Nozze civili e diritti gay: la battaglia dei laici in Israele

Nel 2012 era stato un disastro: solo 11 parlamentari su 120 (il 9%) avevano votato a favore dell’introduzione del matrimonio civile etero e omosessuale in Israele (ilgrandecolibri.com). La battaglia, però, continua. Nello stato mediorientale, infatti, si possono celebrare solo nozze religiose (ebraiche ortodosse, cristiane e musulmane) eterosessuali tra persone della stessa confessione: questa situazione lede il diritto al matrimonio degli omosessuali, degli ebrei non ortodossi, delle coppie con fedi differenti o non credenti, di chi semplicemente vuole formare una famiglia senza passare davanti a rabbini, preti e imam. Occorre precisare che da anni Israele permette alle coppie conviventi di registrarsi ufficialmente per ottenere quasi gli stessi diritti delle coppie sposate e che i matrimoni civili e “religiosamente misti” celebrati all’estero vengono riconosciuti dalle autorità israeliane.

La situazione, in ogni caso, non soddisfa la società civile israeliana: troppi cittadini non sono uguali davanti alla legge e devono ricorrere a “sotterfugi” umilianti imposti dalla grande forza delle organizzazioni religiose. Per fortuna gli attivisti laici non si arrendono e hanno un potente alleato anche all’interno del governo: è la ministra della Giustizia Tzipi Livni (nella foto), esponente liberale di centro-sinistra da sempre agguerrita sui temi della laicità. La ministra ha lanciato proprio in questi giorni una grande offensiva politica e mediatica a favore dei diritti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), facendo approvare alla Commissione ministeriale per la legislazione un emendamento alla legge sull’eredità che estende questo diritto anche alle coppie omosessuali (jpost.com).

Ma il dibattito si è scatenato soprattutto sul matrimonio simbolico che la ministra ha celebrato tra due uomini: “Nessun potere al mondo può porre il proprio veto sull’amore o ostacolare una coppia innamorata che vuole vivere insieme” ha detto Livni, aggiungendo che “il governo non può dare o negare il permesso di amarsi” (jpost.com). La ministra ha attaccato anche Yaakov Ariel, uno dei rabbini più potenti, perché ha risposto per iscritto ad un fedele che non sarebbe religiosamente permesso affittare un appartamento ad una coppia di lesbiche. Questi consigli sono stati giudicati “sbagliati dal punto di vista morale e sociale” da Livni, che ha anche promesso nuove norme contro le discriminazioni nelle locazioni immobiliari (timesofisrael.com).

Al di là delle battaglie di Tzipi Livni, Israele riserva qualche altra buona notizia per le persone LGBT: mentre per i transessuali è stato semplificato l’iter ed è stata abbassata l’età per accedere alla rettificazione chirurgica del sesso (ilgrandecolibri.com), il parlamento sarà presto chiamato a votare una proposta di legge che dovrebbe estendere il diritto ad usufruire della maternità surrogata (volgarmente e imprecisamente nota come “utero in affitto”) anche alle coppie omosessuali e ai single (timesofisrael.com).

Purtroppo, però, neppure Israele è un paradiso per le persone LGBT (lasciando da parte, per un momento, le altre minoranze ed i palestinesi). I motivi di preoccupazione sono più di uno, come ad esempio il forte aumento della diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili nella popolazione omosessuale maschile: secondo un’indagine della Israel AIDS Task Force, nonostante il fatto che circa un decimo dei gay israeliani sia HIV-positivo, quasi la metà usa il preservativo solo a volte, soprattutto a causa del consumo di alcol e di droghe (haaretz.com).

Ma molti attivisti israeliani sono molto inquieti soprattutto per le ultime mosse geopolitiche del governo: Israele sta stringendo legami sempre più forti con l’Uganda e con la Russia, i due stati che sono i principali paladini dell’omofobia nel continente africano e in quello euroasiatico. Queste nuove alleanze evidentemente non sono motivate dall’odio anti-gay, ma hanno comunque pesanti effetti sui diritti degli omosessuali e dei transessuali nel mondo: ad esempio, Israele è stato uno dei pochissimi stati occidentali a non condannare le leggi anti-omosessualità di Kampala (ilgrandecolibri.com).

Un terzo motivo di preoccupazione è la divisione sempre molto forte all’interno del paese tra la parte laica della popolazione e quella religiosa integralista: sebbene la prima sia nettamente maggioritaria, la seconda, rappresentata politicamente in modo sproporzionatamente alto, riesce troppo spesso a dettar legge e a porre il proprio veto a processi di laicizzazione che altrimenti sarebbero molto più semplici e veloci. La cappa asfissiante dell’integralismo religioso si riflette nella doppia vita di molti ebrei ultraortodossi gay: secondo l’associazione Hod, più di due terzi di loro si sono sposati con una donna per le pressioni della comunità religiosa, ma quasi metà di questi continua ad avere regolarmente incontri sessuali con altri uomini, con pesanti effetti psicologici (ynetnews.com).

Ad aggravare la situazione è anche la presenza di tanti “atei devoti“, che attaccano ad alzo zero chi combatte le derive confessionaliste. Ecco un esempio: per aver condiviso il messaggio che “la società civile israeliana chiede che lo stato permetta di celebrare i matrimoni civili, tra persone di religione differente, tra persone dello stesso sesso“, più di uno mi ha accusato di essere antisemita e di portare avanti una “campagna menzognera e denigratoria” che “vuole eliminare Israele” con l’evidente obiettivo di “fomentare l’odio e il disprezzo, disseminare il falso e instillare l’ostilità“. L’invito era a tacere di Israele e ad occuparmi invece della situazione nei paesi confinanti, sulla quale “preferisci tacere“. Come esempi mi sono state proposte anche alcune notizie… copia-incollate da miei articoli!

Le accuse che queste persone lanciano pubblicamente o privatamente (ma comunque in modo sempre più frequente e chiassoso) a qualsiasi persona osi muovere una critica costruttiva allo status quo israeliano non solo danneggiano le battaglie per la laicità e per i diritti umani di tante associazioni e di innumerevoli attivisti israeliani, ma anche riducono l’odio antisemita a barzelletta isterica proprio nel momento in cui questo gravissimo problema sta lievitando spettacolarmente in tutta Europa, come hanno dimostrato anche le recenti elezioni per l’Europarlamento con l’affermazione di numerosi partiti di estrema destra. C’è da augurarsi che chi davvero difende i diritti di tutti serri le fila e che nessuno ceda alle intimidazioni rifugiandosi nella tentazione della ripicca, del pregiudizio, dell’autocensura.

 

Pier
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1 commento

  • Il mondo è omofobo!!! Del resto che dobbiamo dire dell'Italia ipocrita e baciapile? Da noi tutti sembrano estremamente aperti, liberali ed antiomofobi, però in realtà come spieghiamo gli attacchi quotidiani ai gay? Siamo anche noi solo sepolcri imbiancati!!! La strada per una vera e dovuta accettazione degli Omo come parte di una Normalità negata è lunga!

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