti: si parte dagli arresti a Padang di persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali) per essere rieducate da psicologi e predicatori e si arriva ai bandi pubblici che escludono le minoranze sessuali, passando per il melodramma del ministro delle comunicazioni e delle tecnologie informatiche che voleva chiudere Instagram per impedire la pubblicazione di un fumetto gay malese (proposto in italiano da Il Grande Colibrì). La tradizionale tolleranza indonesiana scricchiola sempre di più.

Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagine: elaborazione da pxfuel (CC0)

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