Libano, un paese sotto shock dopo l’attentato a Beirut

Le notizie di questa settimana:
1. Libano, un paese sotto shock dopo l’attentato a Beirut
2. Egitto, 2 arresti clamorosi contro la libertà di stampa
3. Israele: razzismo, omofobia e odio inondano internet
4. Libia, gli Emirati Arabi Uniti fanno il doppio gioco
5. Afghanistan, la prima donna a dirigere un’orchestra

Libano, un paese sotto shock dopo l’attentato a Beirut
Un doppio attentato kamikaze ha ucciso 41 persone a Beirut, la capitale del Libano. La strage, rivendicata dal gruppo Stato islamico, ha suscitato un’ondata di collera nella popolazione libanese, come racconta lorientlejour.com: “‘Questo dramma unirà i libanesi? Lo spero davvero” pensa ad alta voce un uomo che è cresciuto in questo quartiere e che qui ha frequentato la scuola. Ma per ora non può fare altro che pensare con rabbia e indignazione a chi ha perso la vita in questo inutile attentato“.

Egitto, 2 arresti clamorosi contro la libertà di stampa
L’8 novembre la stampa egiziana è stata scossa da due arresti eccellenti. Il primo a finire in carcere, per essere poi rilasciato due giorni dopo [madamasr.com], è stato il giornalista indipendente Hossam Bhagat, noto per aver dimostrato, per esempio, come le forze di sicurezza liberassero e lasciassero agire impunemente i jihadisti durante il governo dei Fratelli musulmani per generare caos e arrivare poi al colpo di stato. Prima dell’arresto Bhagat aveva pubblicato un articolo [madamasr.com] che se la prendeva con la stampa di regime che non accetta l’ipotesi che l’incidente al volo russo che ha provocato 224 morti sia stato causato da una bomba. Lo stesso giorno è stato arrestato Salah Diyab, fondatore del quotidiano Al-Masry Al-Youm. Eppure, commenta alaraby.co.uk, il giornale è alleato del regime: l’arresto è la prova lampante che il governo non accetta neppure le critiche più mansuete.

Israele: razzismo, omofobia e odio inondano internet
La decisione della Commissione europea di autorizzare i 28 stati dell’UE ad etichettare le merci israeliane prodotte nei territori palestinesi occupati ha suscitato reazioni molto diverse nella stampa israeliana: se per israelhayom.co.il è una dimostrazione di antisemitismo e un premio ai terroristi, haaretz.co.il la giudica la logica conseguenza del fatto che “il mondo non ne può più di Netanyahu e delle sue provocazioni“. Intanto una ricerca ha scoperto che nell’ultimo anno in Israele gli appelli alla violenza fisica sui social network sono aumentati del 300% e più di 10mila internauti non fanno altro che invocare l’uccisione soprattutto di arabi e musulmani, ma anche di gay, esponenti della sinistra, ebrei di pelle nera o appartenenti a minoranze etniche e linguistiche. E intanto negli stadi risuonano i cori di alcuni tifosi ebrei contro altri tifosi ebrei: “Peccato che Hitler non abbia finito il suo lavoro” [maariv.co.il].

Libia, gli Emirati Arabi Uniti fanno il doppio gioco
Come il conflitto in Siria, anche la guerra civile in Libia rappresenta un braccio di ferro a distanza tra potenze regionali: da una parte dietro il governo di Tripoli ci sono Turchia e Qatar, mentre il governo di Tobruk è sostenuto da Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Proprio sugli Emirati si abbatte l’inchiesta di nytimes.com: lo stato del Golfo è accusato di portare avanti un doppio gioco, da una parte armando una delle parti in conflitto, dall’altra proponendo una lucrosa offerta di lavoro a Bernardino León, il diplomatico incaricato dall’ONU di trovare un accordo di pace. A peggiore la posizione degli Emirati, inoltre, è arrivato anche l’arresto a Tripoli di un suo cittadino accusato di spionaggio [libyaherald.com].

Afghanistan, la prima donna a dirigere un’orchestra
A 17 anni Negin Khpolwak è la prima direttrice d’orchestra nella storia dell’Afghanistan. La ragazza frequenta l’Istituto nazionale di musica di Kabul, non senza difficoltà: la musica era vietata durante il regime dei talebani e ancora oggi i concerti possono essere bersaglio di attentati. Inoltre, spesso anche le famiglie si oppongono all’idea che i figli studino musica. Di fronte alle proteste di alcuni parenti, il padre di Negin però è stato irremovibile: “E’ la sua vita: se vuole studiare musica, studierà musica” [bbc.com].

 

Pier
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