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Abbiamo assistito nelle ultime settimane a un dibattito dilagante su quello che molti chiamano “politically correct”, un dibattito molto in voga in Italia e che separa le fazioni come nelle tribune di uno stadio durante una partita di calcio, ma che – ahimè – riguarda temi reali che ci toccano profondamente.

TV spazzatura

Come dimenticare Valeria Fabrizi che commenta una foto definendosi brutta perché “sembro una ne*ra“? È il caso di dirlo: “Che Dio ci aiuti”, per riprendere il titolo della serie TV di cui è protagonista. Poi c’è stata l’uscita “infelice” di Paolo Kessisoglu che, imitando Laura Boldrini su “Striscia la Notizia”, chiama “goliardicamente” il suo colf “ne*ro“. Sempre su “Striscia la Notizia” Michelle Hunzicher e Gerry Scotti fanno l’imitazione dei cinesi usando la “L” al posto della “R” e tirandosi gli occhi con le dita. Infine i due fenomeni pugliesi Pio e Amedeo consigliano di prenderla sul ridere se qualcuno chiama “fr*ci” o “ne*ri“. Mi sono reso conto, guardando testate giornalistiche e programmi televisivi in prima serata, che… Houston, abbiamo un problema!

La satira è sacrosanta e nasce per ridicolizzare il potere, se invece si ride degli oppressi non la si può chiamare satira, ma bullismo” come sostiene una citazione, probabilmente apocrifa, dello scrittore britannico Terence David John Pratchett, meglio conosciuto come Terry Pratchett.

Libertà di opinione?

In Italia siamo ancora alla fase della “concessione” dei diritti civili e ciò che ci separa dalla meta, dopo anni di oppressione da parte di un sistema maschilista, patriarcale e volto al privilegio invece che alla parità, è un’interpretazione bislacca della libertà di opinione. “Il DDL Zan è una legge liberticida”, “Non potremo più chiamarvi fr*ci e ne*ri e pestarvi”, “Non potremo più permetterci di dirvi che siete destinati ai campi di concentramento”, “Non potremo più dire che siete contronatura”, “Non potremo più trattarvi da esseri inferiori, schiavi immeritevoli dei diritti in uno stato di diritto, di tutela in uno stato democratico e di parità in una repubblica“… E la cosa più surreale è che invece potranno continuare a fare tutto questo.

violenza pestaggio piedeLe tribune politico-sociali sono separate tra oppressi e oppressori e questo fatto è diventato di un’importanza tale da smuovere l’intero paese, da portarci a manifestazioni in piazza solo per chiedere tutela e giustizia, oltre alla sacrosanta parità dinanzi alla legge, che le minoranze ancora oggi devono richiedere, manco fosse una concessione (o forse lo è?). Ci hanno sterminato, umiliato, picchiato, ucciso, massacrato, licenziato, buttato fuori casa, sputato e deriso, e vogliono continuare a farlo. Ipocrisia, si chiama “ipocrisia” – e voglio continuare a essere educato nonostante la rabbia che mi fa ribollire il sangue.

In Italia ancora oggi i gruppi emarginati non possono parlare per difendersi pubblicamente, ma devono farsi rappresentare da terzi che, dall’alto della loro vita privilegiata o schiavi di poltrone che li tengono ammanettati a posizioni di potere, sanno cos’è meglio per ognunə di noi, per poi scoprire che non sanno nulla. La tribuna politica è la mia preferita poiché è lo specchio della società nella quale viviamo. È difficile oggi trovare buoni esempi da seguire, valori volti al rispetto, alla condivisione e alla coesistenza, ma è facile, purtroppo, trovare tribune calcistiche di ultrà anche in parlamento, dove a volte la mania di protagonismo di una sola persona condiziona direttamente l’intero paese.

Cosa ci indigna?

Il caso Fedez, che ha usufruito del palco del Primo maggio per difendere dei sacrosanti diritti, si è trasformato in “Ha la terza media”, “È un figlio di papà”, “Pidiota”, “Sinistroide”, “Ha il cappello della Nike” (e non potevamo farci mancare che “Nella giornata del Primo maggio bisogna parlare di lavoro e non di altro”). Come se le disgrazie delle morti sul lavoro o ciò che ci circonda diventassero un problema da affrontare solo il Primo maggio, per poi dimenticarli nel cassetto istituzionale tutti gli altri giorni dell’anno. Così come le priorità parlamentari, riportate dallo stesso Fedez in diretta RAI.

Oggi non ci indigniamo per le offese pubbliche, le fake news e le oppressioni verso le minoranze, anzi ci dicono che essere minoranza va di moda ed è colpa delle stesse minoranze se il paese non progredisce o è fermo in uno status quo medioevale, se esiste la povertà e se ci colpisce la pandemia.

hate speech omofobia transfobiaLibera violenza

La cosa buffa in questo stadio italiano è che esistono cori che cantano le stesse buffonate che – ahimè – escono dalle sedi istituzionali e si riversano non solo in forma scritta sui social, ma anche a livello pratico, perché dopo anni di persecuzioni, di umiliazioni, di uccisioni e barbarie, nel 2021 insultare e denigrare una minoranza la chiamiamo “libertà d’opinione“, anche se la manifestano con comportamenti che richiamano i peggiori dittatori della storia.

Purtroppo negli stadi non sono disponibili microfoni o megafoni per noi comuni mortali e minoranze che ancora dobbiamo sottostare in uno status di persone di serie B e farci umiliare, insultare e deridere pubblicamente. E va ancora meglio se ci picchiano o ci uccidono: si tratta di libertà di opinione in effetti, no?

Qualche giorno fa sul profilo Facebook di un ragazzo lessi una frase che mi colpì molto: “Ma ringraziate che le minoranze vogliono la parità e non la vendetta”. È una frase molto significativa perché ci fa capire che chi è statə oppressə sa cosa si prova e mai si sognerebbe di avere dei privilegi, ma vorrebbe semplicemente che ci fosse la parità per un paese più civile, democratico e colorato.

Ervin Bajrami
©2021 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazione da Circe Denyer (CC0) / Il Grande Colibrì / Il Grande Colibrì

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