La Cina fa coming out, ma i diritti arrivano da Alibaba

coppia gay nella campagna cinese anti-omofobia
Un'immagine della China LGBT Awarness Campaign

L’onda dei diritti gay travolgerà la Cina? Nel paese la tradizione di matrimoni fittizi per nascondere la propria omosessualità [Il Grande Colibrì] tende a rinnovarsi con la combinazione di nozze tra un gay e una lesbica, che, se non riesce magari a dare una prole alle famiglie di provenienza, sistema almeno la situazione dal punto di vista del decoro pubblico. Per conoscersi, in un paese che non offre grande accoglienza per chi mostra la propria diversità, viene utilizzato un sito di incontri omosessuali, con quasi 400mila utenti: China GayLes. Ma oggi le spinte per una “rivoluzione cultural-omosessuale” sono molteplici e vengono anche da uno dei motori della storia che raramente viene sconfitto: l’economia. E se non è certo il primo caso in cui a trainare verso i diritti civili una civiltà si mettono aziende gay-friendly, che questo avvenga in Cina è assolutamente unico ed eccezionale.

Così, se l’iniziativa di coming out e solidarietà promossa attraverso il sito China LGBT Awarness Campaign per ridurre le discriminazioni è importantissima e se è molto bello il cortometraggio “Coming home” sull’accettazione familiare della diversità realizzato dalla PFLAG, che riunisce parenti, famiglie e amici delle persone gay e lesbiche in Cina, la grossa novità arriva da un’azienda di rilevanza mondiale: Alibaba, un ebay moltiplicato per cento che potrebbe presto essere un fornitore abituale per tutto il mercato asiatico (che rappresenta ben più della metà degli abitanti della terra). Pochi mesi fa l’azienda ha avuto un boom spaventoso nel momento in cui veniva quotata a Wall Street, stabilendo richieste record e piazzando praticamente tutte le azioni prima della prima quotazione [Wired].

Non esistendo alcun tipo di diritto all’unione per gli omosessuali cinesi, Alibaba ha offerto in premio, tramite un proprio concorso [Taobao], la possibilità di sposarsi in California per dieci coppie di persone dello stesso sesso. Naturalmente non tutti gli acquirenti hanno avuto piacere di dichiarare la propria diversità in fatto di relazioni affettive e sessuali e questo ha ristretto il campo ai più coraggiosi o a chi vive apertamente la propria condizione [Advertising Age].

Ma anche questo concorso – come già la sempre più diffusa accettazione dell’omosessualità da parte degli studenti universitari, malgrado istituzioni retrograde e reazionarie [Il Grande Colibrì] – fa sperare che le cose cambino e che le associazioni che oggi chiamano le persone a venire allo scoperto e che aiutano le famiglie a comprendere che occorre sostenere i propri figli anche in questo percorso difficile, possano presto ottenere, se non il riconoscimento dei pieni diritti, quantomeno la fine delle persecuzioni: spesso, infatti, l’accusa di omosessualità è usata per screditare i dissidenti [Il Grande Colibrì].

E forse in futuro le persone non verranno più licenziate a causa della diffusione virale di video che le additano come omosessuali, come è successo a Mu Yi, che ora con coraggio cita in giudizio la ditta per cui lavorava, in quella che il suo avvocato Liu Xiaohu considera “la prima causa in Cina per discriminazione in base all’orientamento sessuale” [Shanghaiist]. Perché costumi, tradizioni e leggi possono e devono cambiare. E le discriminazioni non giovano a nessuno. Alibaba l’ha capito, speriamo lo capisca anche tutta la Cina.

 

Michele
©2015 Il Grande Colibrì
Scritto da
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