“Noi abbiamo bisogno di creare ponti tra di noi, perché i ponti valorizzano le differenze, non le annullano, ma rendono opportunità a tutt’e due le parti coinvolte“. Con queste parole Emanuele Piave, presidente dell’associazione Porrajmos (nome che indicare la persecuzione dei rom e sinti nei campi di concentramento nazisti), ha espresso in un video sulla pagina dell’Unione delle Comunità Romanès in Italia (UCRI) il suo sostegno al disegno di legge presentato da Alessandro Zan (Partito Democratico) contro la discriminazione e la violenza basate su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità.
Ho intervistato Emanuele Piave e Gennaro Spinelli, presidente di UCRI, che condividono la stessa posizione: “Sosteniamo fermamente il DDL Zan perché crediamo che i diritti civili ci vedano tutti coinvolti, nessuno escluso“. Io, ragazzo rom e gay, sono straorgoglioso e felicissimo di queste prese di posizione, che hanno finalmente riempito un vuoto che sentivo: mi sento meno solo e non mi vergogno a dire che ho pianto per l’emozione.
Piave e Spinelli
Gennaro Spinelli, musicista pescarese e presidente di UCRI, si presenta come “un cittadino italiano, con diritti e doveri, di etnia rom“. Ci tiene a precisarlo perché “il mio essere rom, non toglie nulla al mio essere italiano, ma anzi è un valore aggiunto, una ricchezza linguistica e culturale che accresce la mia identità della quale sono orgoglioso e fiero“.
Emanuele Piave, sinto nato e cresciuto a Prato, presidente di Porrajmos, invece, si presenta con queste parole: “Ho un legame forte con il territorio in quanto non mi sento solo sinto, ma anche convintamente pratese. Ho una splendida moglie, una bellissima bambina e un ragazzo di 12 anni convintamente antifascista. Con loro ho tutto quello che mi serve e mi sento in pace con me stesso. Mio nonno è nato in Austria e per fuggire dalle persecuzioni nazi-fasciste si è trasferito in Italia“.

Gennaro Spinelli
Che cosa sono le vostre associazioni e di cosa si occupano?
Spinelli: UCRI (Unione delle Comunità Romanès in Italia) è un’associazione che racchiude più di 50 organizzazioni impegnate nel campo dei diritti umani e lo fa in maniera pragmatica e senz’alcuno scopo di lucro. È formata da diversi gruppi, uniti nella loro diversità grazie a uno scopo comune: i diritti umani e il bene comune. Abbiamo aperto la prima accademia nazionale romanì per insegnare l’arte, la musica, la cultura e la lingua rom a tutti in modo completamente gratuito: l’abbiamo soprannominata “La romanipè 2.0”, la romanipè [stile di vita rom; ndr] per tutti.
Piave: Dopo aver visitato Auschwitz, dove ho lasciato un pezzo di cuore, ho sentito la necessità di fare la mia parte in memoria di ciò che è stato e soprattutto per contrastarlo oggi nelle diverse forme nelle quali si presenta. Purtroppo questo è un mostro che ci segue di continuo: fa parte della natura dell’essere umano risvegliare quella forma di risentimento che ci fa credere migliori e superiori agli altri ed io ho scelto di combatterla partendo da me e dalla mia famiglia.
Perché sostenete il DDL Zan?
Piave: Sono convinto che le vere battaglie, se si vogliono vincere, devono partire dalle nostre case e dal nostro nucleo familiare. Io se esco con gli amici e li sento fare una battuta sessista o omofoba, non sto zitto, ma dico “no“! Questi sono i piccoli passi culturali di cambiamento reale, quelli che partono dalle nostre case e arrivano nelle piazze. Credo sia inutile fare le cose in grande se nel nostro piccolo non riusciamo ad apportare i cambiamenti a noi più vicini. Ci vuole impegno e costanza quotidiana per perseverare la voglia di lottare anche nelle situazioni che ci appaiono più insignificanti, bisogna partire da noi e dalle nostre case.
Quando si tratta di combattere contro la violenza sulle donne, per i diritti LGBTQIA e in generale per i diritti umani, bisogna essere consapevoli che bisogna comprendere tutti. Nella nostra piccola associazione non si trattano tematiche inerenti solo ai rom e sinti, ma si parla di diritti a 360 gradi che comprendono tutte e tutti. Durante la seconda guerra mondiale, quando si attaccava il nemico, la prima cosa che si faceva era distruggere i ponti, sia metaforici che reali, per accerchiare il nemico e lasciarlo solo ed isolato. Oggi è ancora così e sono convinto che è necessario costruire ponti e non muri se vogliamo uscirne tutti vincenti.

Emanuele Piave
Spinelli: Siamo convinti che quando i diritti civili sono in pericolo o mancano, bisogna unirsi per vincere le battaglie comuni. La diversità è una ricchezza e va preservata sempre, senza se e senza ma, per questo bisogna creare un’unione tra le minoranze volta alla pace e all’interazione. Lottare oggi per i diritti della comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) significa lottare per noi stessi e per tutti, perché quando si parla di diritti umani si parla di tutti, nessuno escluso, perché quale sarebbe la differenza o la scelta di lottare per una minoranza piuttosto che l’altra? Nessuna, ecco il perché del nostro sostegno.
Cosa consigliate alle nuove generazioni?
Spinelli: Alle ragazze e ragazzi rom dico di confrontarsi. Se non riuscite a farlo con la famiglia, ci siamo noi di UCRI, ci sono diverse associazioni. Fuori c’è un mondo intero pronto a sostenervi e aiutarvi: non rimanete soli a piangere nella vostra stanza, aprite la porta e troverete moltissime associazioni pronte ad aiutarvi. Guardate fuori, chiedete aiuto e lo troverete. Dalla conoscenza nascono il rispetto e la coesistenza.
Piave: Io non so quale consiglio poter dare, se non quello di sapere che sono pronto a combattere con loro e a condividere la loro sofferenza, che sono aperto al dialogo. La parola “amore”, secondo un’etimologia latina poco utilizzata, della parola “a-mors”, significa senza morte. Se vivi un sentimento così bello, capace di essere senza morte e senza fine, non nasconderti e dimostra al mondo quanto è bello. Ama, ama e ama sempre più. Noi ci siamo, io, la mia associazione, la mia famiglia: condividiamo le vostre battaglie e ci siamo, per dare una mano, per creare ponti e ottenere qualcosa di concreto che vada oltre gli ideali.
Victor-Marie Hugo diceva: “Chi apre una scuola chiude una prigione”. Se impariamo a conoscerci, a lavorare insieme, a collaborare in qualche modo, apriamo una scuola volta a chiudere per sempre la prigione dell’odio. “Chi non ricorda il proprio passato è condannato a ripeterlo“, ha scritto George Santayana.
Ervin Bajrami
©2021 Il Grande Colibrì
immagini: Il Grande Colibrì / ©GennaroSpinelli / ©EmanuelePiave


